Fujifilm X-H2S, la fotocamera che non perde il momento decisivo

Dopo una lunga attesa fatta di anticipazioni, FUJIFILM Corporation il 31 maggio 2022 ha ufficializzato la nuova Fujifilm X-H2S, le cui caratteristiche fotografiche e videografiche la rendono la migliore fotocamera della Serie X mai prodotta fino a ora. Rispetto al modello precedente uscito all’inizio del 2018, la Fujifilm X-H1, il mondo del fare fotografia si è evoluto, le esigenze degli utenti sono mutate drasticamente, rendendo necessaria una riprogettazione delle fotocamere. Appunto per questo, parlare di aggiornamento è fuorviante. La Serie X-H, infatti, si rinnova e con la versione due Fujifilm ha deciso di differenziare l’offerta, adeguandosi a una prassi ormai consolidata e adottata da tutti i marchi, realizzando due prodotti specifici, per bisogni diversi, uno per la velocità, l’altro per la risoluzione. La Fujifilm X-H2S è il modello “veloce”, quello ad alta risoluzione verrà presentato successivamente.  

Ciò che rende la Fujifilm X-H2S la fotocamera più innovativa della Serie X, è l’impiego del nuovo sensore Stacked-layer Back-illuminatedX-TransTM CMOS 5 HS” da 26,16 MP e del nuovo processore di immagine “X-Processor 5”. Dunque, Fujifilm introduce la quinta generazione del suo sensore X-Trans e del suo X-Processor, i due componenti che di fatto le hanno permesso di avere successo, ma soprattutto le hanno permesso di essere riconoscibile in termini di qualità dell’immagine, sia nelle foto e poi successivamente, nel corso dell’evoluzione, anche nei video. Il nuovo sensore X-Trans™ CMOS 5 HS della X-H2S ha 26,16 megapixel conserva la retroilluminazione già apprezzata a partire dalla generazione precedente, ma adotta  anche la struttura a strati rendendola la prima fotocamera della Serie X con sensore stacked, attraverso il quale la fotocamera è in grado di quadruplicare la velocità di lettura dei segnali, con benefici, in termini di velocità, che vanno dalla cosiddetta raffica con 40 fotogrammi al secondo senza blackout, al sistema di messa a fuoco automatico AF notevolmente più preciso. Il nuovo X-Processor 5 raddoppia la velocità di elaborazione rispetto alla generazione precedente, migliora la risoluzione dell’immagine a bassa sensibilità ISO, mentre alle alte sensibilità ne riduce il rumore, in combinazione con il processore AI consente di avere un tracking del soggetto più preciso, amplia le possibilità di utilizzo in ambito video grazie alla possibilità di filmare in 4:2:2 a 10 bit a 6.2K/30P e 4K/120P, utilizzando diversi codec, tra i quali Apple ProRes 422 HQ, infine, ha una migliore efficienza energetica, riducendo il un consumo.

La Fujifilm X-H1 è stata la prima fotocamera ad essere dotata di uno stabilizzatore di immagine interno, poi introdotto sugli altri modelli della Serie X, ogni volta migliorato. Con la Fujifilm X-H2S lo stabilizzatore a cinque assi arriva a 7 stop, dotato di un nuovo processore, ancora più preciso nel rilevare le vibrazioni. L’otturatore ha una durata migliore, garantendo 500.000 azionamenti, in base ai test svolti da Fujifilm. Analogamente, il corpo macchina in magnesio ed estremamente robusto, eredita la forma del modello precedente, sebbene sia stato leggermente ridotto. L’ampia impugnatura, maggiorata, rende più confortevole l’utilizzo di obiettivi di grandi dimensioni o pesanti. Il display LCD secondario sulla parte superiore della fotocamera, introdotto il nuovo slot per schede CFexpressTM Type B.
Da un punto di vista operativo, il pulsante di scatto è stato regolato ulteriormente con un miglioramento significativo quando viene premuto a metà, fino al rilascio dell’otturatore nell’istante voluto. Come ormai è consuetudine, è stato introdotto anche sulla X-H2S il pulsante di registrazione video e lo schermo LCD ad angolazione variabile con 1.62 megapixel.

©Federico Emmi
©Federico Emmi

La Fujifilm X-H2S risponde alla concorrenza con un prodotto dalle caratteristiche “veloci” in linea, ma con l’indubbio vantaggio di offrire una fotocamera notevolmente più compatta, leggera, economica. Per quanto persiste un certo scetticismo, Fujifilm ha sviluppato un sistema APS-C estremamente performante, tanto nella qualità di immagine, quanto in quella video, sempre allineato alle esigenze di mercato, completo di tutte le caratteristiche operative, proponendo i modelli al momento opportuno, quindi né troppo presto, né troppo tardi. Il concetto di velocità non riguarda solo le componenti elettroniche, ma è stato esteso anche alla parte, per così dire, analogica, a partire dagli occhielli della tracolla, per i quali è stata adottata una soluzione resistente, eliminando qualsiasi limitazione di movimento quando si maneggia la fotocamera.
Il vero aggiornamento, poi, è nella parte gestionale, sia nella modalità fotografica che videografica, progettata per avere tutto sotto controllo e modificabile con due dita, grazie a un sistema di personalizzazione semplice e immediato. Nella nostra prova, abbiamo potuto apprezzare come il bottone Rec, quello della ISO, del bilanciamento del bianco WB e di quello Fn, siano stati disposti sulla stessa linea. La personalizzazione, poi, ci ha permesso di avere in sequenza: passaggio tra AF singolo/zona, ISO rimasto invariato, WB assegnato al riconoscimento del soggetto come automobile ON/OFF, infine il bottone Fn per il riconoscimento dell’occhio ON/OFF. Similmente, la ghiera PASM, che ha fatto molto parlare perché si discosta dalla tradizionale filosofia Fujifilm delle ghiere per il settaggio dell’esposizione, offre 7 impostazioni customizzabili, per la nostra prova, 4 erano dedicate alla raffica, 3 per il video. Infine, sulla parte frontale del corpo macchina due bottoni, quello a sinistra MF/AF-C/AF-S, mentre quello a destra impostato per la personalizzazione dell’AF-C. Dunque, difficile staccare le mani dalla fotocamera, facile concentrarsi sulla fotografia e sulla ripresa. A completare l’opera, l’EVF da 5,76 milioni di pixel con un ingrandimento di 0,8x e una frequenza massima di refresh, nella modalità boost, di circa 120fps.

©Federico Emmi
©Federico Emmi

Le novità che caratterizzano la Fujifilm X-H2S, sulle quali si è di fatto concentrata la nostra prova sono:

  1. La raffica, con 40 fotogrammi al secondo senza blackout, 1000 fotogrammi senza interruzioni, scatto a raffica ad alta velocità nelle modalità JPEG 30 fotogrammi al secondo, in RAW a 20 fotogrammi al secondo.
  2. Precisione del sistema di messa a fuoco automatico ottenuto grazie all’aumento della potenza di calcolo, capace ora di riconoscere il soggetto in maniera più precisa e con un algoritmo predittivo ottimizzato per fornire una funzione AF Zona più efficiente, in grado di seguire un soggetto in movimento anche in condizioni di scarsa visibilità e contrasto.
  3. Processore d’immagine X-Processor 5 dotato di una funzione AF di rilevamento del soggetto, sviluppata con la tecnologia Deep Learning, pertanto rileva, traccia automaticamente e mantiene a fuoco: viso e occhi umani, animali, uccelli, automobili, motocicli, biciclette, aerei e treni per mantenerli perfettamente a fuoco.
  4. Prestazioni video che si allineano alle esigenze di mercato, con risoluzioni interne e utilizzo di codec al top. Come detto, registrazione interna a 4:2:2 a 10 bit a 6.2K/30P e 4K/120P. Durante la registrazione, il sensore ora è in grado di leggere a una velocità di 1/180 di secondo, riducendo in questo modo l’effetto rolling shutter. Il codec ProRes di Apple è supportato nelle quattro modalità: ProRes 422 HQ, ProRes 422, ProRes 422 LT e ProRes 422 Proxy. Infine, la funzione F-Log2 con una gamma dinamica di oltre 14 stop.

Nel dettaglio, la raffica era la caratteristica più attesa, Fujifilm non ha tradito le aspettative, con due DRAM dedicate, la X-H2S permette di arrivare a 40 fps con otturatore elettronico e senza crop fino a 184 Jpeg e 175 RAW compressi, prima di riempire il buffer. Impostando la raffica a 30 fps con otturatore elettronico e senza crop la fotocamera è capace di registrare oltre 1000 Jpeg e 270 RAW compressi, mentre con l’otturatore meccanico è possibile ottenere 15 fps e registrare sempre oltre 1000 Jpeg, ma 400 RAW compressi. Le raffiche sono il risultato di complesse operazioni che il processore di immagine X-processor 5 esegue. Infatti, uno degli aspetti più interessanti durante la modalità burst è il controllo dei pixel a rilevamento di fase, che avviene indipendentemente dalla visualizzazione dell’immagine, grazie a un numero di calcoli tre volte maggiore rispetto al modello precedente, consentendo anche la messa a fuoco durante lo scatto continuo, quindi anche in modalità burst.

Anche la velocità del sistema AF è percepibile, soprattutto in modalità tracking, con l’apprezzabile vantaggio di una regolazione fine che permette di passare in fase operativa facilmente dalla modalità a punto singolo a quella zona, utile ad esempio quando a parità di soggetti si vuole seguire solo quello di una certa area o zona. L’adozione del Deep Learning per il riconoscimento del soggetto semplifica il lavoro laddove il soggetto si muove in maniera imprevedibile e anche in questo caso, Fujifilm ha pensato di fornire all’utente l’opportunità di personalizzare l’AF-C, dall’ignorare gli ostacoli agli oggetti che si presentato all’improvviso. (Nella galleria con le 4 immagini, la farfalla rimane a fuoco, sebbene in parte coperta dalla lavanda)

«Purtroppo, ci si è messa la pandemia e tutto quello che è successo dopo, ma il progetto della seria H era già un progetto che all’inizio aveva una predominante video, ovvero era una linea di prodotto studiata per andare ad approcciare il mondo non solo dei fotografi puristi, ma di cercare di entrare in quel mondo che era anche la video ripresa, quindi il mondo dei videomaker. Come dicevo, purtroppo la pandemia ha rallentato questo progetto, ha messo Fujifilm nella condizione di dover ritardare determinati lanci, tra cui la X-H2 e la X-H2S»

Guglielmo Allogisi, General Manager Imaging Solution Division Fujifilm Italia, conferma i problemi causati dalla pandemia, costringendo Fujifilm a ritardare l’uscita della seconda versione della Serie X-H, ribadisce che questo modello è sviluppato anche e in particolar modo per i videomaker. In effetti, la conferma è nelle diverse caratteristiche che rendono la Fujifilm X-H2S una fotocamera adatta anche alle riprese video.

©Federico Emmi

Al di là delle risoluzioni e dei codec, già descritti al punto 4 delle novità oggetto di prova, le considerazioni sono di tipo pratico. La prima è l’adozione dello slot CFexpress Type B, affiancato al classico SD con bus UHS-II, necessaria per poter registrare alla massima risoluzione e con il codec migliore, il ProRes HQ. Con questo codec è obbligatorio leggere la lista dei supporti di memoria compatibili con la X-H2S per poterne sfruttare a pieno la parte video. Sfortunatamente, il costo di una memoria CFexpress Type B, attualmente, è molto alto, anche per tagli in gigabyte contenuti. Per la nostra prova abbiamo utilizzato una SanDisk Extreme Pro CFexpress Type B Card da 512GB che arriva a 1700 megabyte in lettura e 1400 megabyte in scrittura, fornita da Western Digital Italia, che ci ha permesso di sfruttare tutte le caratteristiche che la X-H2S messe a disposizione degli utenti, sia nella parte video, che in quella foto. Abbiamo potuto registrare alla risoluzione di 6.2K/30P con Apple ProRes HQ senza alcun problema, ma meno di 5 minuti di video hanno consumato 89 gigabyte dei 512 della memoria. In aggiunta, l’uscita HDMI abilita la registrazione RAW sia in ProRes RAW che in BlackMagic RAW. Inoltre, anche i video beneficiano del riconoscimento dei soggetti, l’AF-C è più fluido, aggiunta la modalità AF+MF nella modalità video. Altra caratteristica importante per le riprese video è lo stabilizzatore a sette assi che si è comportato molto bene, nei cambi improvvisi di direzione non ha mostrato sbavature, d’altra parte, Fujifilm ha dichiarato che non è necessario alcun Gimbal. Nella pratica è certamente vero, il risultato ottenuto è notevole, ma per un certo tipo di riprese, la sola stabilizzazione interna non è sufficiente.

©Federico Emmi
©Federico Emmi

Come noto, la registrazione dei video, soprattutto ad alte risoluzioni, crea problemi di surriscaldamento. Fujifilm, con la X-H2S, ha introdotto un concetto nuovo, per certi aspetti innovativo. Anziché inserire una ventola di raffreddamento all’interno della fotocamera, rendendo complicato, se non impossibile, la tropicalizzazione del corpo macchina, ha preferito creare una ventola esterna da applicare al posto del display posteriore, che rimane aperto finché c’è l’esigenza di mantenere la temperatura sotto controllo. Quando si usa la ventola opzionale? Dipende dalla lunghezza della ripresa e dalla temperatura esterna. A basse temperature è già possibile registrare 240 minuti di video in 4K/60P e questo è vero, secondo quanto dichiarato da Fujifilm, con una temperatura esterna di 25 gradi massimo, all’aumentare della temperatura, come in estate, il minutaggio disponibile si ferma a 20 minuti, è in questo caso che la ventola diventa essenziale, perché il suo utilizzo consente di registrare fino a 50 minuti alla medesima risoluzione, ma anche a 40 gradi all’ombra.
Ultima caratteristica video importante, che di fatto segna un vero e proprio passo avanti rispetto alla concorrenza, è il File Transmitter “FT-XH”, un trasmettitore, come dice la parola in inglese, dotato di un attacco LAN e di un modulo Wireless ad alta velocità. Oltre a poterlo utilizzare nelle modalità tradizionali, quindi per trasferire in FTP i file e per lo scatto in Tethering, la grande novità è la funzione Remote Rec con la quale è possibile controllare fino a 4 fotocamere X-H2S contemporaneamente da un browser, vale a dire, la possibilità di fare una vera e propria regia. Un esempio di questa interessante novità, lo si può già vedere nel video X-Summit 2022 del 31 maggio.

La Fujifilm X-H2S è una fotocamera che a causa della pandemia ha subito un ritardo nell’uscita, ma nella prova, abbiamo potuto apprezzare tutte le caratteristiche “veloci”. La raffica è incredibile, utile in diverse circostanze di scatto, sfruttabile in particolari situazioni. Avere a disposizione 40 fps significa poter ottenere un numero non indifferente di frame in tempi brevi, in circa 3 minuti, abbiamo registrato 4000 immagini, risultato ottenuto perché la velocità di frame al secondo per il tempo di registrazione prima di riempire il buffer, permette di anticipare la registrazione e di seguire il soggetto. Il tracking del soggetto è perfetto, la differenza tra attivato e disattivato, è evidente. Il sistema di messa a fuoco è molto veloce, reattivo, preciso. In combinazione con il nuovissimo Fujifilm Fujinon XF 150-600mm f/5.6-8 R LM OIS WR i risultati sono notevoli, tanto nella fotografia degli insetti, quanto in quella sportiva.
La macchina è progettata per soddisfare un’esperienza di utilizzo professionale, si impugna molto bene, è leggera, ergonomia di alto livello, con i bottoni tutti facilmente raggiungibili. L’immagine è perfetta, nitida, ma assolutamente non elettronica, artefatta, non una novità, perché in linea con la filosofia cromatica Fujifilm, in fondo la novità non è qualitativa, ma solo quanto velocemente si riescono a registrare le immagini. Anche sotto il profilo video, questa X-H2S è un prodotto che riesce a soddisfare le esigenze professionali. L’utilizzo del codec Apple ProRes, molto pubblicizzato da quando sono stati introdotti i computer Apple Silicon, perché in grado di gestire più stream contemporaneamente, senza problemi di rallentamento, a 4K o 8K, rappresenta un importante salto e un’opportunità per chi lavora. Stessa cosa per chi ha bisogno di gestire più X-H2S durante una sessione di ripresa, possibile con il File Transmitter FT-XH. Menù immediato e intuitivo. Durata della batteria in linea con quanto dichiarato dal costruttore e comunque in base al tipo di settaggio della fotocamera, si va infatti dai 610 scatti in modalità Economy ai 390 quando l’EVF è impostato con refresh a 120fps, con un valore normale di 550 scatti. L’autonomia, grazie al nuovo X-Processor 5, è aumentata del 20% rispetto alla X-T4. Utilizzando il Vertical Grip VG-XH, si hanno a disposizione tre batterie, con un’autonomia doppia o anche tripla, a seconda del tipo di settaggio dell’EVF o del display posteriore.

I punti di forza sono il peso, la velocità, sia di raffica che di messa a fuoco, le caratteristiche video ma soprattutto il costo, di fatto si pone in una fascia di prezzo che è circa la metà rispetto all’offerta della concorrenza. Infine, come tutte le fotocamere che utilizzano lo slot CFexpress Type B, al momento si è costretti a spendere molto per un supporto di memoria, così come per una SD compatibile con il bus UHS-II, sebbene sia relativamente più economica rispetto alla prima. Il numero di frame che si possono ottenere impatta sullo storage e quindi su tutto quello che ne consegue, i video, soprattutto in ProRes HQ, richiedono anche un investimento su una GPU di ultima generazione. L’acquisto della CFexpress Type B è obbligatorio, diversamente, calcoli alla mano, non è possibile sfruttare le caratteristiche “veloci“, la sola raffica genera 40 RAW al secondo, ogni frame compresso ha una dimensione di 20 mega, ciò equivale a 800MB/s, una SD UHS-II arriva al massimo a 260MB/s, di qui l’obbligo .

Federico Emmi

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