“Volare alto volare basso”: invito alla lettura della conversazione tra Letizia Battaglia e Goffredo Fofi

«Battaglia: Come stai?

Fofi: Mah…invecchio.

Battaglia: No!?

Fofi: Eh sì.

Battaglia: Ma che rompimento di palle

Così si apre la lunga conversazione tra Letizia Battaglia e Goffredo Fofi raccolta nel libro “Volare alto volare basso – conversazioni, ricordi e invettive” uscito in giugno ed edito da Contrasto.

Lei, fotoreporter, ambientalista, impegnata politicamente; lui, giornalista, scrittore e critico letterario, cinematografico e teatrale, entrambi degli anni ’30 (Letizia è del 1935, Goffredo del 1937). Altri tempi? Certo. «Il mondo è cambiato» come sono loro stessi a dichiarare e – forse – da un’ottantaseienne ed un ottantaquattrenne ci si potrebbe aspettare il ritirarsi a vita privata per godersi i frutti degli anni, stanchi. 

Alla domanda di Fofi: «Mettiamo che tu avessi la possibilità di vivere altri vent’anni, come vorresti spenderli?» la Battaglia ammette che, dopo aver lasciato in buone mani il Centro Internazionale di Fotografia che ha creato a Palermo, le piacerebbe sparire in «qualche isoletta».

Eppure, esattamente come spesso ha dichiarato che l’amore è un imbroglio, ma ha continuato ad amare, Letizia esprime certamente il desiderio di riposarsi, di fare un passo indietro, ma nel corso di tutta l’intervista è irremovibile, entusiasticamente irremovibile, su quello che è in realtà il suo scopo nella vita: il dovere della trasmissione. Lei è donna che da sempre crede nell’emancipazione non tanto attraverso la rivendicazione dei diritti, ma piuttosto attraverso la lotta, il dovere della lotta, l’impegno.

È attorno a questa responsabilità che si costruisce tutto il dialogo tra Letizia e Goffredo, ed è questo il motivo per cui mi pare assolutamente consigliato leggere oggi le parole di questi due ultraottantenni.

Entrambi, infatti, hanno sentito fortemente la necessità di lottare, di provare a cambiare il mondo; entrambi soffrono della frustrazione di sentirsi spesso inascoltati, oggi. 

Entrambi, tuttavia, ci ricordano che la parola “diritto” non ha alcun senso se non si riconosce anche il pieno senso della parola “dovere”. In un mondo dove la parola “libertà” pare totalmente travisata, Fofi e Battaglia ce ne restituiscono le coordinate, facendoci assaporare anche la gioia dell’impegno politico e sociale, chè la parola “dovere” nulla di pedante contiene.

Attraverso le quasi 120 pagine del libro, intervallate dalle magnifiche fotografie di Letizia, scorriamo così la vita di due persone che, pur nelle differenze («Io sono molto apocalittico» dichiara Fofi; «Io non sono catastrofica, sono addolorata» afferma poco più avanti la Battaglia), credono fortemente nella resistenza, attiva, e ce ne fanno respirare la nostalgia in questi tempi che paiono aver addormentato le coscienze.

Dai tempi della fotografia alla mafia, di Letizia, alla partecipazione come assistente sociale a Cortile Cascino, di Goffredo; dal confronto su Sciascia e Grotowsky, alla riflessione sulla fotografia e la letteratura; da Palermo alla questione tanto attuale dei migranti e della situazione economica e politica nel mondo.

Fofi: «La mia idea di questa chiacchierata è quella di un confronto vero e, ammesso che possiamo riuscirci, volare alto

Battaglia: «Mah, io non volo mai alto»

Fofi: «Voliamo tutti e due basso, per essere il più possibile concreti […]».

Così prosegue la conversazione introduttiva citata inizialmente: la differenza tra la rivendicazione urlata dei diritti e la responsabilità (il dovere) di lottare per ottenerli è in fondo la stessa differenza che c’è tra il volare alto ed il volare basso: questa è la lezione di due persone in là con l’età e di cui è necessario raccogliere il testimone.

Anche leggendo questo libro.

Luisa Raimondi