Nishimura Kyotaro è un giallista poco noto in Italia. Il suo nome è comparso negli scaffali delle librerie sul finire degli anni Novanta, quando Mondadori pubblicò Il treno del mistero: era il 1998, Giallo Mondadori n. 2598, tradotto da Igor Longo. Quel romanzo, considerato uno dei primi grandi railway mystery dell’autore e tra i titoli più rappresentativi del ciclo dedicato all’ispettore Totsugawa, rimase però un episodio isolato, senza che alla pubblicazione seguisse una vera scoperta della sua opera.
Come ormai è consuetudine, l’estate è il periodo dell’anno in cui si concentrano maggiormente le uscite di romanzi gialli, molto attesi, la cui lettura sembra accompagnare soprattutto vacanzieri e bagnanti. Inattesa, invece, è stata l’uscita di questa raccolta di cinque storie di Nishimura, Piccoli crimini giapponesi, pubblicata da Einaudi nella collana Supercoralli, ma nel caratteristico formato ridotto.
Dico inattesa perché, normalmente, un autore viene presentato ai lettori attraverso le opere considerate più rappresentative della sua produzione, mentre qui il percorso sembra essersi invertito. Quello di cui parlo, del resto, non è propriamente un giallo. I cinque racconti si muovono su un registro più leggero, manca la classica struttura investigativa che conduce il lettore dalla domanda alla soluzione e, dopo poche pagine, ci si accorge che non è nemmeno quello il punto. Nishimura sembra interessato soprattutto al momento in cui una piccola incrinatura del carattere diventa un fatto irreversibile.
Nella loro brevità, questi Piccoli crimini giapponesi hanno il pregio di soffermarsi sulle debolezze umane, di mettere a nudo piccoli egoismi, ambizioni, illusioni. I protagonisti finiscono quasi sempre per oltrepassare un limite, talvolta partendo persino da intenzioni che, almeno all’inizio, sembrano sincere. È il caso de L’insolita attività dell’agente Shibata, che apre la raccolta, così come de L’uomo venuto da Andromeda, dove il crimine finisce addirittura per intrecciarsi con la fantasia spaziale.
Se però dovessi sceglierne uno, nella mia personale classifica metterei al primo posto l’ultimo racconto, Invito all’omicidio. È una storia alla quale oggi non si farebbe fatica a credere, costruita attorno a una breve premessa che, superata una certa età, rischia di riguardare un po’ tutti: «Con gli anni passa la voglia di buttarsi in nuove avventure, ma soprattutto si perde la capacità di stupirsi. Si acquisisce la consapevolezza che i sogni rimangono tali e la realtà è un’altra.» Nishimura parte da questo progressivo restringersi dell’orizzonte, da una quotidianità nella quale sembra non poter più accadere nulla, e lascia che il racconto trovi da solo la propria deviazione. Dire di più significherebbe sottrarre parte del piacere.
La scrittura di Nishimura è scorrevole ed essenziale, restituita con misura dalla traduzione di Anna Specchio. Lascia molto spazio ai personaggi, li osserva mentre si muovono dentro situazioni apparentemente ordinarie e interviene pochissimo; il resto nasce quasi da sé, perché sono le loro debolezze a spingerli, poco alla volta, verso il delitto.
Vale la pena anche soffermarsi sulla copertina che, a suo modo, segue la stessa attenzione per il dettaglio quotidiano. L’illustrazione è firmata da Shinji Tsuchimochi, illustratore giapponese contemporaneo che, dopo gli studi alla Tama Art University, ha sviluppato un linguaggio profondamente debitore dell’ukiyo-e, reinterpretandone però paesaggi e scorci urbani in chiave contemporanea. L’immagine proviene dalla serie 100 Views of Tokyo, omaggio dichiarato alle celebri Cento vedute di Edo di Hiroshige: non una semplice citazione grafica, ma un dialogo fra due città lontane nel tempo, osservate con la stessa attenzione per la vita ordinaria, per gli oggetti e per le persone che la abitano.
Resta curiosa, semmai, la strada scelta da Einaudi per riportare Nishimura nelle librerie italiane. All’estero Piccoli crimini giapponesi è stato accolto favorevolmente, soprattutto in Francia, dove la raccolta viene considerata una buona porta d’ingresso alla sua opera: racconti brevi, ironici, attraversati da un umorismo nero mai eccessivo, capaci di presentare uno scrittore che in Giappone ha venduto oltre duecento milioni di copie, ma la cui notorietà, come ricordato all’inizio, è legata soprattutto ai romanzi dell’ispettore Totsugawa e ai railway mystery.
La pubblicazione italiana riapre piuttosto un discorso rimasto sospeso dal 1998. Può darsi che Einaudi abbia scelto questi cinque racconti semplicemente perché più immediati, adatti a presentare Nishimura a un pubblico che quasi non lo conosce; può anche darsi che rappresentino il primo passo di un percorso più ampio. Per ora è soltanto una possibilità, ma se Piccoli crimini giapponesi troverà il suo pubblico, i romanzi di Totsugawa potrebbero tornare a essere una scelta editoriale naturale. Sarebbe un ritorno tardivo solo in apparenza, perché Nishimura, per molti lettori italiani, deve essere ancora scoperto.
Federico Emmi
Scheda libro:
Nishimura Kyotaro, Piccoli crimini giapponesi
Traduzione di Anna Specchio
Einaudi, collana Supercoralli
Prima edizione italiana: maggio 2026
152 pagine, copertina rigida
Prezzo di copertina: 16,50 euro
ISBN: 978-88-06-26959-3