I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori

La mostra allestita nella rinnovata e ritrovata sede dei Musei Capitolini a Roma, Palazzo Caffarelli: I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori, è un evento straordinario e imperdibile. Lo è certamente perché, con le parole di Salvatore Settis che insieme a Carlo Gasparri ha curato il progetto scientifico di studio e valorizzazione della collezione: «La più rappresentativa collezione privata di arte antica nella città che più ne è ricca, Roma, è stata dunque a lungo anche la più nascosta».
In effetti, per alcuni decenni, non è stato possibile ammirare la Collezione Torlonia, ma ciò, anziché impoverirne l’interesse, ha contribuito ad alimentarne il mistero e il desiderio di essere contemplata.

Le opere in mostra sono 92, sulle 620 che compongono la Collezione, e rappresentano il primo passo verso un nuovo Museo Torlonia che ospiterà l’intero corpus. La selezione accompagna i visitatori a riscoprire l’incanto delle statue, dei busti, dei rilievi, dei sarcofagi, degli elementi decorativi, attraverso un percorso che evidenzia i diversi nuclei collezionistici: quello proveniente dagli scavi archeologici effettuati nelle proprietà Torlonia, quello custodito a Villa Albani, quello dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi, infine quello che apparteneva al Marchese Giustiniani. Dunque, una collezione di collezioni.

Collezione Torlonia, Statua di caprone in riposo, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo De Masi

Punto di forza della mostra è l’allestimento che richiama tanto le architetture romane, quanto il Tempio di Giove Ottimo Massimo, un luogo sacro la cui grandezza in termini di misure è inimmaginabile oggi. È comunque possibile apprezzarne un dettaglio e provare a farsene una idea nella sala attigua a Palazzo Caffarelli, quella dell’esedra che contiene la statua equestre di Marco Aurelio. Racconta l’architetto David Chipperfield:

È stata un’esperienza straordinaria per me e per il gruppo di progettazione di David Chipperfield Architects Milano lavorare alla creazione di uno spazio architettonico per la prima esposizione pubblica della Collezione Torlonia, in stretta collaborazione con la Fondazione Torlonia, il Professor Salvatore Settis e il Professor Carlo Gasparri. Come architetti, è un privilegio allestire queste sculture di una bellezza senza tempo ed essere incaricati di sviluppare gli spazi espositivi all’interno della storica Villa Caffarelli. Sentiamo la grande responsabilità di assicurare l’allestimento ideale in cui il pubblico possa incontrare le sculture come opere d’arte straordinarie, ognuna con caratteristiche e storia uniche, consentendo al contempo di essere lette come parte di una collezione quasi mitica accumulata nel corso dei secoli. L’allestimento prende ispirazione dall’evoluzione della collezione con le opere organizzate per acquisizione. Ogni sezione è caratterizzata da colori diversi che rimandano a precedenti ambientazioni espositive, mentre un sistema di plinti variabili esprime la varietà e la dimensione delle sculture. Siamo molto orgogliosi di avere un ruolo nella storia della Collezione Torlonia e in un lascito che andrà oltre noi e il nostro tempo.

Sezione IV. La collezione di antichità di Vincenzo Giustiniani (secolo XVII) (sala 7). Veduta d’insieme – Fondazione Torlonia/Electa/Bulgari. Ph. Oliver Astrologo

L’esperienza di visita conferma le intenzioni, l’allestimento è sobrio ed essenziale, un minimalismo geometrico e cromatico capace di mostrare appieno la bellezza unica di ogni singola opera. La disposizione degli ambienti permette poi di apprezzare le opere con la giusta intimità, in base all’orario e alla giornata di visita, anche con il giusto silenzio e con la giusta lentezza. Un percorso in grado di raccontare la storia dei marmi, quindi del loro collezionismo, dunque del loro restauro, questo fatto di integrazioni storiche che riflettevano il gusto e l’uso di epoche in cui i reperti mutili venivano “completati”, nelle parti mancanti, anche ricorrendo all’abilità di famosi scultori del tempo. Ne è un esempio la statua di un Ercole composto da 125 frammenti di marmo, davvero emozionante per il visitatore. Inoltre, David Chipperfield Architects Milano sembra aver tenuto conto perfino della nuova modalità di fruizione di una mostra, quella di condividerla a mezzo social. Gli appassionati che amano fotografare ogni cosa, infatti, con questo allestimento, grazie al progetto della luce scritto da Mario Nanni, lumi Viabizzuno, complice anche la rigida normativa sul contingentamento e gli ingressi programmati, riescono ad ottenere suggestive immagini per i loro follower.

Fotografie queste, certamente social, ma che si pongono idealmente in continuità con la storia fotografica della collezione Torlonia, il cui successo si deve anche al famoso catalogo del 1884 con la riproduzione in fototipia di tutte le 620 sculture del Museo. Nella prefazione al volume di testo del rinnovato catalogo del 1885, aggiornamento e ampliamento del precedente catalogo del 1876 curato dallo zio Pietro Ercole Visconti, Carlo Ludovico Visconti scrive: «il Principe Torlonia, non pago di aver formato questo immenso tesoro di sculture antiche, vuole anche in modo splendido e degno di lui recarlo a notizia degli archeologi, degli studiosi, e di tutti coloro cui manchi opportunità di averlo spesso presente, facendone pubblicare tutti quanti sono i monumenti con un magnifico volume d’impressioni fototipiche».

Una documentazione fotografica eccezionale, che si pone in anticipo di un quindicennio circa rispetto all’apparato fotografico della monumentale Storia dell’Arte italiana di Adolfo Venturi, il cui primo volume è del 1901. Pertanto, un vero e proprio pezzo di storia della fotografia, di cui è possibile apprezzare qualche esemplare al termine della mostra, auspicando al contempo che di questo prezioso catalogo fotografico ne venga realizzata una nuova pubblicazione, per soddisfare gli storici della fotografia e più in generale gli appassionati di cultura fotografica. Nel frattempo, è possibile comunque sfogliarlo digitalmente a questo link: http://arachne.uni-koeln.de/item/buch/2203

Collezione Torlonia, Vecchio da Otricoli, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo De Masi

Le fotografie presenti in questo catalogo, non possono vantare alcun pregio artistico, ma sono una valida testimonianza della modalità di documentazione visiva di quel tempo. Le varie opere che compongono la Collezione vengono raggruppate, così per ogni pagina del catalogo è possibile vederne più insieme. Su ognuna delle quali c’è un numero identificativo che fa riferimento alla descrizione presente al numero corrispondente nel volume testuale. Un metodo descrittivo che non dà la giusta importanza visiva alle opere prese singolarmente, perché a quello pensa il catalogo testuale. Le tavole fotografiche servono, invece, a mostrare la monumentalità della Collezione nella sua interezza. Le fotografie, unitamente all’impaginazione, non devono aggiungere, ma togliere. Non la parte, ma il tutto.

Infine, poche parole sul catalogo. Due le versioni, edite da Electa. Una tascabile e di veloce consultazione, utile magari durante la visita, l’altra più strutturata, pregiata nella rilegatura, nell’impaginazione e nella scelta della carta. All’interno sono presenti: 12 importanti contributi scientifici, diversi per temi; il catalogo delle opere in mostra, di ognuna delle quali è indicato il numero del Museo Torlonia, se presente in Disegni e Stampe, il numero di Catalogo e Inventario, una Bibliografia e una descrizione molto approfondita; gli Apparati. Le fotografie, realizzate in maniera estremamente professionale, come ormai è prassi, tengono conto di tutte le esigenze descrittive, grazie alla diversità delle inquadrature, che vanno dalla visione di insieme al particolare.

Federico Emmi


Foto Copertina: Collezione Torlonia, Hestia Giustiniani, ©FondazioneTorlonia PH Lorenzo De Masi