Note di storia

Chissà se Sergio Leone avesse in mente di raccontare nel film, ahimè mai realizzato, sull’assedio di Leningrado, la tumultuosa storia di un uomo, un musicista che tanto ha dato a Leningrado e alla Russia: Dmitri Shostakovic.

La vena epica di Leone era probabilmente in affinità elettiva con la carica straordinariamente leggendaria della sinfonia che Shostakovic scrisse per la popolazione di Leningrado: la sinfonia 7 “Leningrado”.

Colpisce sempre a rileggerlo e si scolpisce nella memoria, lasciando qualche brivido, un episodio che viene raccontato da Harrison Salisbury nel suo bel libro “I 900 giorni: l’assedio di Leningrado” in cui si racconta che Il compositore sovietico, nel settembre 1941 invita i suoi amici e colleghi del conservatorio di Leningrado ad ascoltare la partitura della nuova sinfonia composta in pochissimi giorni dal giovane e brillante musicista.

Leningrado da pochi giorni è sotto assedio della Wehrmacht che si trova a pochi chilometri dalla città, simbolo della rivoluzione d’ottobre, culla del comunismo dei soviet, splendente città neoclassica, frutto dell’ingegneria e dell’architettura europea e italiana.

Mentre egli esegue la partitura al pianoforte, scattano le sirene dell’allarme aereo: la Lutwaffe inizia uno di quei micidiali bombardamenti sulla città che per 900 giorni devasteranno Leningrado.

Imperterrito, nell’imbarazzo generale, mentre gli allarmi aerei si susseguono e i boati delle bombe emettono le loro implacabili sentenze sulle persone e le cose, il nostro Dmitri continua a suonare come se la musica fosse intoccabile, indistruttibile, o semplicemente superiore alle umane tragedie.

Ecco forse un epico Leone avrebbe potuto raccontare questa scena, questa emozione collettiva, dando un senso profondo a questa storia che richiama ad una sorta di eterno ritorno della tragedia classica.

Probabilmente ci sono poche opere musicali in cui troviamo una relazione così stretta tra la storia e la musica. In questo caso, particolare caso, si materializza un’indistinguibile fusione della vita con la musica: parliamo di una vita di un popolo, di una tragedia collettiva, del rapporto costante con la morte, ma anche con la scelta disperata di non fare alcun passo indietro. Non solo la storia di Leningrado sotto assedio è straordinariamente raccontata in questa sinfonia, ma anche le stesse peripezie della partitura della sinfonia hanno qualcosa che oggi potremmo definire da film di avventura.

Intorno alla Settima, diventata famosa come inno alla vittoria dei russi e in qualche modo anche degli alleati contro il Terzo Reich, si inestrica una storia che si fa anche mito.

Il compositore Shostakovic inizia a scrivere la partitura a Leningrado nell’estate del’41 mentre presta servizio attivo presso il corpo dei pompieri, ma ben presto la situazione nella città si fa sempre più drammatica e pericolosa: il governo decide la sua evacuazione a Kujbysev, dove completerà la partitura della sinfonia e dove questa fu eseguita la prima volta nel marzo 1942. Ma la storia a questo punto si fa ancora più dura e rende onore, senza falsa e superflua retorica, al valore che la musica può svolgere per sostenere, determinare ancora di più e qualificare lo spirito di un’epoca: se l’attacco della terza di Beethoven irrompe nella storia dichiarando il suo amore e stima, poi rinnegato, verso lo spirito del tempo a cavallo di hegeliana memoria (Napoleone), la settima segna il tempo della dura e ferocia determinazione. Ad ogni costo bisognava portare questa partitura alla città assediata e affamata.  

Sotto assedio, dopo un inverno durissimo, il primo di tre lunghi anni, gli abitanti di Leningrado aspettavano con ansia questa composizione, come un segno di forza, di vittoria e di emancipazione dalla morte che pervadeva ogni strada e ogni minuto di vita di ogni singola donna e uomo. Alla fine il 2 luglio 1942 un aereo sovietico riesce a violare l’anello di fuoco che isolava Leningrado dal resto del mondo e ad atterrare con i quattro volumi della partitura.

Pur essendo arrivata a destinazione, l’impresa era ancora in salita perché su più di cento musicisti dell’Orchestra sinfonica di Leningrado, vivi ne erano rimasti poche decine, molti in condizioni fisiche precarie, incapaci di camminare. Fu una corsa contro il tempo per l’esecuzione che fu eseguita poi il 9 agosto 1942. Quel giorno era stato deciso di suonare in città la sinfonia perché i tedeschi avevano dichiarato a gran voce, sebbene ciò non avvenne, che in quella data sarebbero entrati nella città di Lenin: in un’atmosfera cupa, irreale e piena di tensione, fu eseguita la settima alla Sala della Filarmonica della città, mentre l’artiglieria sovietica lanciava, poco prima dell’esecuzione, una massiccia offensiva per impedire ai tedeschi di bombardare la città e la sala. Molti degli orchestrali per suonare quel giorno furono richiamati dal fronte vista la mancanza di personale.

Il resto è storia più o meno conosciuta: la sinfonia sarà ascoltata nel mondo da decine di milioni di persone, nell’occidente il nome di Shostakovic diventerà noto al grande pubblico.

Quanta sofferenza in queste note, l’ethos di un mondo tragico e orgoglioso di andare fino in fondo e che sapeva da che parte stare ancora risuona attraverso queste note.

Buon ascolto.

Danilo Ruggieri