Stampate, fratelli!

Perché un’immagine senza carta non è ancora una fotografia.

Nel flusso di lavoro del fotografo la stampa è sempre presente. Può sembrare un’affermazione forte e alcuni potrebbero sostenere che le fotografie esistano anche senza essere stampate, ma in quel caso si tratterebbe di semplici immagini e non di fotografie. Queste ultime, per definizione, sono prodotte dalla luce che colpisce un materiale sul quale lascia una traccia permanente; esponendo poi il supporto inciso nuovamente alla luce, se ne può fruire il risultato. In poche parole, una fotografia non può essere solo una collezione di pixel su vari tipi di schermi, ma deve attraversare lo stato di immagine permanentemente disposta su una superficie fisica, qualunque essa sia.

Il flusso di stampa delle fotografie scattate è drasticamente diminuito con l’introduzione degli apparati mobili di comunicazione. Mentre fino all’era delle fotocamere compatte la fotografia veniva scattata con lo scopo ultimo di essere stampata, con il telefono o il tablet lo scopo principale è diventato l’archiviazione e la condivisione immediata attraverso lo stesso mezzo dello scatto. Tuttavia, stanno avendo una certa fortuna commerciale alcune stampanti piccole e portatili, atte a soddisfare il desiderio di possedere una traccia fisica di quanto registrato. D’altra parte, l’aumento della risoluzione delle fotografie prodotte da fotocamere amatoriali e professionali richiede oggi l’uso di stampanti evolute in termini di qualità, inchiostri e tecnologie specifiche.

Questi due mondi sembrerebbero separati, ma non è così. Nel flusso di lavoro del fotografo esiste, o esisteva, il provino: uno strumento che permette di prendere decisioni iniziali e dirimenti sugli scatti, preparando la strada al prodotto finale. Le piccole stampanti a sublimazione con formato cartolina permettono di ottenere provini di qualità ad un costo ragionevole, garantendo la visione della fotografia reale e non dell’immagine a video. La Canon Selphy 1500 è una di queste e svolge la sua funzione in modo egregio ed economicamente valido. Non è tascabile, ma certamente portatile, e il suo formato cartolina permette di avere foto delle dimensioni dei classici service di sviluppo rapido, consentendo persino la stampa di provini a contatto di dimensioni superiori a quelli in voga qualche decennio fa.

L’efficienza di questa tecnologia è supportata da costi certi e contenuti: il kit di carta e pellicole (che rilasciano pigmenti sulla carta tramite calore) incide per circa 0,25€ a foto. Considerando un ammortamento prudenziale della macchina su un ciclo di vita di circa 2.000 fotografie, si aggiungono circa 0,07€ di costo macchina, arrivando a un costo finito per singola copia di circa 0,32€. Per quanto riguarda la resa cromatica, la Selphy sembra digerire bene sia il colore che il bianco e nero, facilitata dal fatto di essere facilmente riconoscibile e settabile dai principali software di sviluppo e editing. In definitiva, stampare fa bene al fotografo ed alla fotografia, restituendo allo scatto la sua dimensione materica e duratura.