Fotografia di passeggio. La fotografia per i giovani anziani, gli anziani, i grandi vecchi e non solo

Il dizionario Treccani riporta per il vocabolo umarèll: Pensionato, per lo più anziano, che passa il tempo a osservare e commentare i lavori in corso, a ridosso del cantiere. 

L’umarèll non è dannoso, non è necessariamente anziano e può anche essere divertente come Alberto Sordi, nobile sfaccendato, che parla con gli operai che spalano nella trincea in una Roma perennemente in lavori. La stessa definizione del Treccani pone l’accento sull’attitudine passatempista dell’umarèll e questo non devolve a favore della attività di osservazione. Diciamo quindi che si può prendere lo spunto dalla definizione del vocabolario per privilegiare l’aspetto della osservazione critica di quanto offre il paesaggio urbano statico o in trasformazione che sia. Se poi l’umarèll (in inglese anche umarells) avesse una macchina fotografica tra le mani potrebbero venire fuori interessanti scatti che non andrebbero confusi con la street photography.

La umarells photography ha un suo senso. Io la ho praticata in alcuni cantieri di demolizioni di edifici. La distruzione è significativa come sempre lo è la fine delle cose specie se si riesce a riassumere nei pochi secondi del crollo e nell’attimo dello scatto la storia della lunga vita di un edificio, fotografando la reale sezione del palazzo in demolizione a scala 1:1 (e non guardando un disegno a scala 1:100), immaginando quello che si svolgeva nelle stanze, nelle cucine, nei bagni degli appartamenti sezionati dalla benna della macchina demolitrice. Per alcuni, progettisti e non, potrebbe essere un inno alla canceling culture del tinello, del disimpegno e del corridoio degli appartamenti della nostra tradizione abitativa.  

Al 1° gennaio 2023, la popolazione italiana con più di 70 anni ammontava a più di 14 milioni individui, circa il 24,1% della popolazione totale. In questa categoria ci sono i Giovani Anziani (tra i 65 e i 74 anni), gli Anziani (le persone tra i 75 e gli 84 anni) ed i Grandi Vecchi; persone di età superiore agli 85 anni. Ciascuna sottocategoria ha le sue caratteristiche di vita e di efficienza e le sue necessità di assistenza, ma certamente una buona parte degli anziani è ancora in grado di esercitare la curiosità e l’interesse verso la realtà in rapida evoluzione. Del resto la maggior parte degli ultra sessantacinquenni sono digital immigrants, ovvero persone che hanno imparato a utilizzare le tecnologie digitali in età adulta, a differenza dei digital natives.

È plausibile che la maggior parte della classe degli anziani risieda in città più o meno grandi soggette a quei lavori pubblici e privati che rappresentano una ghiotta visione per gli umarell (considerando la parità dei generi). Quindi se una buona parte di questi osservatori spontanei e motivati si mettessero a fotografare la umarells photography raggiungerebbe in breve tempo uno status importante nei concorsi fotografici e nei media attirando  l’attenzione dei critici e dei produttori di apparecchi fotografici.

Il rapporto tra anziani e fotografia è un tema ben lontano dall’essere stato approfondito adeguatamente. Su Instagram più di 500k like hanno caratterizzato le fotografie apparse recentemente della signora Kimiko Nishimoto che avendo appreso nei suoi ’70 a fotografare è oggi sull’onda con le sue immagini ilari e caustiche coniugando l’impatto visivo del mosso in fotografia con l’aspetto graffiante della “grande vecchia”.

Se poi si vuole esplorare in senso lato il tema del rapporto tra anziani e i musei e le mostre d’arte bisogna partire dal bell’articolo di Elena Rosica “Il museo non è un posto per anziani? Numeri e Best practice”recentemente pubblicato da ArtTribune. Tra i documenti citati spicca il riferimento a Culture for Health – Il contributo della cultura alla salute e al benessere. Un rapporto sulle evidenze e sulle raccomandazioni politiche per l’Europa del 2022 che indica in modo specifico ma sommario la fotografia quale sistema per ridurre lo stress e l’ansia a breve termine e combattere il body shaming (vergogna del corpo) per quanto riguarda l’aspetto critico del corpo degli anziani. Il tema andrebbe approfondito distinguendo tra anziano fotografo o fotografato.

La fotografia di passeggio è la categoria superiore della umarells photography poiché si passeggia per arrivare in vista dei cantieri e chi passeggia ha il tempo e l’attitudine all’umarellismo non passatempista. Il passeggio è diverso dall’andare a caccia della street photography: è più orientato a calme prospettive che si propongono al passeggiante quando gira lo sguardo attorno a sè, lo alza o lo abbassa non puntando al millesimo di secondo per scattare, ma scavando nella visione alla ricerca di un taglio prospettico, di un bianco / nero, di una scena con personaggi che si immedesimano e si stemperano nella scena stessa perdendo la loro identità a favore della sensazione che il passeggiare trasmette a chi lo esercita. Passeggiando non si corre ma si lascia correre.

E il telefono come macchina fotografica? Considerando che viene usato sia dai digital natives che dai digital immigrants va benissimo per la fotografia di passeggio, ma a patto che non funzioni da terzo occhio cioè da sistema di registrazione istantanea come spesso avviene per alcuni (soprattutto se particolarmente abituati a fotografare tutto per poi non guardare nulla). Passare attraverso uno strumento, la macchina fotografica comporta un livello di attenzione diverso verso l’oggetto osservato (non visto), nella decisione di cosa e come riprendere con lo scatto  predisponendo l’immagine ad essere in seguito sviluppata, cosa che quasi mai accade per le immagini riprese da telefono, e forse anche stampata per raggiungere lo scopo di lasciare un segno fisico su di un supporto non digitale.

La letteratura è ricca di passeggiate e del passeggiare nelle città, nella natura, nel reale come nell’invisibile e nell’immaginario. Pessoa a Lisbona, Rousseau nella natura, Calvino nell’invisibile possono essere alcuni riferimenti sino a Galimberti ed il suo distinguo tra viaggiatore e viandante. Ottimo spunto per eliminare ogni dubbio che la fotografia di passeggio possa essere confusa con la fotografia di viaggio. Ne ho parlato nella introduzione al mio libro “GIAPPONE – Immagini e note di un viaggio breve “pubblicato via Kdp su Amazon.

La fotografia di passeggio ha punti in comune con la street photography anche se quest’ultima oramai è talmente consolidata da avere corpi macchina e lenti prodotte ad hoc dalle industrie alfine di metterne in evidenza le peculiarità e trovare nuovi clienti. I principi sui quali si regge la street photography sono oggetto in continua evoluzione ad opera di critici, fotografi e produttori di apparecchiature fotografiche ma propongo di concentrare l’attenzione su alcune caratteristiche dovute per lo più a Bresson: quella che viene definita il “Momento Decisivo” si riferisce al preciso istante in cui tutti gli elementi di una scena si allineano in modo perfetto, creando un’immagine potente e significativa. “La Composizione” intesa come la ricerca dell’equilibrio e delle dinamiche ricche di significato. “L’Umanità” il senso di umanità espresso dai soggetti delle immagini. “La Semplicità” intesa come mancanza di elaborazioni (predisposizione del set) prima e post-produzione dello scatto. “La Discrezione” come rispetto della privacy.

La fotografia di passeggio privilegia la composizione ed il momento decisivo dello scatto (per il quale il tempo di riflessione del fotografo è più lungo) è interessata a registrare l’ambiente globale nel quale è stata eseguita la ripresa, è indipendente dalla prospettiva che può aprirsi su panorami ampi e su viste concentrate, considera la umanità come una componente non essenziale della scena ma ovviamente non la esclude pur non invadendo ambiti di privacy. Il passeggio è l’attività centrale da trasmettere. La curiosità e la gioia della vista di quello che circonda il passeggiante originano lo scatto.

La traduzione inglese, come spesso accade aiuta la walking photography, pone l’attenzione sulla attività del fotografo invece che sulla localizzazione della scena. Passeggiando viene fuori tutto quello che caratterizza lo spazio urbano, quello extraurbano, quello naturale con o meno la presenza umana : una facciata, la trincea di un cantiere, nuvole e cieli particolari anche in strade usualmente percorse, il traffico, il monumento, gli elementi costitutivi e i riferimenti della città (quelli di Kevin Lynch, oggigiorno completamente dimenticati grazie a Maps), i ricordi ( del passeggiante uso ai percorsi da anni, decenni e forse l’intera vita), le prospettive ed i panorami caratterizzati dalla natura. Il walking genera la immagine.  

Mauro Salvemini

Immagini © Mauro Salvemini

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