Vivian Maier Inedita: il suo “spazio di libertà” in mostra a Torino

Da oggi e sino al 26 Giugno 2022 è possibile visitare a Torino la mostra di Vivian Maier dal titolo “Vivian Maier Inedita”, presso le Sale Chiablese dei Musei Reali.

Curata da Anne Morin e co-organizzata da diChroma e dalla Réunion des Musées Nationaux – Grand Palais, la mostra è prodotta dalla Società Ares srl con i Musei Reali e il patrocinio del Comune di Torino e sostenuta dal progetto Women in Motion, ideato da Kering per valorizzare il talento artistico delle donne.

Presso i Musei Reali di Torino, dal 9 Febbraio al 26 Giugno 2022 la mostra “Vivian Maier – Inedita” (foto di Luisa Raimondi)

Vivian Maier nasce a New York nel 1926 da madre francese e padre austriaco, trascorre gran parte della sua giovinezza in Francia ma torna a vivere in America nel 1951 e si guadagna da vivere come tata presso diverse famiglie. 

La sua non è dunque una fotografia professionale ma di pura vocazione, urgenza, potremmo dire, considerato che non usciva mai di casa senza la sua fotocamera e che nel tempo ha accumulato un impressionante numero di rullini. 

Il nome di questa fotografa diventa noto al grande pubblico grazie al ritrovamento di parte del suo materiale ad opera dell’agente immobiliare John Maloof, finito all’asta a causa del mancato pagamento da parte di Vivian alla compagnia dove lo aveva immagazzinato. Dal 2007 Maloof inizia a cercare i lavori di questa misteriosa fotografa dando vita ad un archivio di oltre 120.000 negativi.

La mostra torinese, che segue la tappa francese ospitata al Musée du Luxembourg, accoglie più di 270 fotografie e si definisce “Inedita” da un lato perché propone fotografie mai esposte prima, tra cui immagini scattate a Torino e Genova nel 1959, dall’altro perché viene dato spazio ad un altro linguaggio amato dalla Maier, quello del cinema e delle riprese video, linguaggio peraltro portato anche nella sua produzione fotografica e forse sinora trascurato nelle esposizioni che l’hanno riguardata.

L’esposizione si articola in diverse sezioni, ognuna strutturata attorno ad un tema particolare che legge trasversalmente l’immensa opera fotografica e videografica dell’autrice: autoritratti, strade, ritratti, gesti, cinetismo, colore, infanzia e forme. Troviamo che la scelta espositiva della curatrice sia di grande efficacia nella lettura della Maier perché ci guida e ci prende per mano nella scoperta del fil rouge della sua produzione: lo sguardo acuto, attento, preciso di una fotografa che pare dedita allo scatto compulsivo, ma in realtà ha la capacità di captare e comporre frammenti di vita nello spazio dell’inquadratura con la precisione di un cecchino esperto. È proprio nel ritrovare con immediatezza lo sguardo della Maier, piacevolmente costretti nello spazio quadrato delle sue immagini da Rolleiflex, che possiamo per certo dire che nelle sue foto prima che i soggetti che riprende noi ritroviamo innanzitutto lei, Vivian, a differenza di quanto accade con altre immagini di street photographers, tutto ciò non certo soltanto per il considerevole numero di autoritratti.

Quando si esce da questa mostra non si sono solo conosciuti i volti degli americani o degli italiani degli anni ’50 e ’60, ma sembra proprio di avere passato del tempo con lei, con la Maier. Suggestione resa ancora più vivida dalla presenza dei filmati che ha realizzato: i movimenti registrati dalla sua Super 8 che più colpiscono non sono soltanto quelli dei suoi soggetti (anche se certamente a volte pare proprio di toccare quegli uomini, quelle donne o quei bambini che camminano per le strade) ma piuttosto quelle della macchina da ripresa, quelli delle sue inquadrature che ci riportano Vivian, il suo occhio puntato a ciò che le sta davanti, le sue braccia e mani a reggere lo strumento che utilizza per relazionarsi al mondo.

Potenza delle sue immagini, unita alla scelta espositiva ed alla storia affascinante di una fotografa che non aveva evidentemente tra le sue priorità quella di mostrare le sue fotografie e, forse proprio perché ci parla postuma senza averne espresso la volontà in vita, riesce a farsi sentire ancora di più.

Indovinata a questo riguardo anche la scelta di portare in mostra la Rolleiflex, la Leica ed uno dei cappelli di Vivian: bastano questi tocchi a rendere davvero immersiva questa esposizione, senza necessità di chissà quali effetti speciali.

Il cappello di Vivian Maier in mostra presso i Musei Reali di Torino (foto di ©Luisa Raimondi)

Correda la mostra il prezioso catalogo edito da Skira, curato minuziosamente nelle scelte grafiche di gran gusto, nei materiali e nell’impaginazione. Il volume peraltro non contiene soltanto le fotografie esposte a Torino, ma anche tre saggi di grande interesse: “Sette meno dieci” di Ann Morin, la curatrice, “Rapide occhiate e vedute in movimento” di Christa Blümlinger e “Un destino” di Ann Marks. Un libro che consigliamo vivamente di avere nella propria libreria se si ha a cuore la storia di Vivian Maier. 

Il curatissimo catalogo della mostra, edizioni Skira

Concludiamo riflettendo sulla citazione che Ann Morin ha voluto in apertura del suo testo, nel catalogo della mostra. Si tratta di una frase di Henry David Thoreau «Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto»; è tratta dal celeberrimo “Walden”, un inno alla libertà.  Ed è proprio questa che la curatrice (e tutti noi) ama di Vivian: «una fotografa amatoriale che cercava nella fotografia uno spazio di libertà». Concetto che ci ha ripetuto in risposta ad una domanda che abbiamo voluto porle al termine della conferenza stampa dell’8 Febbraio, a Torino: ci siamo chiesti e l’abbiamo interrogata su quanto sia stato lecito aver svelato al mondo le fotografie di una donna che non ha mai reso pubblico nulla quando era in vita, che conservava i suoi rullini (molti addirittura non sviluppati) nei tanti scatoloni che si portava con sé di casa in casa, accolta dalle varie famiglie presso cui prestava la sua mansione di tata. Ne abbiamo violato la volontà, o, al contrario, nel suo conservare tutto minuziosamente ci stava in qualche modo invitando a non dimenticarla?

Ann Morin ammette che non è semplice rispondere a questo quesito, ma chi si è occupato dell’opera di questa grande fotografa ha avuto la netta impressione che ella «abbia lasciato la porta aperta», e, ricordando quanto sosteneva Virginia Woolf, «le donne sono tutte legate le une alle altre e quando una donna lascia la porta aperta e amplia lo spazio attorno a sé, come “spazio di libertà”,  questa nuova dimensione passa ad un’altra donna, poi ad un’altra ed un’altra ancora; è con questo sentire che noi abbiamo voluto raccogliere la memoria di questa donna e renderle omaggio, con estremo rispetto ed insieme a partner che hanno compreso e condiviso questa filosofia. Ringrazio quindi Vivian Maier perché grazie alla sua tenacia è diventata un esempio per tutte le donne.».

Avventuratevi dunque nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino, per raccogliere memoria e sguardo di una donna straordinaria.

Presso i Musei Reali di Torino una bambina ritratta da Vivian Maier e, nell’altra sala, lo sguardo di una donna sorpresa dalla Maier ci richiamano l’attenzione inesorabilmente. (foto di ©Luisa Raimondi)
La Conferenza Stampa presso il Palazzo Reale di Torino, da destra: Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali di Torino, Edoardo Accattino, amministratore Ares Srl e Ann Morin, curatrice , con la traduttrice simultanea. (foto di ©Luisa Raimondi)

Luisa Raimondi

Orari:

dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.00; sabato e domenica dalle 10.00 alle 21.00

(ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)

Biglietti:

Intero: € 15,00; Ridotto: € 12,00; 

over 65, insegnanti, ragazzi tra 18 e 25 anni, gruppi, giornalisti non accreditati

Ridotto ragazzi: € 6,00

ragazzi tra 12 e 17 anni compiuti

Pacchetto famiglia: 

fino a due adulti € 12,00 cad. e ogni ragazzo tra 12 e i 17 anni € 6,00 cad.

Gratuito:

possessori dell’Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta, Torino+Piemonte card, bambini da 0 a 11 anni, persone con disabilità, dipendenti MiC, giornalisti in servizio previa richiesta di accredito all’indirizzo info@vivianmaier.it

Informazioni:

Tel. 338 169 1652; info@vivianmaier.itwww.vivianmaier.it