Nel tempo dell’accesso permanente, in cui ogni gesto produce un’immagine e ogni immagine reclama attenzione, la fotografia rischia di confondersi con il semplice atto del registrare. Guardiamo, archiviamo, condividiamo. Ma vediamo ancora?
È una domanda che attraversa in filigrana tutto il nostro presente visivo. Perché se è vero che gli strumenti si sono moltiplicati e la tecnologia ha ridotto quasi a zero la distanza tra intuizione e pubblicazione, è altrettanto vero che la responsabilità dello sguardo non è mai stata così grande. Fotografare oggi significa scegliere: cosa includere, cosa lasciare fuori, quanto tempo concedere a un’immagine perché diventi racconto e non soltanto consumo.
Dentro questa tensione – tra immediatezza e intenzione – si muove anche l’industria. I produttori non offrono soltanto dispositivi, ma ipotesi di relazione con il mondo, grammatiche possibili, promesse di esperienza. La domanda, allora, diventa interessante: in che modo un sistema fotografico può accompagnare il passaggio dall’automatismo alla consapevolezza? Come si intercetta un autore che magari ancora non sa di esserlo?
Il lancio della Canon EOS R6 Mark III insieme al nuovo RF 45mm f/1.2 si colloca esattamente qui, in uno spazio dove performance e cultura dell’immagine si incontrano. Per comprenderne il significato abbiamo scelto di parlare non solo di caratteristiche tecniche, ma di scenari, comunità, formazione, accesso.
Ne abbiamo discusso con Alessandro Montanini, Marketing Director della divisione ITCG di Canon Italia, provando a leggere attraverso il mercato le traiettorie della fotografia che verrà.
Viviamo sommersi da immagini ma non sempre da fotografia consapevole: per Canon questo ha spostato il valore percepito della fotografia o lo ha semplicemente trasformato in qualcosa di nuovo?
Canon interpreta questo fenomeno come una trasformazione, non come una perdita di valore. La fotografia oggi è sempre più legata alla creazione di contenuti e alla condivisione immediata, ma questo non significa superficialità: è un’evoluzione verso esperienze più personalizzate e connesse. Il nostro obiettivo è accompagnare le persone in questa transizione, offrendo strumenti che stimolino creatività e consapevolezza, e che permettano di passare da uno scatto “casuale” a una fotografia pensata, capace di raccontare storie e emozioni.
In termini di mercato e comunicazione, quali leve oggi funzionano di più per coinvolgere persone abituate a fotografare solo con lo smartphone e portarle verso un’esperienza fotografica più intenzionale?
Il primo passo è parlare il linguaggio dei creator: Canon collabora con influencer, sviluppa contenuti pensati per piattaforme social e crea campagne che mostrano il valore aggiunto di una fotocamera rispetto allo smartphone. Sul piano prodotto, proponiamo soluzioni che vanno dalle Portable Printer (Zoemini, QX20, Selphy CP1500) alle nuovissime fotocamere della serie PowerShot V mirrorless pensate per Content Creator che desiderano fare un salto di qualità senza rinunciare alla semplicità. L’approccio è inclusivo: rendere la fotografia accessibile, stimolante e creativa, mostrando che dietro ogni immagine c’è un mondo di possibilità espressive.

Quanto contano oggi community, ambassador, workshop ed eventi fisici nel creare cultura fotografica e nel generare domanda? Qual è la formula che vedete più efficace in Italia ed Europa?
Contano moltissimo. La fotografia è esperienza, e gli eventi fisici come RE-FRAME dimostrano quanto il contatto diretto sia insostituibile per creare cultura e ispirazione. Canon investe in ambassador, workshop e attività sul territorio, ma integra tutto con contenuti digitali. La formula vincente è ibrida: esperienze fisiche che si amplificano online, creando un ecosistema in cui l’utente trova formazione, ispirazione e community. Penso soprattutto al nuovo format di servizi esclusivi che abbiamo pensato per amatori e professionisti: un webinar mensile gratuito on line per tutti gli acquirenti di EOS R8 tenuto da Stefano Catalani (Product Specialist Imaging) e un workshop face to face con il nostro Pro Segment Specialist Matteo La Torre per tutti i professionisti che hanno acquistato una EOS R1.
Un tempo la fascia “entry level” sotto i 1000€ era il punto d’ingresso nel sistema: cosa l’ha sostituita? Come state intercettando i nuovi ingressi nel mondo Canon senza quella scala di accesso tradizionale?
Oggi il punto d’ingresso è rappresentato dalle mirrorless APS-C come EOS R50, R10 e R100: leggere, accessibili e compatibili con l’intero sistema RF. Non sono una “seconda scelta”, ma una proposta complementare che consente di crescere gradualmente. Offrono qualità elevata, autofocus intelligente e possibilità di espandere il proprio kit nel tempo, mantenendo la compatibilità con ottiche professionali. EOS R100, in particolare, è pensata per chi cerca semplicità e convenienza senza rinunciare alla qualità Canon, rappresentando il primo passo ideale per entrare nel mondo delle mirrorless.

Le compatte stanno vivendo un ritorno d’interesse: moda estetica o segnale di una nuova esigenza d’uso? Che lettura ne dà Canon osservando i dati globali e locali?
Il ritorno delle compatte non è solo moda. Dai dati globali e locali emerge che le compatte stanno intercettando due trend principali:
- Ricerca di semplicità e immediatezza: Dopo anni di predominio dello smartphone, una parte di utenti desidera un dispositivo dedicato alla fotografia, che offra qualità superiore senza la complessità di una mirrorless. Le compatte rispondono a questa esigenza con praticità, leggerezza e funzioni intuitive.
- Valore emozionale e lifestyle: Le compatte premium, in particolare, sono percepite come oggetti di design e status, legati a un’esperienza fotografica più consapevole. Questo le rende attrattive per chi cerca un prodotto che unisca estetica e performance.
In sintesi: è il segnale di una nuova esigenza d’uso, dove la compatta diventa complemento allo smartphone per chi vuole più qualità e creatività senza rinunciare alla portabilità.
Se si tornasse a una produzione più ampia di compatte, la priorità sarebbe semplicità e immediatezza oppure differenziazione netta dallo smartphone con funzioni o esperienze che quest’ultimo non può offrire?
La priorità sarebbe la differenziazione: non competere sul terreno dello smartphone, ma offrire esperienze creative uniche. Questo significa qualità ottica, sensori più performanti, controlli manuali e funzioni pensate per chi vuole raccontare storie con più libertà. Non solo semplicità, ma valore aggiunto per chi cerca più controllo e qualità.

Guardando al lancio di oggi, dove si colloca commercialmente la EOS R6 Mark III: quali segmenti e utilizzi volete conquistare e con quale proposta di valore rispetto alla generazione precedente e ai competitor?
EOS R6 Mark III si colloca tra EOS R5 Mark II e R8: prestazioni professionali in un corpo compatto, prezzo sotto i 3.000€. È una fotocamera ibrida, pensata per fotografi di eventi, sport, natura e ritratti (circa il 60% del target) e videomaker/content creator (circa il 40%). Offre 40fps, pre-capture, AF avanzato con 6097 punti, stabilizzazione fino a 8,5 stop e video 7K RAW Light. Rispetto alla generazione precedente, introduce funzioni ereditate dalle ammiraglie, mantenendo accessibilità e versatilità. Canon punta su ecosistema RF, qualità colore e affidabilità operativa, offrendo un prodotto che unisce performance professionali e facilità d’uso, con un rapporto prezzo/prestazioni competitivo.
Insieme al corpo macchina arriva anche il 45mm f/1.2, un’ottica che sembra parlare direttamente alla fotografia di ritratto, di racconto e persino alla street. Qual è la filosofia progettuale che c’è dietro questa lente e quale pubblico immaginate possa accoglierla con più convinzione, in termini di stile, esperienza e modo di intendere la fotografia?
Il 45mm f/1.2 nasce per offrire esperienze creative premium fuori dalla serie L: apertura luminosa, qualità elevata e compattezza. È pensato per fotografi che amano il ritratto, la street e lo storytelling, e che cercano uno strumento capace di dare carattere alle immagini. La filosofia è democratizzare la qualità professionale, offrendo un’ottica versatile e accessibile a chi vuole distinguersi per stile e espressività.
I dazi stanno ridisegnando i conti a livello globale: quali ricadute concrete vedete su prezzi, supply chain e marginalità in Europa e in Italia, e quali contromisure commerciali o di portafoglio state valutando?
I dazi sono una variabile complessa che impatta filiera e costi. Canon affronta la sfida con una visione globale: tutela del cliente, continuità operativa e stabilità dei prezzi. Le contromisure includono ottimizzazione della supply chain, diversificazione delle rotte logistiche e strategie di portafoglio per mantenere qualità e disponibilità, anche in un contesto internazionale in evoluzione.
In un mercato di cicli rapidi, come valorizzate la “longevità” del prodotto (aggiornamenti, assistenza, tenuta del valore) per fidelizzare il cliente e sostenere il valore del sistema nel medio periodo?
Canon valorizza la durata con aggiornamenti firmware, assistenza dedicata e compatibilità di sistema. L’obiettivo è sostenere il valore nel medio periodo e fidelizzare il cliente, anche in un mercato di cicli rapidi. Offriamo programmi di supporto, estensioni di garanzia e un ecosistema che permette di integrare nuove tecnologie senza abbandonare gli investimenti già fatti.
a cura di Federico Emmi