Che hai fatto in tutti questi anni. Un libro di Piero Negri Scaglione

C’era una volta in America, settimo e ultimo film di Sergio Leone, ancora oggi è considerato uno dei film più belli mai realizzati, lo stesso Leone disse: «Dico a tutti che si tratta del mio film migliore, probabilmente è cosí e di sicuro lo penso davvero, ma quel che voglio precisamente dire è che C’era una volta in America sono io». Lo è per diverse ragioni: la sceneggiatura, la scenografia, la recitazione, i costumi, la musica, ma soprattutto il travagliato montaggio. A raccontarne la genesi fino alla sua realizzazione, l’avventura, ci ha pensato Piero Negri Scaglione, giornalista e scrittore, con il libro intitolato Che hai fatto in tutti questi anni e pubblicato dalla casa editrice Einaudi.
Il titolo è tratto da una battuta dello stesso film, la pronuncia Fat Moe, Noodles gli risponde: sono andato a letto presto. «La battuta che tutti ricordano… – racconta Enrico Medioli nel libro – è mia, ed è un furto, che nessuno riconosce. Da Proust! Longtemps je me suis couché de bonne heure».

In effetti, il film deve molto alla memoria involontaria e all’intermittenza del cuore proustiana, così come la scelta – un suggerimento azzeccato – di scrivere il libro in prima persona. Diviso in sette capitoli, tanti quanti i film diretti da Sergio Leone, Che hai fatto in tutti questi anni è il racconto di un desiderio, quello di girare un film, che ha alla base il libro Mano Armata pubblicato da Longanesi, scritto da Harry Gray, pseudonimo di Herschel Golderberg e che racconta la sua vita da gangster. Piero Negri Scaglione accende subito la curiosità del lettore, che prima di tutto è la sua, con un lavoro meritorio, risolve con pazienza il mistero delle diverse pubblicazioni, ma soprattutto del suo autore e lo fa inserendo aneddoti e intervistando.

Le interviste, in effetti, sono i contributi più interessanti, come quella realizzata durante il lockdown del 2020 a Robert De Niro, ma nei dieci anni precedenti ce ne sono altre a persone che hanno contribuito in maniera determinante alla realizzazione del film. Durante la lettura, in poco più di duecento pagine, si riesce a capire e soprattutto ad apprezzare tanto il metodo di lavoro di Sergio Leone, quanto quello dell’autore del libro che mette tutta la sua bravura di giornalista nel ricostruire la storia di uno dei film più belli di sempre: la trama del romanzo ispiratore, la genesi e la preparazione di C’era una volta in America, dove i protagonisti sono persone note, quelle meno note, ma comunque determinanti, avvenimenti, incontri, fatti, letture.

Un romanzo che si svolge lungo 17 anni, dal 1969 fino alla proiezione del film nel 1984, che non ha avuto vita facile, al contrario, molto travagliata, a partire dal problema dell’acquisizione dei diritti di Mano armata; poi da quello della scrittura delle sceneggiature, uno dei momenti più intensi e appassionanti del libro, che culmina con la trascrizione del racconto dell’intero film fatta da Sergio Leone; dalla ricerca di mettere insieme il budget necessario per la realizzazione, dalla colonna sonora affidata al genio indiscusso di Ennio Morricone, infine dalla durata che finirà per portare a un doppio montaggio, uno dei quali sconfessato da Leone stesso, la cui vicenda è ben nota.

Un libro scorrevole, coinvolgente, di piacevole lettura, capace di mostrare il lavoro minuzioso e preciso di Sergio Leone, abile nel mettere insieme una squadra di persone talentuose, ognuna nel suo specifico ruolo. La scrittura non è mai incerta, al contrario, affascina il lettore costantemente, lo seduce permettendogli di ricreare nella propria mente, immagini, suoni, sapori di un tempo ormai lontano, con la piacevole sensazione di aver visto un film del film. Proprio per questo motivo, Che hai fatto in tutti questi anni potrebbe ricevere una trasposizione cinematografica, divisa in episodi, come piace ora, esattamente come è avvenuto con un altro cult del cinema “Il Padrino” la cui travagliata e impegnativa realizzazione è narrata nella serie in dieci episodi “The Offer”.

La foto di copertina, come quelle contenute nel libro, sono di Angelo Novi.

Federico Emmi