Dall’8 luglio al 22 novembre 2026 Palazzo Diedo, a Venezia, ospita PENUMBRA, la mostra che riunisce Kelsey Lu e la fotografa Yumna Al-Arashi. Presentata da Berggruen Arts & Culture e Monteverde Productions,l’installazione nasce da una performance realizzata nello stesso palazzo il 7 maggio e trasforma ciò che è rimasto di quell’azione in un nuovo lavoro.
Kelsey Lu è una musicista e artista multidisciplinare originaria di Charlotte, in North Carolina. Dopo una formazione classica come violoncellista, ha sviluppato un percorso che unisce musica, performance e arti visive. Nel 2019 ha pubblicato il suo primo album, Blood. Il 12 giugno 2026 è uscito So Help Me God, il suo secondo album, arrivato sette anni dopo il precedente. Le dieci tracce alternano pulsazioni elettroniche, chitarre distorte e crescendo corali, muovendosi tra devozione, desiderio, rottura e rinascita.
È dall’universo musicale e visivo di questo disco che prende forma PENUMBRA, nata inizialmente come sua estensione immersiva e sviluppata attraverso il movimento, la fotografia e gli spazi di Palazzo Diedo.
Il progetto è stato presentato per la prima volta il 7 maggio 2026, con una performance nella quale musica, corpi e immagini occupavano insieme le sale del palazzo veneziano. Non era però un concerto frontale. Il pubblico e gli interpreti si muovevano nello stesso ambiente, mentre la musica eseguita da Kelsey Lu con Alicia Hall Moran, Mikael Darmanie e Lady Jess si univa ai movimenti ideati da Josh Johnson e all’intervento visivo realizzato con Yumna Al-Arashi.
La performance era costruita come un passaggio attraverso tre dimensioni. La prima era quella della terra, legata alla sabbia nera, alla gravità, all’impronta, all’attrito e alle proprie origini. La seconda era il sogno, associato all’improvvisazione, alla memoria frammentata e al movimento subconscio. Nell’ultima, definita cielo o collasso, la musica assumeva la forma di una preghiera e attraversava momenti di rottura, contemplazione e abbandono.
Una volta conclusa la performance sono rimasti materiali e segni: la terra sparsa e calpestata, il carboncino, il suono e le immagini. La mostra prende avvio proprio da queste tracce. Non ricostruisce quanto accaduto il 7 maggio, ma utilizza ciò che ne è rimasto per dare forma a una nuova installazione.
In questo passaggio, le fotografie di Yumna Al-Arashi assumono un ruolo centrale. Le immagini nate dalla collaborazione con Kelsey Lu avevano già contribuito a definire il linguaggio visivo della performance di maggio, incentrata sul rapporto con la terra, sulla violenza della cancellazione e sulle forme di resistenza e sopravvivenza. Nella mostra sono trasferite su grandi superfici trasparenti che scendono dal soffitto e lungo le pareti, sovrapponendosi all’architettura del palazzo.
L’idea è nata anche dall’osservazione degli affreschi veneziani. Durante una visita in città, Yumna Al-Arashi aveva riconosciuto nelle superfici stratificate dei palazzi un’affinità con il processo creativo seguito da Kelsey Lu per So Help Me God. Nell’installazione le immagini sembrano così proseguire lungo le pareti di Palazzo Diedo, coprendole senza nasconderle completamente. La trasparenza dei supporti mantiene visibili sia la fotografia sia l’architettura, creando una sovrapposizione nella quale nessuna delle due prevale sull’altra.

Accanto alle immagini sospese si trovano i disegni a carboncino realizzati utilizzando la terra frantumata e sparsa sul pavimento durante la performance. Impronte, segni e figure si accumulano sui fogli disposti lungo le pareti, insieme a partiture musicali e piccoli oggetti. Anche questi elementi conservano il passaggio dell’azione avvenuta a maggio e mettono in relazione l’opera con gli strati sui quali poggia Venezia: terra, acqua, marmo e luce.


Yumna Al-Arashi è un’artista, regista e scrittrice. Il suo lavoro esplora questioni legate alla storia, all’identità e al potere, con particolare attenzione alla rappresentazione delle donne, del mondo arabo e dell’ambiente. Le sue opere sono state presentate, tra gli altri, al MoMA PS1 e all’International Center of Photography di New York, all’Helmhaus di Zurigo e all’Institut du monde arabe di Parigi. Nel 2024 Edition Patrick Frey ha pubblicato la sua prima monografia, Aisha.
Al centro dell’installazione rimane il corpo. Nelle fotografie di Yumna Al-Arashi si fa vaso, archivio e luogo di potere. Appare raddoppiato, piegato o sospeso e, attraverso la trasparenza dei teli, entra nello spazio di Palazzo Diedo senza assumere mai una forma completamente stabile.
Palazzo Diedo, Kelsey Lu in dialogo con Yumna Al-Arashi
Dall’8 luglio al 22 novembre 2026
Per maggiori informazioni: Berggruen Arts & Culture
Silvia Donà