Cascina Roma Fotografia. “Connessioni: diritti, ambiente, conflitti”

«Watching a creature die — one who is the last of its kind — is something I hope never to experience again.»[1]

I lettori del National Geographic probabilmente ricorderanno la storia di Sudan, l’ultimo rinoceronte bianco e di Joseph Wachira, suo amico e probabilmente la persona che più lo ha amato, consentendogli di vivere gli ultimi anni della sua vita dignitosamente. Sudan non è morto in maniera cruenta, si è spento serenamente, ma la cosa che ancora provoca un senso di impotenza è contenuta nell’espressione a esergo di questo articolo: “l’ultimo della sua specie”. I rinoceronti bianchi si sono estinti, solo dopo cinquanta milioni di anni, certamente non per ragioni biologiche o più in generale naturali, ma a causa della vera e propria, al lettore la libertà di scegliere l’aggettivo più appropriato, dell’uomo: «Rhino horns, like our fingernails, are simply keratin, with no special curative powers, yet they’ve long been valued by people around the world as antidotes for ailments from fever to impotence.»

Questa storia commuovente, intitolata “The Last Goodbye”, pubblicata sul numero di ottobre 2019 del National Geographic, l’ha raccontata la fotogiornalista Ami Vitale, apprezzata per la sua capacità di documentare fotograficamente la profonda relazione tra gli esseri umani e gli animali, testimoniando al contempo la possibilità di una convivenza positiva. Da una parte c’è la fotografia, ma dall’altra anche il desiderio sincero e sentito di proporre soluzioni tramite un instancabile impegno che si concretizza attraverso iniziative di advocacy e raccolte fondi.

Proprio una selezione dei reportage di Ami Vitale, come il già citato “The Last Goodbye” oppure l’altrettanto famoso “Panda Love: The Secret Lives of Pandas” raggruppati sotto il titolo Storie che fanno la differenza potrà essere vista, dal 9 aprile al 22 maggio 2022, presso CASCINA ROMA FOTOGRAFIA del Gruppo Fotografico Progetto Immagine, già ideatore del Festival della Fotografia Etica, in collaborazione con il Comune di San Donato Milanese, all’interno della proposta “Connessioni: diritti, ambiente, conflitti”.

Insieme ad Ami Vitale, altri tre grandi fotografi internazionali: Pablo Ernesto Piovano con Il risveglio di voci antiche, Vincent Tremeau per OCHA con Un giorno, io sarò, Nikita Teryoshin con Niente di personale – Il back office della guerra. Una proposta, quella di Cascina Roma Fotografia che quest’anno porta all’attenzione le tematiche ambientali e della conservazione della specie, i diritti dei popoli indigeni all’autodeterminazione, i sogni dei bambini intrappolati in conflitti civili e infine il business degli armamenti.

Connessioni: diritti, ambiente, conflitti si articola tra le sale di Cascina Roma Fotografia e gli spazi pubblici outdoor, con l’intenzione di portare la fotografia nella comunità. A garanzia di un’esperienza visiva di qualità, gli organizzatori si sono affidati a Epson che ha offerto una stampa fotografica su diversi tipi di supporto, oltre alla carta fotografica specifica. Per le mostre en plein air, il formato che tanto successo ha avuto al Festival della Fotografia Etica di Lodi, è stato realizzato anche per le mostre di San Donato Milanese, dove la tecnologia Epson ha permesso di produrre stampe fotografiche di grande dimensione, di forte impatto per colori e dettagli, caratterizzate da elevata qualità e lunga durata, merito anche degli inchiostri resistenti a luce solare e agenti atmosferici.

Per ulteriori informazioni: https://cascinaromafotografia.it/connessioni-diritti-ambiente-conflitti/

Connessioni: diritti, ambiente, conflitti – Ingresso Gratuito
Piazza delle arti, 6
San Donato Milanese (MI)
Dal lunedì al venerdì: 9.30-18.30
Sabato: 9.30-12.30/14.30-18.30
Domenica e festivi: 10-12.30/15-19

Le mostre outdoor si trovano vicino al Laghetto Europa di San Donato Milanese , davanti al bar Il Pontile in via I Maggio, 8.


Ami Vitale ci farà viaggiare attraverso Cina e Kenya dove ha documentato con il suo sguardo attento la stretta relazione di complicità che si crea tra gli esseri umani e gli animali. Un’analisi profonda che mette in luce grandi sfide globali e problematiche locali raccontate attraverso gli scatti di una fotografa che tanto si spende per la conversazione delle specie e che costantemente cerca non solo di sensibilizzare il pubblico, ma anche di proporre soluzioni.

La Cina ha intrapreso un percorso per salvare il suo ambasciatore più conosciuto: il panda. Ami ha seguito per anni la vita segreta di questi animali. Grazie all’accesso che le è stato riservato ha potuto documentare l’incredibile viaggio che ha riportato questi animali nel loro habitat naturale. In Kenya, ha raccontato invece gli sforzi di quelle organizzazioni e comunità locali che si stanno battendo per salvaguardare elefanti e rinoceronti.

Nikita Teryoshin ci porta invece dietro le quinte del business mondiale della difesa e il back office della guerra, esattamente l’opposto di un campo di battaglia: un parco divertimenti per adulti di dimensioni esagerate con vino, finger food e armi luccicanti. Qui i cadaveri sono manichini o pixel sugli schermi di enormi simulatori. Bazooka e mitragliatrici sono collegati a schermi piatti e le fasi della guerra vengono inscenate in un ambiente artificiale, davanti a una tribuna piena di ospiti importanti, ministri, capi di stato e mercanti di armi.

Le immagini di cui si compone il progetto iniziato nel 2016 e tutt’ora in corso, provengono da 14 esposizioni di settore tra il 2016 e il 2020 in Europa, Africa, Asia, Nord e Sud America (Polonia, Bielorussia, Corea del Sud, Germania, Francia, Sudafrica, Cina, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti d’America, Perù, Russia, Vietnam e India). L’obiettivo ultimo di questo progetto è scattare foto in ogni continente al fine di porre l’attenzione sulla dimensione globale di questo business.

Lo straordinario lavoro di Pablo Ernesto Piovano racconta la lotta della comunità Mapuche in Sudamerica, in particolar modo in Argentina e Cile. I Mapuche sono stati prima combattuti dalla Corona spagnola, ma resistettero grazie al loro essere organizzati in tante comunità, e poi semi sterminati tra il 1860 e il 1885 a seguito di campagne militari dei nascenti stati nazionali.

Anche i processi di recupero territoriale iniziati negli anni ’60 sono stati schiacciati dalla violenza e dalla morte. Tuttavia, negli ultimi vent’anni diverse comunità hanno iniziato nuovi processi di recupero, che non si limitano solo al territorio, ma anche ai costumi, alla spiritualità, al linguaggio e alla storia portati via dagli eserciti vittoriosi.

Attualmente, i Mapuche, uno dei più numerosi popoli nativi del mondo, sono protagonisti di una rivolta senza precedenti: le loro comunità, pur condividendo la rivendicazione della loro identità culturale, rimangono autonome l’una dall’altra. E molti conducono forti difese della “madre terra”, opponendosi a progetti estrattivi di diversi tipi: silvicoltura, estrazione mineraria, idroelettrica, compagnie petrolifere.

Per questo motivo, visti gli investimenti milionari delle multinazionali, gli stati argentino e cileno hanno iniziato una nuova crociata contro il popolo Mapuche, che include omicidi e una sistematica persecuzione attraverso la giustizia, le forze statali e i media.

Le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno. Nel frattempo, il mondo guarda dall’altra parte ma il popolo Mapuche continua a resistere.

Vincent Tremeau porta infine un progetto ideato e voluto dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), che racconta i sogni delle bambine intrappolate nei conflitti.

Una persona su 70 è coinvolta in una crisi umanitaria in questo momento. Le più colpite sono bambine e ragazze che a cui viene spesso negato il diritto a ricevere un’istruzione.  Durante la siccità, le ragazze hanno maggiori probabilità di perdere la scuola, poiché sono necessarie per raccogliere l’acqua e prendersi cura della famiglia.

Questa dura realtà raramente fa notizia. E questa mostra ha l’obiettivo di documentare ciò che viene spesso ignorato: le speranze e i sogni delle ragazze intrappolate nelle crisi.

Tutte di età compresa tra i 6 ei 18 anni, le ragazze qui ritratte si sono vestite per mostrarci chi vogliono essere quando saranno grandi, usando oggetti di fortuna trovati nelle loro immediate vicinanze.

Dottoresse, insegnanti, giornaliste, pilote, poliziotte, imprenditrici, giocatrici di basket….

Queste immagini evidenziano il ruolo cruciale dell’istruzione per le ragazze nelle crisi umanitarie, per garantire la loro sicurezza e opportunità future.


[1] https://www.nationalgeographic.com/animals/article/life-changing-lessons-of-the-last-male-northern-white-rhino

Federico Emmi

Cover Image: ©Ami Vitale

1 reply to Cascina Roma Fotografia. “Connessioni: diritti, ambiente, conflitti”

  1. Che peccato non poterci essere, sarebbe stato bellissimo averlo anche qui a Roma.

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