Michelangelo Antonioni e Luigi Ghirri non si sono mai incontrati. Non esistono neppure testimonianze dirette che permettano di stabilire se conoscessero il lavoro l’uno dell’altro. Eppure, osservando le loro immagini, le affinità emergono con una naturalezza tale da far pensare a un dialogo che aspettava di essere scoperto.
A renderlo visibile è Il monte analogo. Michelangelo Antonioni e Luigi Ghirri, la mostra curata da Frederic Montornés e ospitata fino al 1 novembre 2026 allo Spazio Antonioni di Ferrara. Il progetto parte dall’accostamento tra le Montagne incantate realizzate da Michelangelo Antonioni e alcune fotografie scattate da Luigi Ghirri negli anni Settanta. Due ricerche nate in ambiti diversi, quello pittorico e cinematografico da una parte e quello fotografico dall’altra, che arrivano però a interrogarsi sulle stesse cose: che cosa vediamo realmente quando guardiamo un paesaggio e quanto di ciò che vediamo appartiene invece alla memoria, all’immaginazione e al nostro modo di percepirlo.
La storia delle Montagne incantate comincia quasi per caso. Da giovane, il regista ferrarese aveva dipinto un ritratto che, non soddisfatto del risultato, decise di fare a pezzi. Guardando i frammenti sparsi sul tavolo, si accorse che dalla loro sovrapposizione sembrava affiorare qualcosa. Prese una lente di ingrandimento e vi riconobbe il profilo di una montagna irreale. Da quel momento iniziò a creare piccole composizioni su carta utilizzando collage, acquerello e tempera, alcune per il semplice piacere di dipingere, altre per studiare accostamenti cromatici da riprendere nei suoi film. Alla fine degli anni Settanta fotografò e ingrandì quelle piccole opere, trasformando le fibre della carta, le forme e i colori in paesaggi che sembravano montagne lontane.
Qui il suo lavoro si avvicina a quello di Luigi Ghirri. Nella serie Atlante, infatti, il fotografo reggiano ingrandisce porzioni di carte geografiche fino a trasformare linee, colori e segni convenzionali in immagini che possono ricordare territori osservati dall’alto. Come nota il curatore, entrambi finiscono così per visitare luoghi senza mai lasciare il proprio studio.
L’accostamento tra i due autori non nasce però soltanto da una somiglianza formale. Frederic Montornés ha costruito la mostra partendo dalle opere di Michelangelo Antonioni disponibili per l’esposizione e scegliendo quelle che gli sembravano capaci di restituire emozioni diverse, dalla calma assoluta a una forma di agitazione più intensa. La selezione delle fotografie di Luigi Ghirri, invece, è avvenuta in un secondo momento, cercando immagini che potessero avvicinarsi alle Montagne incantate sul piano cromatico, concettuale e, come precisa lo stesso curatore, umano.

Nelle fotografie scelte non compaiono persone. I colori seguono una tavolozza coerente e il paesaggio ritorna attraverso prospettive e proporzioni sempre diverse. A tenere insieme le opere è anche il gioco di scala, così presente nel lavoro di entrambi da rendere difficile capire, a un primo sguardo, a chi appartenga un’immagine.
L’allestimento diventa parte del racconto. I due autori non vengono presentati in percorsi distinti, ma messi continuamente in relazione, sebbene l’intento curatoriale non cerchi di dimostrare che seguissero consapevolmente una stessa direzione. Del resto, non si incontrarono mai, è piuttosto il loro modo di guardare a farli apparire vicini.
Il titolo scelto per la mostra, Il monte analogo, si riferisce al romanzo incompiuto di René Daumal, pubblicato nel 1952, che racconta il viaggio di otto persone alla ricerca di una montagna misteriosa e inaccessibile. Non sanno dove si trovi né se riusciranno davvero a raggiungerla, ma ne sono attratte al punto da mettersi comunque in cammino.
Il riferimento al libro non stabilisce un legame diretto con il lavoro dei due artisti. Per Frederic Montornés è piuttosto un modo per raccontare l’esperienza proposta dalla mostra: un viaggio senza un inizio né una fine precisi, attraverso l’idea di una montagna collocata a metà strada tra realtà e finzione.

Il romanzo di René Daumal rimase incompiuto. Allo stesso modo, osserva il curatore, le opere di Michelangelo Antonioni e Luigi Ghirri sembrano rimanere “in attesa che qualcuno le completi”.
Per ulteriori informazioni:
Spazio Antonioni
Corso Porta Mare 5, Ferrara
Tel. 0532 244949
museiferrara.it
Prenotazioni:
comune.ferrara.it/prenotazionemusei
Silvia Donà