Dal negativo alla stampa. Dalla stampa alla cenere

Negli ultimi tempi, con una frequenza sempre maggiore, è stata portata all’attenzione la necessità di stampare le fotografie che abbondano nei supporti di archiviazione digitale.

Dovendo paragonare la platea di fotografi, non equamente divisa tra chi utilizzava la pellicola e chi utilizza il digitale, c’è da dire che la fotografia analogica costringeva a un numero limitato di pose e soprattutto a stampare, Vivian Maier, ad esempio, è diventata famosa dopo la sua morte, non di certo per le sue stampe, ma per un numero non indifferente di negativi ritrovati.

Nella fotografia digitale, al contrario, la posa viene catturata dal sensore, ma contemporaneamente viene di fatto archiviata su un supporto di memoria.

La memoria non è più una questione di tempo, ma di spazio, sempre più capiente, tanto da permettere di registrare ogni cosa, affidando al poi il processo di selezione e sviluppo e quindi stampa. Purtroppo, la facilità di memorizzazione ha prodotto, quasi come naturale conseguenza, un atteggiamento apatico nello sviluppare e stampare le fotografie scattate.

La camera oscura, in fondo, con un processo lento, scopriva la posa, la portava alla luce; con la camera chiara la luce è già presente, c’è poco da scoprire e d’altra parte gli infiniti istanti, fermati tutti, senza una scelta, hanno reso la stampa, superflua. Si potrebbe continuare a sollecitare le persone a stampare le proprie fotografie, con quella retorica dai toni di chi preannuncia, in un futuro abbastanza vicino, una estinzione di massa; magari si potrebbe istruirle a elaborare prima i raw, certamente è necessario avvertirle anche dei pericoli dei cambiamenti climatici.

La storia di Manfred Heiting a tal proposito è singolare.

Editor di pubblicazioni fotografiche, un tempo direttore della comunicazione alla Polaroid, è soprattutto collezionista di libri fotografici. Alla fine del 2018 la sua intera collezione è andata in fumo nel devastante incendio che ha coinvolto la California. Incendio, le cui dimensioni, gli esperti associano agli effetti del surriscaldamento terrestre.

Come ha riportato il British Journal of Photography, il 21 novembre 2018, la collezione di fotolibri di Heiting, 36000 circa, era una delle più complete al mondo e abbracciava un periodo temporale che andava dalla fine dell’ottocento agli anni 80 del novecento. Aveva infatti una copia dei libri fotografici apparsi in Europa, Stati Uniti, Unione Sovietica, Giappone e il 1980, come limite temporale, era dovuto alle modalità di stampa dei libri, da quel momento realizzati tutti con lo stesso schema. Il libro fotografico per Heiting rappresenta, insieme alle riviste, le pubblicità, le pubblicazioni aziendali; un modo per conoscere il secolo passato.

Quello che rimane sono delle pubblicazioni, in forma di compendio rispetto a quello che aveva collezionato, che riguardano una il periodo Russo, una quello Giapponese e infine una sulle riviste ceche. Di tutto il resto, cenere.

https://www.nationalgeographic.com/environment/2018/11/climate-change-california-wildfire/

https://www.bjp-online.com/2018/11/heiting-collection-destroyed/

 

Federico Emmi

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