Malcom Maso: la memoria fotografica si fa affresco

Il lavoro di Malcom Maso – artista-artigiano e fondatore di Slowbuilding – si colloca al crocevia tra tradizione costruttiva e sperimentazione artistica. Nato nel 2010, Slowbuilding è un progetto dedicato alla conservazione e alla produzione di opere contemporanee con materiali naturali e biocompatibili, in particolare intonaci e stucchi a base di calce. Formatosi all’Accademia di Belle Arti, Maso ha maturato negli anni una solida esperienza in restauro e cantiere in laguna, coniugando gestione di sito e approccio tecnico-sperimentale alle tecniche della calce. Oggi il suo lavoro privilegia interventi reversibili, durevoli e restaurabili, mantenendo vivi metodi storici in un contesto edilizio industriale; parallelamente, Maso affianca sempre più spesso artisti contemporanei nella realizzazione tecnica di opere di grande formato, facendosi ponte tra la tradizione artigiana veneziana e i processi artistici più sperimentali.

In questo quadro si inserisce Biblioteca dei Morti – Capitolo I & II, progetto del Collettivo Difonico La Momon prorogato fino al 15 gennaio 2027 presso Aquaria, nuovo hub culturale aperto il 3 luglio 2026 in Calle del Tentor a Venezia. Con Maso come responsabile tecnico, la mostra presenta serigrafie su affresco e su carta, realizzate con pigmenti minerali e supporti a base di calce: un lavoro che riprende la nozione veneziana di “intonaco di sacrificio” come metafora della memoria e dell’erosione culturale, mettendo in relazione due comunità – i veneziani e i Konyak del Nagaland (India nord-orientale) – accomunate da una progressiva perdita di identità culturale e territoriale.

La chiusura, inizialmente prevista per il 15 ottobre 2026, è stata spostata al 15 gennaio 2027, come annunciato da AQUARIA. La galleria ha inoltre segnalato un viaggio di ricerca del collettivo in Nuova Zelanda, a contatto con la comunità Māori, in vista di nuovi lavori collegati alla mostra.

Malcom Maso negli spazi di AQUARIA, tra sedie e visitatori, con un’opera esposta sulla parete.
Malcom Maso negli spazi di AQUARIA, Venezia, 2026. Foto © Francesca Magnani.

Abbiamo rivolto a Malcom Maso alcune domande:

Come hai chiamato questa tecnica? Da dove nasce l’idea?

La tecnica è la serigrafia in affresco. Nasce dalla necessità di preservare l’immagine, in questo caso di matrice fotografica, il più a lungo possibile. La carbonatazione dell’intonaco a calce ne garantisce una durata molto elevata. Pompei, ad esempio, è una testimonianza che conferma la capacità della tecnica dell’affresco di resistere nel tempo: possiamo ancora ammirare le pitture murali nonostante siano state sottoposte agli effetti di un’eruzione vulcanica.

Quali sono le particolarità dei materiali impiegati? Di quale risultato in particolare eri alla ricerca? In che modo questi materiali sono in relazione alla città?

Venezia è sicuramente una delle ultime città al mondo costruite facendo largo uso del grassello di calce, degli inerti di carbonato di calcio, in larga parte di origine friulana, e di pigmenti presenti in tutta Italia sotto forma di terre naturali o ossidi. Il risultato che cercavo è contenuto nel rapporto tra luce e materia: l’affresco permette alla luce di entrare e uscire dai cristalli della calce e degli ossidi, restituendo un’onda luminosa priva delle interferenze e delle schermature generate dai leganti derivati dal petrolio.

Quali sono le difficoltà pratiche nella realizzazione della serigrafia su affresco?

Le principali difficoltà sono: la valutazione del grado di umidità e la conseguente realizzazione della superficie dell’affresco. Il delicato equilibrio tra la quantità di pigmenti negli inchiostri di stampa e la grana del telaio serigrafico. L’efficacia del procedimento deriva dalla tempestiva sinergia di tutti gli elementi coinvolti nel processo di stampa.

Figura umana con un ramo davanti al corpo su fondo scuro nell’opera Z130x30.
Collettivo Difonico La Momon, Z130x30, 2023. Affresco su telaio, 1 × 2 m. Foto © Collettivo Difonico LaMomon.
Dettaglio di un occhio e della trama della superficie nell’opera Z130x30.
Collettivo Difonico La Momon, dettaglio di Z130x30, 2023. Affresco su telaio. Foto © Collettivo Difonico LaMomon.

Che cos’è l’intonaco di sacrificio e in quale modo questo termine si avvicina alle opere in mostra?

L’intonaco di sacrificio – l’ultimo strato, quello più esposto – è quello che si usa generalmente nella parte bassa e/o sulle facciate degli edifici veneziani. Destinato a sgretolarsi e poi a cadere, ha il compito di proteggere i mattoni dall’erosione causata dalla costante e inevitabile esposizione all’efflorescenza salina.

Così anche gli individui impressi negli affreschi, portatori della memoria dell’esistenza umana, che sappiamo essere esistiti senza conoscerne l’identità, le gesta in vita o il rango sociale, si affidano alla capacità dell’affresco di resistere al tempo. Persone comuni che si offrono in sacrificio alla memoria di un tempo destinato a svanire, e che saranno forse le uniche testimonianze del nostro passaggio destinate a resistere.

Quali sono i soggetti delle fotografie? Chi sono i fotografi che fanno parte del progetto?

I soggetti sono persone normali, presenze anonime: vite non destinate al clamore della storia, come santi o figure di rilievo. Sono vite che costituiscono storie sconosciute, ancora presenti e da raccontare. I fotografi che hanno collaborato alla realizzazione di questa prima parte del progetto sono Giorgio Schirato e Yuma Martellanz, anche loro del collettivo Difonico La Momon.

Ritratto a figura intera, con ornamenti sul capo e sul petto, su fondo scuro nell’opera KU147x34.
Collettivo Difonico La Momon, KU147x34, 2026. Affresco su telaio, 1 × 2 m. Foto © Collettivo Difonico LaMomon.

A quali opere del passato ti sei ispirato?

Come idea ho pensato molto alle pitture rupestri. Ho guardato molto anche a Rembrandt, in particolare ad alcune delle sue figure più suggestive, che si illuminano grazie anche al forte contrasto con il fondo scuro.

A quali autori contemporanei ti sei ispirato?

Ho studiato con molto interesse la tecnica di Anish Kapoor e, da un punto di vista concettuale, sicuramente l’opera di Anselm Kiefer. Anche Paul Virilio, filosofo francese, è stato una figura fondamentale, che mi ha dato modo di ritrovare nella parola scritta molto di quanto avevo elaborato e pensato negli anni.

Qual è il tuo prossimo progetto?

È in divenire il progetto Biblioteca dei Morti, che conto di arricchire con una nuova serie di ritratti al mio ritorno dalla Nuova Zelanda. Inoltre, lavorando sempre sul concetto di archiviazione, sto pensando a un progetto basato su termini antichi, dimenticati, in disuso o seppelliti dall’era digitale.

Aquaria Venezia. In Calle del Tentor 1841, è una galleria ibrida e centro culturale che unisce mostre a un programma di eventi, concepita come un laboratorio di incontro e dibattito. La sua linea curatoriale è interdisciplinare e si concentra su identità, memoria e resilienza, collegando esplicitamente le fragilità di Venezia (turismo di massa, spopolamento, perdita di identità) a questioni strutturali globali.

Francesca Magnani


Immagine copertina: Malcom Maso da AQUARIA, Venezia, 2026. Foto © Francesca Magnani.


Per scoprire la galleria d’arte contemporanea e hub culturale a Venezia: AQUARIA

SCHEDA MOSTRA

Titolo: Biblioteca dei Morti – Capitolo I & II
Artista: Collettivo Difonico La Momon
Responsabile tecnico: Malcom Maso
Sede: AQUARIA – Art Gallery / Cultural Hub
Indirizzo: Calle del Tentor 1841, 30135 Venezia (VE)
Date: 3 luglio 2026 – 15 gennaio 2027
Proroga: La chiusura inizialmente prevista per il 15 ottobre 2026 è stata prorogata al 15 gennaio 2027.
Orari: Martedì – sabato, 10:00 – 18:00
Informazioni: info@aquariart.com | +39 348 531 4257
Dossier e listino: gilda.cori@aquariart.com
Sito: https://aquariart.com

Serigrafie su affresco e su carta mettono in relazione Venezia e la comunità Konyak del Nagaland, nell’India nord-orientale. Il progetto interroga la memoria, la perdita di identità culturale e la capacità delle immagini di resistere al tempo attraverso i materiali e le tecniche della calce.

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