Passaggio in luce

Passaggio in luce

«L’essenza delle cose ama nascondersi»

Eraclito

Con tutta probabilità il significato del frammento di Eraclito sta nel considerare il senso del disvelamento proprio nel suo nascondersi, nel suo farsi ombra. Non potremmo vedere una forma in luce se non ci fosse l’oscurità a metterla in risalto, né riusciremmo a mettere a fuoco l’oggetto del nostro sguardo se non fosse circondato dal suo naturale chiaroscuro, dunque non potremmo mai vedere se non attraverso un passaggio dall’ombra verso la luce. Non a caso se è risaputo che fotografare significa ‘scrivere con la luce’, a volte ci dimentichiamo che la tela, il foglio su cui si scrive, è una superficie necessariamente oscura, fatta di tenebre. Per comprendere qualsiasi forma all’interno di un’immagine dobbiamo ritagliarla tra le ombre che essa produce, poiché la luce è tale solamente in rapporto al buio che la circonda. Entrare nella luce comporta un uscire dalle tenebre, uno svelamento è sempre in rapporto all’oscurità lasciata attorno a sé, mentre di contro un passaggio in ombra disegna sempre fuori di sé una perfetta cornice di luce.

Nel film “Sentieri selvaggi” (John Ford, 1956) la scena iniziale è in rapporto speculare con la scena finale, poiché entrambe disegnano due cornici sovrapposte, rappresentate dallo schermo cinematografico e dalla porta d’ingresso della casa sperduta nella prateria del far west americano. Con un’inquadratura dentro l’inquadratura, il regista ci mostra nella scena d’apertura del film una porta aprirsi e una donna procedere dal buio della stanza verso l’esterno, dove possiamo scorgere il paesaggio della Monument Valley. La cinepresa segue la donna di spalle mentre improvvisamente la luce ricopre ogni cosa, solo allora scorgiamo in lontananza il protagonista del film, l’eroe che sta arrivando e che da lì a breve sapremo che dovrà riportare a casa, alla propria famiglia d’origine, la figlia rapita dagli indiani. Il movimento della cinepresa è dall’interno verso esterno, dal buio alla luce, quindi è immediatamente percepibile il significato simbolico del procedere verso la salvezza. In questa direzione noi sappiamo fin dalla prima inquadratura che il giungere dell’eroe coinciderà con il disvelarsi della luce, comprendiamo nel profondo che ogni cosa andrà a posto e che la narrazione avrà un lieto fine. Non a caso dall’altro capo del film, nella scena finale il procedimento è opposto, anzi speculare e complementare: il protagonista riporta a casa la ragazza, ormai quasi trasformata in una giovane squaw, l’accompagna in braccio fin sulla soglia di casa, consegnandola ai suoi legittimi genitori. Così, dopo un attimo di smarrita esitazione, la giovane è accolta in casa, mentre uno dopo l’altro, tutti i personaggi entrano letteralmente nel buio dell’abitazione, svanendo come fantasmi, come succede ad ogni personaggio che cessa di esistere quando la sua storia giunge a conclusione. Solo l’eroe rimane fuori dalla casa, dentro una luce accecante: osserva per un attimo ancora le persone diventare ombre e solo allora si gira e comincia a camminare lentamente verso la prateria, mentre una porta si chiude alle sue spalle.

La logica ‘dal buio verso la luce’ è forma costitutiva dell’immagine fotografica, azione fondativa del pensiero che muove il fotografo; infatti nel film l’immagine iniziale (la porta si apre sulla luce del giorno) e il suo corrispettivo opposto al termine del film (la porta si chiude, riproponendo il nero su cui scrivere un’altra narrazione di luce) aprono e chiudono il film, mentre tutti i personaggi escono dalle tenebre all’inizio per poi tornarvi al termine della storia. Solo l’eroe abita sempre nella luce, perché solo chi si assume il compito di salvare, o meglio di traghettare chi è in pericolo da un capo all’altro della notte può rimanere nella luce del sole, infatti il protagonista si ferma sulla soglia, perché egli non appartiene alla storia, ma al mito. I personaggi accedono nell’oscurità, svanendo definitivamente ed è per questo che l’eroe non entra in casa insieme agli altri, dunque non scompare, bensì si gira ed esce nella luce. Così, come all’inizio del film il protagonista giunge dall’ignoto, anche alla fine egli scompare nel nulla, al di fuori di una porta che si chiude e segna il termine della narrazione, consegnando la storia nella sua immagine finale al buio della sala cinematografica.

Rossano Baronciani