I libri hanno il fascino di raccontare qualcosa e il vantaggio di poter essere attraversati in modo personale: ognuno li legge a modo suo. Con gli album fotografici, invece, tutto si complica. Prima di tutto perché ciò che vediamo non è la nostra storia: raramente possiamo dire di essere dentro una fotografia, in quel luogo e in quel momento. Eppure la fotografia riesce ad attrarci proprio lì, in quell’istante preciso, creando una tensione che accende il desiderio di essere-nella-fotografia. Inoltre, le storie che le immagini portano con sé non sono sempre immediatamente decifrabili. La fotografia di documentazione, più di altre, ha bisogno di qualcuno che, con le parole, esca dalla cornice dell’immagine.
Paparazzi, a cura di Francesco Piccolo e arrivato in libreria sul finire del 2025, è un libro fotografico, o meglio un album, che ha il merito di riaprire il tempo felice della nascita della fotografia dei divi e delle dive del cinema. Un tempo che coincide, in larga parte, con quello fissato daLa dolce vita, film capace di costruire un immaginario preciso e riconoscibile: un mondo di notti romane, set che si confondono con la strada e personaggi che sembrano esistere tanto sullo schermo quanto fuori. Il paparazzo, nel film, non è un soprannome ma il cognome di uno dei protagonisti. Nell’album, Piccolo racconta anche la genesi di questo nome – già accennata in La bella confusione – spiegando chi lo abbia di fatto inventato. Qui è giusto fermarsi, per non togliere al lettore il piacere della scoperta.
Da questo immaginario prende forma anche un altro elemento centrale di Paparazzi: il racconto di un mestiere, quello del fotografo, che il cinema ha letteralmente inventato. Non è casuale che questa invenzione nasca in un film di Federico Fellini, capace, anche in questo caso, di tenere sempre aperto il passaggio tra finzione e realtà. Il lavoro del paparazzo non era affatto semplice, e oggi se ne colgono poco gli aspetti più duri, ma anche quelli più poetici. Lo scatto, infatti, non esisteva davvero finché non veniva sviluppato e stampato. È anche per questo che Paparazzi racconta un modo di fare fotografia di cui da tempo si avverte la mancanza, in cui la stampa aveva un ruolo centrale. Era, infatti, una fotografia che non puntava necessariamente al valore artistico, ma all’immediatezza, all’imprevisto, alla fretta, al mosso. Fotografava ciò che accadeva fuori dal set, ma con la stessa intensità narrativa. Immagini nate da una lunga attesa, di ore passate a cercare e a guardare, e che proprio per questo avevano – e hanno – bisogno di una storia: perché da sole rischiano di restare mute, incapaci di restituire tutto ciò che precedeva e circondava l’evento.
In questo senso, Paparazzi è strettamente legato a La bella confusione, libro imprescindibile che racconta la genesi parallela di 8½ e Il Gattopardo e la tensione, artistica e personale, tra Federico Fellini e Luchino Visconti. In un certo modo, questo album lo completa. Se il paparazzo è un’invenzione felliniana, le due pubblicazioni si incontrano anche attraverso due fotografie: quella di Burt Lancaster, protagonista del Gattopardo di Visconti, ritratto a Roma in un momento preciso della sua vita, e quella, celeberrima, dell’harem di 8½. Piccolo utilizza lo stesso testo in entrambe le opere, ma separa consapevolmente parola e immagine: il motivo per cui Lancaster si trovava a Roma si legge solo in La bella confusione, mentre la fotografia si vede soltanto in Paparazzi. Un gioco di rimandi che rafforza entrambe le opere.
Le immagini selezionate non sono molte, ma sono sufficienti a ricostruire un clima, un’atmosfera, un momento irripetibile. Il senso più profondo dell’album potrebbe essere riassunto da una battuta tanto poetica di Marcello Mastroianni a Carla Gravina in La terrazza di Ettore Scola: «Quella sera del 1965 non sapevamo che ci stavamo preparando dei ricordi».
E proprio di ricordi si parla fin dalle prime pagine, dove compare una fotografia meravigliosa con cinque protagonisti de Il Gattopardo. Tra tutti, spicca Claudia Cardinale, con un sorriso che sembra contenere un’epoca intera. Lo scatto è di Carlo Riccardi. Anni fa provai a intervistarlo: era già anziano e il luogo troppo caotico perché la conversazione potesse davvero prendere forma. In fondo, però, era coerente con questo libro: quel mondo dei paparazzi è sempre stato un po’ fuori controllo. A legarmi ulteriormente a questo album c’è una coincidenza inattesa: l’incontro e l’intervista a Rino Barillari, “The King of Paparazzi”. Un dialogo che ha reso queste pagine presenti, concrete, vive: non più soltanto memoria, ma voce, corpo, esperienza diretta.
Francesco Piccolo accompagna le fotografie con uno sguardo dichiaratamente innamorato. Non spiega i criteri di selezione, il perché di queste immagini e non di altre. Probabilmente conta il legame profondo con Fellini e quel confine sottilissimo tra La dolce vita e 8½. Il vero capolavoro di Fellini, del resto, è stato portare il cinema nella realtà, innescando un circolo virtuoso, dove il confine tra i due mondi è per l’appunto confuso. Piccolo è riuscito a mostrarlo, e lo ha fatto attraverso due libri di grande intelligenza.
Se Paparazzi ha alcuni limiti, riguardano soprattutto le scelte editoriali: il nome del fotografo compare solo in chiusura, costringendo il lettore a continui avanti e indietro tra le pagine, interrompendo il flusso della visione e della lettura; allo stesso modo, avrebbe avuto senso accompagnare le immagini con brevi profili biografici dei fotografi, non per appesantire il racconto, ma per restituire pienamente il contesto umano e professionale di chi quelle fotografie le ha scattate. A questo si aggiunge un’impaginazione poco elegante, nella scelta del carattere e nella disposizione delle immagini, ma anche così Paparazzi funziona bene: perché non racconta solo un’epoca, ma un modo di guardare, di aspettare, di lasciare che le immagini accadano. Ed è forse questo il suo valore più autentico: non la nostalgia, ma la consapevolezza che per un breve periodo cinema e la realtà hanno davvero camminato insieme, sulle stesse strade. Per fortuna alcuni, con una macchina fotografica al collo, erano lì a raccontarlo.
Federico Emmi
Scheda editoriale
Titolo: Paparazzi
A cura di: Francesco Piccolo
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: 103
Fotografie: in bianco e nero
Formato: brossura
ISBN: 9788806069913
Prezzo indicativo: € 30,00