A Bolzano, Jana Kasalová oltre il confine tra umano e animale

Dal 2 al 23 ottobre 2026 il Centro Culturale Claudio Trevi di Bolzano ospita L’animale che dunque sono, mostra personale dell’artista ceca Jana Kasalová, curata da Miroslava Hájek e prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster. Il progetto fa parte della Bolzano Art Weeks 2026 e degli appuntamenti organizzati per celebrare i vent’anni di attività dell’associazione Studio Openspace / Spazio5 Contemporary Cluster.

L’esposizione presenta opere fotografiche e performative nate da una ricerca che Jana Kasalová porta avanti dal 2007 attorno al concetto di animalità e al rapporto tra essere umano e animale. Al centro del lavoro c’è il corpo, presenza fisica ma anche luogo di metamorfosi e conoscenza, attraverso il quale la separazione tra umano e animale perde la sua apparente certezza. L’artista porta così a chiedersi come l’essere umano abbia costruito la propria identità prendendo le distanze da ciò che considera altro da sé.

Le stanze che fanno da sfondo alle fotografie sono popolate da pelli distese sulle pareti, trofei, crani e animali imbalsamati. Elementi che rimandano al possesso, alla classificazione e alla conservazione, ma che non funzionano come semplici scenografie. In una delle immagini, una figura umana compare tra decine di cani tassidermizzati, rendendo incerta la distinzione tra chi guarda e chi viene guardato, tra soggetto e reperto. In mezzo a questi animali, il corpo umano perde la posizione privilegiata dell’osservatore. Nudo e vulnerabile, appare a sua volta esposto, quasi parte della stessa collezione.

Altrove il volto scompare dietro una testa animale. In altre immagini è la postura a suggerire una trasformazione: il corpo si stende a terra, si accovaccia o si avvicina agli animali. La vicinanza, però, non cancella la distanza. Non c’è, in queste scene, l’idea di un ritorno pacificato alla natura. Il rapporto resta segnato anche dalla violenza e dal desiderio umano di dominare ciò che viene definito come altro.

Il titolo della mostra rimanda al pensiero di Jacques Derrida e al suo L’animale che dunque sono, testo nel quale il filosofo parte dall’esperienza di essere osservato dal proprio gatto. Quello sguardo capovolge la prospettiva abituale: l’animale non è più soltanto l’oggetto dell’osservazione umana, ma un essere capace di ricambiare lo sguardo e ricordarci che anche noi siamo corpi osservati.

Nell’opera di Jana Kasalová l’animale non è una presenza subordinata, né una categoria uniforme opposta all’umano. Diventa piuttosto il punto dal quale ripensare la costruzione della nostra identità e le gerarchie che regolano il rapporto con le altre forme di vita.

Nata nel 1974 a Turnov, Jana Kasalová ha studiato pittura alla Facoltà di Belle Arti di Brno e ha poi proseguito la propria formazione all’Universidad Complutense di Madrid. Ha vissuto e lavorato a Londra, Parigi e New York e dal 2005 ha il proprio atelier a Praga. La sua pratica comprende disegno, pittura, fotografia, video e installazioni audiovisive. Nella sua ricerca confluiscono interessi per la filosofia, la cosmologia e la spiritualità. Da tempo lavora sul paesaggio e sulla cartografia, sulle tracce lasciate dal corpo nello spazio e sulle possibilità di trasformazione tra umano e animale.

Il lavoro di Jana Kasalová non propone quindi una nuova definizione dell’animalità. Lascia piuttosto aperta una domanda: quanto il nostro modo di guardare gli animali continua, ancora oggi, a determinare il modo in cui pensiamo noi stessi?

Per maggiori informazioni:
Centro Trevi 
Via dei Cappuccini 28 – Bolzano
https://cultura-italiana.provincia.bz.it/it/trevilab/home

Spazio5 Contemporary Cluster 
studio.openspace@gmail.com – www.spazio5.net

Silvia Donà

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