“Lo stesso identico umore”: immagini dal fronte della Grande Guerra, oggi

Sino al 29 Maggio, presso la Fondazione Matalon a Milano è visitabile la mostra “Immagini dal fronte. La Grande Guerra 1914-1918 nell’archivio della Biblioteca Cesare Pozzo”. 

Con il patrocinio del Comune di Milano è a cura di Eleonora Belloni, ricercatrice di storia contemporanea, e Alessandra P. Giordano bibliotecaria presso la Biblioteca di cui sopra.

Le fotografie esposte, molte in originale inserito in cornice protetta, altre stampate su pannello dopo la digitalizzazione, provengono dal patrimonio storico della Biblioteca Cesare Pozzo, nata nel 1977 in seno alla Società di Mutuo Soccorso intestata allo stesso personaggio e che a sua volta ha istituito la Fondazione Cesare Pozzo nel 2008.

La Società di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo nasce 145 anni fa con il nome di Società di Mutuo Soccorso fra Macchinisti e Fuochisti delle Ferrovie Alta Italia, ed infatti la mostra si apre con una grande stampa di una fotografia che ci mostra dei soldati ed un treno, mezzo di trasporto essenziale nella Grande Guerra, la I guerra mondiale. L’esposizione prosegue poi con un’ampia selezione di 120 fotografie inedite appartenenti alla biblioteca sopra citata e esposte per la prima volta in un momento cruciale della nostra storia.

Tre sono le sezioni tematiche trattate: “la prima linea”, “il fronte” e “oltre i confini”, cui si aggiunge una piccola sezione dedicata a Luca Comerio, fotografo ufficiale della Grande Guerra. Sostanzialmente il focus si centra su due aspetti; innanzitutto il fronte e quindi le posizioni di attacco e le linee di resistenza avanzata, il “dopo”, cioè le distruzioni lasciate dal conflitto, più tutta una serie di foto dedicate agli strumenti materiali della guerra, armi, munizioni, a ricordare come la Prima Guerra Mondiale fu anche la prima guerra che si avvantaggiò di tecniche e tecnologie in gran parte nuove. Il secondo centro di interesse della mostra è invece la quotidianità dei soldati: dalla toilettatura, alla lettura delle lettere ricevute dai propri cari, fino ai momenti di visite ufficiali, adunate, distribuzione di doni, spesso organizzate per tenere alto il morale delle truppe.

Il punto di grande interesse dalla mostra che vi proponiamo nasce soprattutto dalla paternità del corpus fotografico esposto; si tratta infatti di fotografie realizzate perlopiù dal Regio Esercito Italiano e dal Comando Supremo, scattate per fini propagandistici e di informazione edulcorata destinata a coloro che non erano in prima linea. 

Il tema della propaganda è di stringente attualità considerando quanto sta accadendo in Europa e soprattutto le polemiche scatenatesi intorno all’informazione e alla sua veridicità.

La valenza di certo genere di fotografia, tuttavia, è completamente diversa se osservata in tempo reale, cioè durante lo svolgersi dei fatti, piuttosto che, come nel caso delle foto in Fondazione Matalon, molti anni dopo.

È chiaro, cioè, che l’informazione e lo sguardo offerto dalle fotografie del Regio Esercito non fornissero alla popolazione di allora una versione completa della durezza del conflitto in corso; ma osservate oggi con la consapevolezza di quali atrocità e sacrifici celavano, offrono all’osservatore un contenuto molto prezioso, perché, svuotate del loro fine di propaganda che nasconde la realtà,  ci restituiscono in pieno l’infinita tristezza della guerra e riescono a farlo senza far leva su immagini cruente cui spesso siamo invece assuefatti.

Sollecitare le nostre paure mostrandoci il lato più crudo della guerra non sempre ha davvero sortito nelle coscienze il risultato di mettere fine alle atrocità; spesso anzi lo sguardo verso tali situazioni è diventato così irriverente che, ad esempio, troviamo normale far giocare i nostri figli con videogiochi di guerra decisamente realistici.

Trovarsi invece di fronte alla versione mitigata dal Regio Esercito del primo conflitto mondiale oggi paradossalmente è di grande impatto perché ha una forte valenza empatica, che forse è proprio ciò che ci manca per riflettere (ed opporsi) sui conflitti, odierni e di tutti i tempi; le immagini, infatti, ci mostrano ragazzi, così simili ai nostri figli, mentre leggono le lettere dei propri cari, o mentre pregano, mentre si lavano, o ancora mentre sono in adunata di fronte all’ufficiale di turno o addirittura il re. In attesa. 

In noi risuona la poesia di Ungaretti, “Soldati”: «Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie» e la coscienza vacilla nel momento in cui, col senno di poi, sappiamo bene quanti di loro siano caduti.

L’immagine scelta come locandina della mostra e in copertina del curato catalogo e al nostro articolo mostra la silhouette di un soldato all’imbocco di una galleria: appoggiato al fianco della montagna e curvo su suo fucile dotato di baionetta, la sua fotografia ci restituisce drammaticamente la storia di questi uomini, strappati dalla vita civile e catapultati sul fronte, senza ricorrere alla visione di nessuna azione crudele, violenta, atroce. Sembra di leggerne i pensieri.

 Qual è stato il destino di quegli uomini? Quanti, simili a loro, hanno «lo stesso identico umore» (cit.) indipendentemente dal colore della divisa? Come ci sentiamo nell’osservarli prima della loro morte?

Le immagini di questa mostra dunque non sono solo di grande valore storico (anche per quello che riguarda la storia della Fotografia), ma portano a riflessioni di sostanza proprio sulla valenza comunicativa di un’immagine, sulla sua capacità di incorporare emozioni e informazioni nel corso del tempo ed in contesti diversi da quello in cui e per cui sono nati; è questo il motivo principale per cui vi invitiamo a visitarla, sopratutto oggi.

Milano, Luisa Raimondi

Il sito della Fondazione Matalon, dove potete trovare tutte le informazioni sulla mostra e le sua attività: www.fondazionematalon.org

La pagina dedicata a questa mostre: Immagini dal fronte