Al Mudec di Milano la mostra “Tina Modotti. Donne, Messico e libertà”

Nell’ambito del palinsesto “I talenti delle donne”, dedicato dal Comune di Milano alla creatività femminile, il primo Maggio scorso si è finalmente aperta presso il Mudec la mostra “Donne, Messico e Libertà” dedicata alla fotografa Tina Modotti e rinviata da più di un anno a causa della pandemia in corso.

Grazie al rigoroso lavoro della curatrice Biba Giacchetti, cui ha collaborato il Comitato Tina Modotti di Udine, è possibile ammirare un centinaio di fotografie che, insieme a documenti e lettere, ci raccontano la passione artistica e civile di una donna straordinaria. 

Non è un’operazione di poco conto quella che è riuscita a portare a segno la curatrice; la produzione fotografica di Tina Modotti non è corposa, poiché ha coinvolto solo sette anni della sua vita, e le sue opere erano infatti disperse in un gran numero di collezioni private, musei, gallerie ed istituzioni. 

La retrospettiva al Mudec diventa perciò un’occasione assolutamente ghiotta ed imperdibile per chi ancora non conosce questa artista, ma anche per chi la ama. Ci sentiamo per questo di consigliarvela caldamente, ma con un’importante avvertenza: prima di recarvi a questa mostra, informatevi sulla storia di Tina e del periodo nel quale era inserita. Si tratta di una buona abitudine per qualsiasi retrospettiva o mostra, ma nel suo caso, proprio per la sua personalità, per l’impegno, la serietà, il totale coinvolgimento verso ciò cui il suo sguardo e la sua fotocamera si posavano, è doveroso. 

La sua è una storia molto articolata e per quanto pregevoli le didascalie ed i pannelli esplicativi accanto alle fotografie, la mostra è davvero apprezzabile fino in fondo solo se si conosce il contesto storico. 

Per questo vi riproponiamo con piacere la lettura di un articolo su Tina Modotti sul nostro Magazine e nello stesso tempo, se credete, vi suggeriamo di abbinare all’acquisto del biglietto anche quello del catalogo edito da 24 ore Cultura, dove i testi di Biba Giacchetti, Paolo Ferrari e Claudio Natoli vi aiuteranno ad inquadrare questo straordinario personaggio.

La mostra si apre con un ritratto di Tina Modotti ad opera di un fotografo sconosciuto; un’immagine iconica dell’artista che ci guarda bellissima e magnetica ed il cui sguardo incontreremo spesso attraverso le fotografie che gli fece Edward Weston, mentore e compagno di vita per un periodo (quello “messicano”), e non solo. La retrospettiva, infatti, proprio grazie ai ritratti a Tina, ha anche il pregio di deliziare il visitatore con opere fotografiche di Weston, John Hagemeyer, Walter Fredrick Seely fino ad una litografia di Renato Guttuso realizzata nel 1973 ed ispirata ad una fotografia di Tina.

Alcuni ritratti della Modotti sono celeberrimi ed è decisamente emozionante osservarli dal vero in mostra. Tra tutti, tuttavia, forse ci ha colpiti di più quello del 1929 ad opera di un fotografo sconosciuto e che la curatrice ha sapientemente deciso di affiancare ad una fotografia che Tina ha realizzato e che ritrae il viso dell’ormai deceduto Julio Antonio Mella, rivoluzionario cubano, suo compagno all’epoca, assassinato mentre passeggiavano insieme.

A sinistra la foto scattata da Tina Modotti a Juan Antonio Mella, ormai deceduto e a destra la foto a Tina Modotti (fotografo sconosciuto) dopo l’assassinio di Mella, 1929 – Dalla mostra “Tina Modotti. Donne, Messico e libertà” presso il Mudec, Milano

Nel 1929 la vita di Tina aveva già subito un cambio; terminata la storia con il fotografo Edward Weston, la donna intensifica il suo impegno politico, e la sua fotografia  cambia direzione: alla ricerca rigorosa del bello nelle sue nature morte come le rose, le calle, i bicchieri, che sono in mostra al Mudec, Tina comincia ad abbinare anche un messaggio sociale e politico; ecco allora apparire nei suoi still life i simboli del lavoro e della lotta per la libertà: chitarra, falce e cartuccera, o falce e martello, oppure ancora pannocchia, chitarra e cartuccera (immagini del 1927); ecco i dettagli delle mani dei lavoratori, o la macchina da scrivere di Mella; ecco le immagini dei contadini, dei lavoratori messicani o la celeberrima foto della Donna con bandiera, o ancora la bellissima sezione dedicata alle donne e ai bambini messicani; tutte immagini che ritroverete al Mudec.

Le nature morte ideogrammatiche di Tina Modotti, dalla mostra “Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà” presso il Mudec, Milano

È proprio nello sguardo di Tina ritratta appena dopo la morte di Mella e di cui vi parlavamo sopra, che ci pare di scorgere annunciato il grande cambiamento che l’artista opererà in questo travagliato momento della sua vita, in cui viene accusata dell’assassinio del compagno ed espulsa dal Messico: la rinuncia alla fotografia per sposare completamente l’impegno politico. 

Partita dal Messico Tina approderà inizialmente a Berlino, dove proverà a riprendere a fotografare e la curatrice non manca di darcene testimonianza con due fotografie fatte a Berlino del 1930 (“Giovani esploratori” e “Al giardino zoologico”); ma sarà proprio in Germania che Tina decide definitivamente di abbandonare la fotografia.

Dopo queste due immagini, infatti, la mostra non ne proporrà ulteriori se non quella molto significativa di Vittorio Vidali, suo ultimo compagno di vita e militante come lei, sul ponte di una nave tra le tante che i due hanno utilizzato nei loro spostamenti al servizio del Partito Comunista. 

La mostra, la cui chiusura è stata prorogata sino al 7 Novembre 2021, ha il pregio di aver ricostruito con cura questo percorso artistico della Modotti, dagli esordi accanto a Weston sino alla fotografia sociale che la caratterizza nell’ultimo periodo di produzione.

Intervallando immagini realizzate dall’artista, con altre fotografie che ne raccontano la vita, il percorso della retrospettiva ha colto quanto sia importante anche la narrazione della vita della Modotti per interpretare le sue opere e comprenderne la portata.  

Una chicca, a questo proposito, è la teca che accoglie fotografie che provengono dall’album di famiglia della sorella Jolanda o i ritratti che Angelo Masutti le fece in Russia, o Tina sulle scene del film “The tiger’s Coat” quando appena arrivata in America lavorava come attrice per arrotondare il suo salario; o ancora la foto dove posa di fianco alle sue fotografie in mostra nella Biblioteca dell’Universidad Nacional Autònoma de México di Città del Messico o che la ritrae sorridente insieme al pittore Robo, il suo primo amore californiano, intenta a cucire un abito. Sono rare le immagini di Tina che sorride, perché Tina è donna che non ha mai voltato le spalle al dolore, neppure per l’arte.

La bacheca contenente foto dall’album della famiglia Modotti – dalla mostra “Tina Modotti. Donne, Messico e libertà” presso il Mudec, Milano
Stralcio di una lettera di Tina Modotti a Edward Weston – Dalla mostra “Tina Modotti. Donne, Messico e libertà”, presso il Mudec, Milano

Luisa Raimondi

La mostra al Mudec è visitabile fino al 7 Novembre 2021, in condizioni di rispetto del protocollo anti-Covid; consigliabile la prenotazione in settimana, obbligatoria nei fine settimana.

Tina Modotti, la fotografa impegnata a vivere; l’articolo proposto dal nostro Magazine

Un’intervista a Biba Giacchetti, sempre sul nostro Magazine; ed una puntata del nostro Podcast in cui chiacchieriamo con Biba Giacchetti. 

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