Frank Stefanko, fotografo di sogni e speranza

«È lui che mi ha fatto vedere le persone di cui parlavo nelle mie canzoni. È stato lui a farmi capire che ero ancora uno di loro». È con queste parole che termina l’introduzione del libro “Giorni di sogni e di speranza” e a scriverle è Bruce Springsteen. Sta parlando di Frank Stefanko, il fotografo del New Jersey che ci ha regalato i magnifici ritratti del cantautore apparsi sulle copertine dei suoi album “Darkness on the Edge of Town” e ”The River” e che lo ha fotograficamente seguito lungo tutta la sua carriera, attraverso una consolidata collaborazione professionale ed una sincera amicizia.

Non solo, Stefanko è noto anche per i ritratti alla poetessa del Rock, Patti Smith, sua compagna all’università, e per aver seguito la scena musicale del New Jersey e dell’underground di New York.

Conosciuto a tutti gli appassionati di rock, Frank Stefanko ha in realtà dedicato l’intera vita alla fotografia; da tempo è infatti dedito anche alle immagini di paesaggio ed al recupero di tutta la sua vasta produzione di una vita.

Lo abbiamo raggiunto per chiederci di parlarci della sua fotografia.

Vuoi raccontaci in poche righe la tua personale storia con la fotografia? Quando hai iniziato e che posto occupa nella tua vita attuale.

La fotografia ha sempre fatto parte della mia vita. Ho iniziato a fotografare all’età di 8 anni con una vecchia macchina fotografica regalatami da mio padre.

Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e quali ti ispirano oggi?

Sono sempre stato ispirato dai vecchi maestri: Alfred Steiglitz, Edward Steichen, William Penn, Brassai, Newton, e Arbus.

Per quale ragione hai deciso di non diventare fotografo professionista, ma di continuare a lavorare in altri campi? Questa decisione credi abbia influito sulla tua “visione”? In che modo?

Anche se sono considerato un professionista da molti, non è la mia unica fonte di reddito, tuttavia, è la mia più grande fonte di gioia e creatività.

Guardando le tue fotografie sia a Patti Smith che a Bruce Springsteen si ha l’impressione della totale sincerità, nessuna costruzione. Nel caso di Patti Smith hai iniziato a fotografarla perché eravate amici e l’hai poi seguita nel corso della carriera; nel caso di Springsteen siete invece diventati amici grazie alla fotografia. Non credo di sbagliarmi se affermo che certamente entrambi sono personaggi di grande generosità d’animo, ma molto è certamente dovuto alla tua personalità: qual è il tuo “segreto”? 

Il trucco è essere sulla stessa lunghezza d’onda del tuo soggetto. Ho passato molto tempo con Bruce e Patti e mi piace pensare che siamo spiriti affini. Quando puoi avvicinarti al tuo soggetto e superare le riserve e avvicinarti all’anima del soggetto, fare in modo che il soggetto non si senta minacciato da te, allora puoi raggiungere l’essenza di chi è quella persona e quell’immagine viene fuori nella fotografia.

The Crew; Fonte: www.frankstefankostudio.com; courtesy © Frank Stefanko
The Crew; Fonte: www.frankstefankostudio.com; courtesy © Frank Stefanko
American Artist; Fonte: www.frankstefankostudio.com; courtesy © Frank Stefanko
American Artist; Fonte: www.frankstefankostudio.com; courtesy © Frank Stefanko

Ti è mai pesato il fatto che il tuo nome di fotografo sia legato a personaggi famosi come Springsteen e Patti Smith, o, piuttosto, la tua essenza sta anche in questo? Nel provare a dare una risposta personale a questa domanda, ho pensato che per te il valore dell’amicizia sia fondamentale anche nell’esperienza fotografica, mi sbaglio?

Il fatto di essere conosciuto prevalentemente come un fotografo “rock” mi ha tormentato per molto tempo. Amo la fotografia naturalistica e paesaggistica così come fotografare molti altri soggetti, tuttavia, sono venuto a patti con questo e sono grato di essere abbastanza conosciuto per quello che faccio. Questo non significa che non continuo a fare le immagini che amo e chissà, forse, col tempo, anche quelle immagini saranno apprezzate.

Joshua Trees; Fonte: www.frankstefankostudio.com; courtesy © Frank Stefanko
Joshua Trees; Fonte: www.frankstefankostudio.com; courtesy © Frank Stefanko

In una parola vuoi descriverci la tua esperienza fotografica con Bruce Springsteen. E una parola per quella con Patti?

Magica…per entrambi.

Hai fotografato altri artisti della scena rock, spesso on-stage, ma il tuo stile è molto più riconoscibile nelle fotografie off-stage, per le quali sembri prediligere il ritratto ambientato, piuttosto che in studio. Per quale ragione?

La ragione principale è che non ho un grande studio professionale. Preferisco fotografare il soggetto nel suo ambiente familiare o in un ambiente che lo mostri in modo unico. E anche se ho grandi luci e fondali da studio, quando riesco a far cadere la luce naturale proprio sul soggetto, non c’è niente di meglio.

Proprio a proposito di ritratto ambientato, mi colpisce molto la fotografia di Bruce Springsteen nella tua cucina (1982). Bruce sembra amare la cucina come ambiente, ricordo il suo video per “Brilliant Disguise” nel 1987; anche il suo Nebraska ha una dimensione intima e casalinga, Bruce ha scelto di utilizzare le sue registrazioni fatte in casa. Vuoi raccontarci qualcosa relativamente alla fotografia nella tua cucina? 

Le fotografie in cucina durante le riprese di “Nebraska” erano solo una parte di una serie di fotografie rilassate che speravo ritraessero Bruce come se stesso in un ambiente del cuore. Bruce, come se stesso, che se ne renda conto o no, è l’immagine migliore per ritrarre i personaggi di cui scriveva in quelle canzoni.

The Eye of the Pyramid; Fonte: www.frankstefankostudio.com; courtesy © Frank Stefanko
The Eye of the Pyramid; Fonte: www.frankstefankostudio.com; courtesy © Frank Stefanko

Cosa è essenziale per te in un buon ritratto? 

Fiducia e luce.

Quanto è importante la macchina fotografica che utilizzi? Su cosa ti sei orientato? Hai abbracciato anche la fotografia digitale? 

Ultimamente sto usando fotocamere Canon, Leica e Mamiya. Le Canon e Leica sono digitali, mentre la Mamiya è una medio formato analogica.

Nel tuo “Giorni di sogni e speranza” ci racconti di quando Springsteen si è presentato a casa tua con un sacchetto del supermercato pieno di camicie in denim e a quadri, tutte spiegazzate, per posare. Stava per uscire il suo “Darkness on the Edge of town”, una sorta di ripartenza dopo un periodo non facile nella sua carriera, ma anche per te una grande opportunità. Ci piace immaginarvi, questi due giovani che si aggirano per Haddonfield con i loro sogni in tasca. Ho letto molte interviste che ti riguardano e spesso si finisce per leggere domande su Bruce; a me invece interessi tu, come fotografo. Vuoi raccontarci di quei tuoi “days of hope and dreams”? Che giorni erano per la fotografia? Ti manca il Chelsea Hotel?

Nel mio libro “Days of Hope and Dreams / an Intimate Portrait of Bruce Springsteen”, si riflettono i primi giorni di lavoro con Bruce. Ero entusiasta di avere l’opportunità di lavorare con una persona che avevo ammirato per diversi anni, ed era un momento in cui Bruce aveva bisogno di una rinascita nella sua carriera. Quindi era importante che entrambi trovassimo la chiave che avrebbe fatto avanzare la sua carriera e la mia.

Il tuo “Days of hope and dreams” esce nel 2012, anno in cui Bruce pubblica la sua meravigliosa “Land of Hope and Dreams”, già nota al pubblico, ma finalmente incisa in un disco, “Wrecking Ball”. Che ne è dei giorni odierni, Frank? Possiamo ancora sognare?

Quando smettiamo di sognare… smettiamo di vivere!

Quale è la fotografia o lo shooting cui sei più affezionato?

La prima sessione del 1978 perché era fresca, eccitante e molto produttiva. Ma anche una sessione che io e Bruce abbiamo fatto per il mio libro “Bruce Springsteen-Further Up The Road” nel 2017. Ho amato quella sessione perché stavo fotografando di nuovo il mio vecchio amico ed ero maturato nella mia arte dopo tutti quegli anni, quindi ero molto soddisfatto dei risultati.

Per quale ragione hai deciso di pubblicare il tuo meraviglioso “Further Up the Road” in Italia? 

La ragione per cui “Bruce Springsteen-Further Up The Road” è stato pubblicato in Italia è stata solo una…Guido Harari! Il Maestro Guido Harari, maestro fotografo, editore di libri, gallerista e caro amico è venuto da me con l’idea che avevo molto più materiale su Bruce dopo il mio primo libro e considerati i decenni intercorsi avevamo l’opportunità per un libro molto speciale, di grandi dimensioni e molto significativo.  Guido ha pensato che il libro dovesse essere pubblicato dalla sua Wall Of Sound Editions e stampato da uno dei migliori stampatori di Milano.

La copertina del libro con le foto di Frank Stefanko, pubblicato dalla Wall Of Sound. courtesy © Frank Stefanko
La copertina del libro con le foto di Frank Stefanko, pubblicato dalla Wall Of Sound. courtesy © Frank Stefanko
Altri due libri di Frank Stefanko; ©Luisa Raimondi
Altri due libri di Frank Stefanko; ©Luisa Raimondi

Conosciamo con grande soddisfazione le tue fotografie a Patti Smith e a Bruce Springsteen; sul tuo sito leggo anche di tue fotografie sulla New York degli anni ’60 e anni ’70 e i tuoi paesaggi: fotografie dal tuo archivio. Hai dunque deciso di rivolgere il tuo sguardo al passato? Per quale ragione? Stai producendo qualcosa, un progetto, oggi? 

Lavoro costantemente sulle mie immagini, nuove e vecchie. Qualcosa che è partito quando avevo solo 8 anni ed è una costante nella mia vita.

E’ possibile acquistare le tue fotografie?

Le mie fotografie si possono acquistare nelle seguenti gallerie:

Morrison Hotel Gallery negli Stati Uniti.

Snap Galleries Limited in Inghilterra,

Wall Of Sound Gallery in Alba, Italia.

The Photogallery AB a Halmstadt, Svezia.

Blender Gallery a Sydney, Australia

Mr. Musichead Gallery a Los Angeles, California.

Quale potrebbe essere un tuo personale statement?

Sono un fotografo perché amo esserlo. Fai ciò che ami.

Un’ultima curiosità: che ne è della carta da parati della copertina di Darkness?

È stata rimossa dopo che la casa è stata venduta. È stata venduta diverse volte da quando è stata mia e ho avuto la fortuna di incontrare gli attuali proprietari. All’epoca avevano un bambino appena nato tra le braccia della madre. Ho augurato loro la felicità che la mia famiglia ha conosciuto quando vivevamo lì.

Darkness Contact Sheet; Fonte: www.frankstefankostudio.com; courtesy © Frank Stefanko

Il sito di Frank Stefanko.

–ooOOoo—

Per i lettori del New Jersey e gli appassionati da tutto il mondo, proponiamo di seguito l’intervista in lingua inglese.

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For New Jersey readers and fans from around the world, we offer the English-language interview below.

Would you like to tell us, in a few lines, your personal story with photography? When did you start and what place does it occupy in your current life?

Photography has always been part of my life. I started taking photographs at age 8 with an old box camera given to me by my father.

Which artists inspired you and which ones inspire you today?

I have always been inspired by the old masters: Alfred Steiglitz, Edward Steichen, William Penn, Brassai, Newton, and Arbus.

Why did you decide not to become a professional photographer, but to continue working in other fields? Did this decision affect your “vision”? How?

Although I am considered a professional by many, it’s not my only source of income, however, it is my greatest source of joy and creativity.

Looking at your photographs of Patti Smith and Bruce Springsteen, one gets the impression of total sincerity and no construction. In the case of Patti Smith, you started photographing her because you were friends and then followed her throughout her career; in the case of Springsteen, instead, you became friends thanks to photography. I don’t think I’m wrong if I say that both are certain characters of the great generosity of spirit, but much is undoubtedly due to your personality: what is your “secret”? 

The trick is to be on the same page with your subject. I have spent a lot of time with Bruce and Patti and I like to think we are kindred spirits. When you can get close to your subject and cut through the shields and get close to the soul of the subject, and have the subject not feel threatened by you, then you can reach the essence of who that person is and that image comes forth in the photograph.

Have you ever been sorry for the fact that your name as a photographer is linked to celebrities such as Springsteen and Patti Smith, or, rather, your essence lies also in this? In trying to give my personal answer to this question, I think that maybe for you the value of friendship is fundamental also in the photographic experience, am I wrong?

The fact that I’m known predominantly as a “rock” photographer has gnawed at me for a long time. I love wildlife and landscape photography as well as photographing many other subjects, however, I’ve come to terms with that and I’m grateful to be pretty well known for what I do. That doesn’t mean I don’t continue to keep making the images that I love and who knows, maybe, over time, those images will be appreciated as well.

Would you describe, in one word, your photographic experience with Bruce Springsteen? And with one word for the one with Patti?

Magical….for both.

You’ve photographed other artists in the rock scene, often on-stage, but your style is much more recognizable in off-stage photographs, for which you seem to prefer ambient portraiture rather than studio photography. Why is that?

The main reason is that I don’t have a large professional studio. I prefer to photograph the subject in their familiar surroundings or surroundings that show them off in a unique way. And even though I have great studio lights and backdrops, when I can get natural light to fall just right on the subject, there is nothing better.

Just talking about ambient portraiture, Bruce Springsteen’s photograph in your kitchen (1982) really strikes me. Bruce seems to love the kitchen as a setting; I remember his video for “Brilliant Disguise” in 1987; even his Nebraska has an intimate, homey dimension and finally, Bruce chose to use his home recordings. Would you like to tell us something about photography in your kitchen?

Kitchen photography during the Nebraska shoots were just one part of a series of relaxed photographs that I had hoped would portray Bruce as himself in a heartland setting. Bruce, as himself, whether he realizes it or not, are the best images to portray the characters he was writing about in those songs.

What is essential to you in a good portrait?

Trust and light.

How important is the camera you use? What have you turned to? Have you embraced digital photography as well?

Lately I have been using Canon, Leica, and Mamiya cameras. The canons and Leicas are digital while the Mamiya is a medium format film camera.

In your “Days of hope and dreams” you tell us about the time Springsteen showed up at your house with a supermarket bag full of denim and checked shirts, all wrinkled, there to pose for you. His “Darkness on the Edge of town” was about to be released, a sort of restart after a difficult period in his career, but also a great opportunity for you. We like to imagine you, these two young people wandering around Haddonfield with their dreams in their pockets.

I’ve read a lot of interviews about you, and we often end up reading questions about Bruce, but I’m interested in you, as a photographer. Would you like to tell us about those “days of hope and dreams” of yours? What were those days for photography? Do you miss the Chelsea Hotel?

In my book “Days of Hope and Dreams / an Intimate Portrait of Bruce Springsteen”, it reflected the early days of working with Bruce. I was excited to have the opportunity to work with a person I had admired for several years, and it was a time that Bruce needed a rebirth in his career. So it was important that we both find the key that would advance his career and me, mine.

Your “Days of Hope and Dreams” came out in 2012, the year Bruce released his wonderful “Land of Hope and Dreams”, already known to the public, but finally recorded on “Wrecking Ball”. What about today, Frank? Can we still dream?

When we stop dreaming…we stop living !

What is the photograph or shoot you are most fond of?

The first session in 1978 because it was fresh, exciting, and very productive. But also a session Bruce and I did for my book “Bruce Springsteen-Further Up The Road” in 2017. I loved that session because I was photographing my old friend again and I had matured in my art after all those years, so I was very pleased with the results.

For what reason did you decide to publish your wonderful “Further Up the Road” in Italy?

The reason “Bruce Springsteen-Further Up The Road” was published in Italy was solely due to one reason…Guido Harari! Maestro Guido Harari, master photographer, book publisher, gallery owner and dear friend came to me with the idea that I had so much more material on Bruce after my first book and with the decades that had passed, we had the makings for a very special, very large, and very meaningful book. Guido felt the book should be published by his own Wall OF Sound Editions and printed at one of the best printers in Milan.

We know with great satisfaction your photographs of Patti Smith and Bruce Springsteen; on your website, I also read about your photographs of New York in the ’60s and ’70s and your landscapes: photographs from your archive. Have you decided to look back at the past? Why? Are you producing something, a project, today?

I am constantly photographing and working on my images, new and old. Something that started back at age 8, is the one constant in my life.

Is it possible to buy your photographs?

My photographs are sold at the following galleries:

Morrison Hotel Gallery in the US

Snap Galleries Limited in the UK     

Wall Of Sound Gallery in Alba, Italy

The Photogallery AB in Halmstadt, Sweden

Blender Gallery in Sydney, Australia

Mr. Musichead Gallery in LA, CA

What might be a personal statement of yours as a photographer?

I am a photographer because I love it. Do what you love.

One last curiosity: what happened to the wallpaper on the cover of Darkness?

The wallpaper on the “Darkness” house was removed after the house was sold. It has been sold several times since I owned it and I was fortunate to meet the current owners. At the time they had a new born baby in the mother’s arms. I wished them the happiness my family knew when we lived there.

Luisa Raimondi

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