Qualcosa nello sguardo coglie una corrispondenza che la mente razionale non elabora abitualmente nell’immediato. Viene percepita intuitivamente come una somiglianza che precede il linguaggio e appartiene a una forma di conoscenza più diretta.
Questa percezione intuitiva è propria dell’occhio umano e non comporta particolari implicazioni culturali, se non nel tipo di rappresentazioni che vi si associano naturalmente: questo tipo di immediatezza infatti appartiene alle categorie del pensiero che si plasmano nel contesto culturale ma che sono parte di un grande archivio collettivo.
Nella tradizione orientale, le categorie di pensiero legate alle immagini riflettono una concezione della fusione tra il corpo umano e la natura vegetale, intesa come un dispositivo concettuale molto radicato più che decorativo. L’idea che la carne e il fiore condividano la stessa logica dell’esistenza si inscrive all’interno di un orizzonte teorico e iconografico che colloca Tender Tension, il progetto fotografico di Chieh-Lin Wu, nel solco dell’estetica della fotografia accademica.
L’artista ne eredita gli aspetti visivi e tecnici, traducendo in sequenze di immagini ordinate per somiglianza e analogia un’intuizione istintiva che mette in relazione due categorie della rappresentazione in un linguaggio visivo consolidato. Le sue immagini generano una tensione che oscilla tra la transitorietà del corpo umano e quella del mondo vegetale, producendo e interrogando l’immanenza dell’oggetto fotografico all’interno di un campo estetico e filosofico in cui il soggetto emerge come forma temporanea.
Si tratta di una tradizione che sovverte completamente la divisione cartesiana tra soggetto e oggetto, tra osservatore e osservato, dominante nel pensiero occidentale: la separazione dicotomica crolla a favore di un’organicità totalizzante.
Una profonda differenza filosofica separa infatti il pensiero e la rappresentazione del corpo e degli elementi naturali tra la tradizione occidentale e quella orientale: una concezione olistica e, appunto, non dualistica.
La tradizione filosofica occidentale considera la rappresentazione del fenomenico secondo una prospettiva dualistica di matrice cartesiana, mentre la tradizione orientale interpreta la manifestazione del fenomeno come una totalità che non separa una categoria dall’altra, ma si avvicina alla realtà abolendo le distinzioni all’interno di un ordine unitario.
Il progetto fotografico di Chieh-Lin Wu appartiene a quella Grande Tradizione della fotografia evocata da Susan Sontag nel celebre saggio Sulla fotografia, rispettandone un’estetica accademica ma non narrativa e presentando un linguaggio visivo essenziale e rigoroso, governato da un ordine analogico fondato sulla somiglianza che mette in relazione, non attraverso il confronto, bensì mediante il dialogo, due dei temi centrali della storia della rappresentazione visiva: il corpo e la natura.













Il tema del progetto, che parte da una visione autonoma dei due soggetti per culminare in un’intuizione sul significato della somiglianza, utilizza il dittico per costruire un discorso sul memento mori.
Concezione latina che rimanda a una lunga tradizione artistica e filosofica, dalle origini romane fino alla pittura fiamminga del Seicento, il memento morii mpiega simboli della caducità per ricordare all’osservatore la transitorietà della vita. Nel progetto filosofico dell’artista questo concetto sopravvive e si manifesta tanto sul piano della rappresentazione quanto nella dimensione teorica e di ricerca.
Analizzando nel dettaglio i soggetti, l’artista accosta particolari anatomici del corpo umano a elementi del mondo vegetale per raccontare la caducità del corpo, l’inafferrabilità del tempo e l’inevitabilità della morte. La trama di fiori e piante ormai prossimi all’appassimento viene posta accanto a quella della pelle e dei capelli, in un bianco e nero contrastato che amplifica il senso di drammaticità e l’impatto scenico.
Tender Tension di Chieh-Lin Wu si configura come un progetto autonomo, nato da una paziente osservazione della natura e della forma corporea, ma capace di attraversare i grandi temi fondativi della tradizione figurativa occidentale, dalla vanitas classica al corpo mortale, attraverso una presentazione tecnica informata dal pensiero taoista: il corpo è parte integrante della natura ed è sottoposto al medesimo ciclo vitale fatto di nascita, crescita e morte. La tecnica asciutta e rigorosa dell’artista non attenua l’intensità dei temi affrontati; ma anzi li rispetta e li amplifica, organizzando la rappresentazione come un discorso che si sviluppa attraverso le somiglianze, osservato nella sua apparente dualità e riletto affermando le affinità più che le differenze.
La scelta di lavorare attraverso il dittico richiama la pratica del confronto visivo resa celebre da Karl Blossfeldt all’inizio del Novecento. Nelle tavole di Urformen der Kunst (1928), Blossfeldt accostava morfologie vegetali ingrandite a strutture architettoniche e ornamentali, mostrando come la natura contenesse già in sé le forme che l’uomo avrebbe successivamente reinventato.
Chieh-Lin Wu propone un’idea inversa: restituisce pari dignità visiva ai due soggetti, lasciando che il dialogo si sviluppi senza alcuna gerarchia. Il dittico non dimostra, ma propone una coabitazione di due differenti manifestazioni della realtà biologica, nella quale le somiglianze emergono lentamente, restituendo i temi centrali della tradizione classica della rappresentazione a un lessico naturale.
Tender Tension è un’osservazione delicata ed elegante, capace di sintetizzare la tradizione occidentale e quella orientale e di proporre, attraverso una sequenza lineare, una frequenza narrativa che rappresenta il fenomeno naturale nella continuità di forme, texture e dettagli.
Chieh-Lin Wu, tuttavia, non si ferms alla tecnica: coniuga un accurato linguaggio storico-artistico con il tema della vulnerabilità e con l’ineluttabile potere del Tempo.
Chiara Causo
1 reply to “Tender Tension” di Chieh-Lin Wu: corpo e natura, anatomie della somiglianza.
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