Leica M10-R. Ridefinire la qualità dell’immagine

Negli ultimi anni la fotografia ha subito un progressivo e drammatico impoverimento, tanto dal punto di vista della cultura, fatta di storia, dibattiti e talvolta accese discussioni; quanto sotto il profilo strettamente tecnologico. Ad una attenta analisi, razionale e lontana dalle emozioni, la fotografia digitale ha spinto ai margini della pratica la buona fotografia, fatta di attenzione, manualità, ragionamento e lentezza; favorendo la velocità di scatto, la precisione degli automatismi, le raffiche, l’accumulo di frame senza una logica progettuale. Fare fotografia, scattare una fotografia, ha perso il carattere proprio della passione e del piacere. D’altra parte, la stessa chimica delle pellicole, del loro sviluppo e della loro stampa, così come quel profondo legame tra l’uomo e la macchina fotografica, sono venuti meno.

Oggi la fotografia è tutta nella circuiteria, nell’elettronica sopra, sotto e intorno ai diversi sensori e chip che compongono la fotocamera. Queste raffinate calcolatrici a ottiche intercambiabili hanno reso l’occhio del fotografo cieco. Siamo vicini al momento in cui sarà la macchina fotografica a suggerire all’utente appassionato alle immagini quando è il momento giusto di registrare la scena in maniera perfetta, grazie al contributo dell’intelligenza artificiale, di un sistema di messa a fuoco che riconosce e insegue il soggetto, di un sistema predittivo di correzione dei fastidiosi difetti presenti nella realtà, infine della condivisione automatica sui social. Alla fine, oggi, che differenza c’è tra il modulo fotografico di uno smartphone e una fotocamera a parità di tecnologia, se non la forma?

Sarebbe però scorretto generalizzare. L’automatismo per molti professionisti è una richiesta dettata dalle necessità di una società particolarmente veloce. In questo caso, la fotocamera piena di tecnologia ha un senso, perché permette di registrare, con maggiore facilità, le fotografie che però sono già nella testa del fotografo. Certi generi fotografici sono fatti, essi stessi, di azioni automatiche, come può essere un matrimonio, dove si lascia poco all’improvvisazione.  

Una premessa necessaria, i cui punti principali saranno via via richiamati, perché, con una presentazione breve, sobria, quasi dal carattere informale, il proprietario di Leica Andreas Kaufmann e Stefan Daniel, Global Director of Product Division Photo hanno presentato il nuovo modello della serie M: la M10-R.
Le macchine fotocamere della serie M non sono per tutti, almeno finché non se ne comprenda la filosofia di utilizzo tutta basata sul telemetro. Il suo impiego non è un vezzo per mantenere la continuità con la fotografia analogica, ma rappresenta la vera differenza con le fotocamere totalmente digitali. La messa a fuoco a telemetro richiede pazienza, attenzione, concentrazione e precisione. Far combaciare i piani non è semplice, serve una continua pratica. Focheggiare significa ricercare, lo sfocato che lascia il posto alla nitidezza, è la fotografia. Niente di questo avviene con una fotocamera digitale con sistema di messa a fuoco automatico, dove è il computer a muovere l’obiettivo e a trovare il fuoco in una frazione di secondo, dove l’occhio viene indotto a concentrarsi sul punto di messa a fuoco, distratto ulteriormente dal verde che dà il via libera allo scatto, anziché guardare il soggetto.
Il fotografo, che Leica indica con il termine tedesco Messsucher, la M è l’abbreviazione di questo termine, è di fatto l’intervallo di tempo che c’è tra la messa a fuoco manuale e quella automatica nella ricerca del fuoco.

La Leica M digitale, dunque, introduce la tecnologia in maniera limitata, essenziale, privilegiando la continuità con il passato, sintetizzata nello slogan: La fotocamera di ieri, oggi e domani.
La stessa linea rimane invariata, una felice intuizione del secolo scorso, dove il volto del fotografo non viene nascosto dalla fotocamera. La M10-R, rispetto ai modelli della stessa famiglia, introduce un nuovo sensore da circa 41 megapixel, identico nell’ingegneria a quello della Leica S3, ma diverso nelle dimensioni, quindi il classico 35mm. La nuova disposizione dei pixel permette di ottenere come risultato una gamma dinamica molto estesa e una maggiore sensibilità, soprattutto in condizioni di bassa luminosità. Come il modello M10-P beneficia dello stesso silenzioso otturatore meccanico oggi presente sul mercato, con vibrazioni ai minimi livelli assoluti, con la certezza di ottenere foto più nitide senza la necessità di uno stabilizzatore. Nuova caratteristica è il tempo di esposizione massimo che raggiunge i 16 minuti. Le ghiere sono solo quelle della ISO e quella dei tempi, infine poche caratteristiche necessarie per il funzionamento ottimale: schermo touch, Wi-Fi, menù operativo con poche voci limitate. Non permette di registrare video, perché è una macchina fotografica. La novità, dunque, è di fatto la maggiore risoluzione che aumenta gli ambiti di utilizzo, sfruttando, al contempo, lo stesso approccio fotografico.

Purtroppo, l’unico aspetto che sembra davvero interessare alle persone è il prezzo, dal momento che in generale una fotocamera Leica non è facilmente accessibile, ciò impedisce una valutazione corretta. Il costo finale è alto, perché alto è quello sostenuto per la sua realizzazione. Le Leica M sono assemblate interamente a mano, il solo telemetro è costituito da oltre 100 elementi che devono muoversi con precisione tra di loro, quindi non c’è un robot che salda su una scheda dei chip e stampa i circuiti elettrici per farli comunicare e poi li passa a un altro robot, fino ad arrivare all’inscatolamento. Nelle Leica è tutto nelle mani di persone molto qualificate e questo, insieme ai materiali impiegati, rappresenta la garanzia di affidabilità che il tempo conferma grazie alla durata e quindi giustifica il prezzo alto. A ulteriore riprova c’è il numero di esemplari prodotti, Leica produce in un anno quanto la concorrenza produce in un giorno, il che dà l’idea della proporzione e del significato della qualità. In una logica di consumo come quella dei nostri tempi, pensare che gli oggetti possano durare decenni è impensabile, ma Leica rientra in questa tipologia di beni, quanti produttori possono vantare la piena compatibilità tra vecchie lenti e nuovi corpi macchina digitali oppure nuove lenti e vecchi corpi macchina a pellicola? Insomma, non si butta nulla.

Più in generale, a confrontarsi sono due mentalità imprenditoriali. Da una parte c’è quella dell’automazione, dove prevale la logica della catena di montaggio, dove le persone hanno un ruolo marginale, dall’altra quella che privilegia le abilità umane, dove vengono riconosciute la competenza, la professionalità, la creatività e l’intelligenza. Le fotocamere Leica, in questo momento, sono l’unico rimedio al consumismo fotografico esasperante, in grado di rimuovere tutti gli ostacoli tra il fotografo e la sua visione creativa. Considerato che è possibile comprare un bene anche finanziandolo, viene fatto con le auto vetture, non si comprende perché non possa essere fatto con una macchina fotografica e suoi obiettivi; la domanda non è quanto costa una Leica, ma quanto una persona è disposta a investire su sé stessa come fotografa.  

Poche parole sulla qualità dei file. Leica ha scelto di utilizzare il Digital Negative, garantendo così la compatibilità con qualsiasi versione software di sviluppo raw, anche le più datate, confermando ancora una volta il desiderio di assicurare la continuità. Chi ha avuto modo di vedere i DNG Leica, ha apprezzato la ricchezza tonale, il corretto bilanciamento delle luci e delle ombre, il giusto equilibrio tra le diverse sorgenti luminose, quindi luce naturale, artificiale e ombre, tutte ben esposte, con naturalezza, nello stesso frame.
I colori sono più morbidi, intensi, restituiscono un senso di pienezza. Anche la conversione in bianco e nero restituisce una grande profondità, presenza. Questo comporta un lavoro di sviluppo decisamente limitato, dove non c’è bisogno di fare grandi regolazioni, al massimo piccole correzioni, perché il grosso è tutto già stato fatto in fase di scatto. Inizialmente, tra le altre cose, subentra un certo senso di spaesamento, di incertezza, la foto è perfetta senza doverci mettere mano, con quella sensazione di insicurezza nel saper valutare una fotografia, educati a considerare gli scatti sempre e in ogni caso da sviluppare, anche quando non serve.
Con la nuova M10-R l’insieme di caratteristiche appena descritte non viene migliorato, ma solo amplificato. Il livello di dettaglio, precisione, pulizia, accuratezza e la conseguente qualità delle immagini, arriva a qualcosa di impensabile, come del resto già avvenuto con la M10-Monochrom. Nelle immagini di esempio, scattate con una versione beta della macchina, quindi solo in jpg, è possibile già apprezzare quanto detto.

Alla famiglia M10 si aggiunge un nuovo modello, diverso, che si aggiunge agli altri e ne completa la linea. Non viene snaturata la filosofia Leica, tutt’altro e un confronto tra i migliori prodotti di altre marche delle pagine internet di riferimento, fornisce l’idea della differenza tra cosa si intende per fotografia manuale, quindi personale, e quella totalmente automatica. Un set di caratteristiche dove esce la migliore elettronica, le migliori funzioni, i menu operativi complessi, un livello di personalizzazione maniacale, quando, in fondo, la fotografia è una questione di apertura e tempo.

Federico Emmi

Immagini esempio in alta risoluzione, versione beta del firmware della fotocamera: https://bit.ly/3ezQH3Z