Wandering Jew

Oggi è la giornata della Memoria.

Sappiamo bene quanto la fotografia sia importante per ricordare e testimoniare, pur con tutti i suoi limiti.

Quanto lo sia stata anche per raccontare l’orrore dell’Olocausto, cui è difficile credere anche di fronte alle fotografie. Nei lager c’era spesso uno studio fotografico, dove gli internati venivano fotografati e solo grazie al coraggio di alcuni, stampe e negativi sono giunti sino a noi.

Tra le varie terribili testimonianze, oggi noi preferiamo però portare alla vostra attenzione un lavoro dal volto più umano, che racconta una vicenda colma di speranza.

Per vederlo dal vivo occorre prendere un aereo che ci porti a Est, molto a Est: in Giappone. In particolare dobbiamo arrivare fino a Kōbe, allo Hyōgo Prefectural Museum of Art; lì troveremo appese in una sala un corpo di sole ventidue fotografie chiamato “Wandering Jew” (a volte è citato come “Displaced Jew”)

Per conoscere a fondo l’origine di questo lavoro, dobbiamo risalire fino in Lituania, a più di 11.000 km di distanza da Kōbe, dove nel 1940 ebrei polacchi e cechi cercavano rifugio. 

Una terra dove ebbero la fortuna di incontrare a Kaunas Jan Zwartendijk, il console olandese, allora direttore della filiale locale della Philips.

Animato da grandissimo senso di Giustizia, Zwartendijk riuscirà a donare a migliaia di Ebrei (circa 6000) una via di fuga dall’infausto destino di tanti altri. L”Angelo di Curaçao” così lo chiamarono i profughi, perché indefessamente per tre settimane firmò i visti per le Antille Olandesi. I migranti avrebbero dovuto viaggiare sulla Transiberiana, raggiungere Vladivostok, traghettare in Giappone e poi dirigersi alle Antille. 

L’operazione gli riuscì (in parte) grazie anche alla collaborazione con il console giapponese Chiune Sugihara, che a sua volta concesse il visto di transito dal Giappone.

Di Sconosciuto – Японский "Шиндлер" – Тиуне Сугихаха (Japanese "Schindler" – Chiune Sugihara). LiveInternet [1], Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=692904
Di Huddyhuddy – Scansione personale, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33497084

I due non si sono mai incontrati, né conosciuti personalmente, ma senza questa insolita cooperazione, 6000 anime sarebbero andate incontro a morte certa.

La storia di questa vicenda è narrata, con dovizia di particolari e racconti personali, da Jan Brokken nel suo libro “I giusti”, edito da Iperborea nel 2020, del quale vi consigliamo la lettura vivamente.

“I giusti” di Jan Brokken; ed. Iperborea, 2020.

A onor del vero la presenza ebraica in Giappone era già stata in qualche modo auspicata dal “Piano Fugu”, un piano segreto giapponese che prevedeva il ripopolamento della Manciuria, invasa dai Giapponesi, grazie alla migrazione degli ebrei scappati dalla Europa nazista, sui cui capitali e abilità finanziarie i nipponici contavano per creare una sorta di ricco stato cuscinetto verso l’Unione Sovietica. Il piano seguì di fatto vie non ufficiali, poiché il patto di non aggressione tra Russia e Germania non consentiva il passaggio di ebrei dalla Europa al Giappone e l’alleanza di quest’ultimo con la Germania non ne favorì certamente la riuscita. 

Se il piano avesse davvero funzionato avrebbe salvato molte più vite, ma le pressioni naziste furono comunque fortissime e lo fecero fallire.

In questo senso l’opera salvifica di Sugihara e Zwanterdijk è da considerarsi ancor più importante.

Certamente in Giappone non arrivarono ricchi banchieri, ma persone, famiglie sfinite dal viaggio, con indosso solo poveri vestiti e allo stremo delle forze. 

In Kōbe trovarono l’accoglienza insieme allo stupore degli autoctoni, suscitando anche la curiosità di un gruppo di Osaka di sei fotografi sperimentali, il Tanpei Shashin Kurabu che, su proposta di uno di loro (Nakaji Yasui) , organizzò una esposizione fotografica a tema, quella oggi esposta al Museo giapponese sopra citato, “Wandering Jew”. Non è facile trovare online le fotografie di questo lavoro, anche perché spesso hanno didascialie  in giapponese. Per questo vi lasciamo alcuni link per la visione, senza incorrere in problematiche di violazione di copyright:

Displaced Jews (Faces in Profile);

Displaced Jews: Mother;

Displaced Jews: Window.

Sul 24Ore di oggi esce un articolo a cura di Roberto Galullo che con dati alla mano ci informa che la piaga dell’antisemitismo è ben lontana dall’essere guarita. Cito: «Nel 2019 l’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) di Milano ha registrato 251 episodi di antisemitismo – di cui 173 da post sul web, che è sempre più con i social la nuova frontiera dell’odio – un numero nettamente superiore rispetto a quello del 2018 (197). La crescita di episodi di antisemitismo e l’aumento di attacchi e offese nel Web – spiega la Fondazione – sono collegate a vicende che riguardano direttamente o indirettamente gli ebrei o Israele. La seconda metà del 2019 si è caratterizzata per due fenomeni significativi che hanno riguardato i temi dell’antisemitismo e della memoria della Shoah: una crescita dei fenomeni di intolleranza e di negazionismo che ha portato il Governo a istituire la figura del Coordinatore per la lotta all’antisemitismo e il dibattito politico che ha gravitato attorno alla figura della senatrice Liliana Segre

Per questo vorrei concludere l’articolo riportando le prime parole dal capitolo “A Kōbe, la casa con le imposte verdi” dal libro di Brokken sopra citato: «Piovevano fiori di ciliegio quando Marcel Wejland arrivò a Kōbe. Amò la città da subito, così come, durante il viaggio in treno da Tsugara sul mar del Giappone a Kōbe sull’Oceano Pacifico, il Paese l’aveva immediatamente affascinato. Mezzo secolo più tardi, Marcel avrebbe descritto il suo soggiorno in Giappone come un “intermezzo pacifico fra le nostre peregrinazioni”. La traversata da Vladivostok a Tsuruga non l’aveva portato da un Paese all’altro, ma “si rivelò il passaggio da una stagione all’altra e da un mondo a un altro molto migliore. Da un inverno rigido a una splendida primavera, con inattesi fiori di ciliegio e belle ragazze che indossavano chimono multicolori e sembravano bamboline. Fu così: via dall’oscurità e finalmemente nel sole…”.».

Sia Zwartendijk che Sugihara sono stati nominati “Giusti tra le Nazioni”.

Luisa Raimondi

Qualche spunto e curiosità, che vi suggeriamo per scoprire questa vicenda

Fotografie di Sugihara e Zwanterdijk .

Piano Fugu .

La nave che salvò gli Ebrei lituani .

Francobolli lituani con l’effige di Sugihara .

Potete conoscere la storia di Sugihara anche tramite il film realizzato da Linda Royal, discendente di un sopravvissuto, che narra della vicenda di Chiune Sugihara; su Australianculturalfund potete ascoltare Linda, o consultare il sito web del film, o la pagina Facebook.

Anche ascoltare in questo video le parole di un uomo che, da bambino, ha vissuto questa avventura, ci aiuta a ricordare.

Esiste anche una tesi su questo lavoro.