A proposito di Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò di Francesco Piccolo
Nei primi anni Ottanta, nelle calde serate estive, la televisione trasmetteva i film dell’allora recente passato, famosi al cinema e altrettanto famosi negli ascolti casalinghi. Il genere western era molto seguito, così come i gialli – erano gli anni del tenente Colombo –, ma c’era anche tanta commedia italiana, principalmente in bianco e nero. I film di Totò non mancavano mai.
Per chi, come me, è di Roma, Totò – anche e soprattutto in coppia con Peppino De Filippo – è stato il primo contatto con la lingua napoletana, o comunque con le sue caratteristiche intonazioni. Con quei film abbiamo imparato a ridere; d’altra parte, il film a casa continuava, come il cinema, a essere un’esperienza collettiva: la televisione si guardava tutti insieme, davanti a un apparecchio ingombrante a tubo catodico, dallo schermo di dimensioni contenute, con pochi canali nazionali e moltissimi, invece, locali. Anche chi non aveva mai visto Totò al cinema, come me, finiva inevitabilmente per conoscerlo e per assimilare un lessico che ancora oggi resiste: «E io pago!», «Ma mi faccia il piacere!», «Signori si nasce, e io lo nacqui», «Siamo uomini o caporali?», fino al celebre «Noio volevam savoir…», che continua a essere citato anche da chi forse non ricorda più il film dal quale proviene.
Restituire certe sensazioni, così legate al passato e a una società che non esiste più, è tutt’altro che semplice. Non ritengo le nuove generazioni meno curiose, ma progressivamente è cambiato il modo in cui le opere arrivano agli spettatori. Prima era tutto più facile: c’era il palinsesto e la programmazione televisiva era addirittura un’attività editoriale redditizia, affidata a quelle piccole riviste tascabili che raccoglievano un’intera settimana di intrattenimento visivo. Erano comunque i film a cercare il pubblico.
Negli ultimi anni l’esperienza comune è invece quella di trascorrere molto tempo a decidere cosa guardare, selezionando da una lista che sembra non finire mai, divisa in generi e sottogeneri e modellata sulle preferenze già espresse, con l’effetto di ricondurre continuamente le persone verso ciò che conoscono e sanno già di apprezzare, piuttosto che verso qualcosa che potrebbe piacere loro oppure no. In fondo, oggi è il pubblico che deve decidere di cercare le opere: un approccio che ha conseguenze concrete sull’offerta e che, inevitabilmente, cambia anche il destino degli artisti.
Ho letto Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò, l’ultimo libro di Francesco Piccolo, pubblicato nella collana Supercoralli: un volume breve, ma intenso. Credo che il tema più interessante non sia soltanto la malinconia degli ultimi anni di Antonio De Curtis, ma il ricordo che conserviamo di un artista poco apprezzato dalla critica in vita e, al contrario, tanto amato dopo la morte da diventare un mito.
Per me Totò è ancora attuale, una presenza viva, benché appartenga a un’epoca che non ho neanche vissuto. Constato però ormai da tempo che molti grandi nomi del passato del cinema italiano sono del tutto sconosciuti alle nuove generazioni, a dimostrazione di come l’attuale modello di fruizione, pur rendendo disponibile una quantità sterminata di opere, non ne favorisca necessariamente la trasmissione culturale.
Il racconto che Francesco Piccolo fa di Totò è poetico non tanto nella scrittura quanto nella sua capacità evocativa: leggendolo riaffiorano sentimenti e ricordi che conducono quasi inevitabilmente a un confronto con noi stessi, con ciò che siamo, con ciò che siamo stati e con quello che avremmo voluto diventare. Del resto, il Totò di Francesco Piccolo è sì un grande attore, ma anche un uomo molto affaticato dall’età, dalla malattia agli occhi che lo ha reso praticamente cieco e, soprattutto, dall’angoscia. È un uomo che continua a interrogarsi sul valore della propria carriera mentre il pubblico ride ancora e la critica continua spesso a considerarlo poco più di un grande intrattenitore.
Si scopre così la fragilità di un uomo che, tolta la maschera, sente di aver fallito, di non aver avuto occasioni sufficienti per affermare pienamente il proprio talento, alimentando invece, anche e soprattutto per necessità economica, una produzione che egli stesso considerava frettolosa e artisticamente modesta.
“Le sceneggiature erano una «schifezza» anche perché tutti lavoravano a questi film con un atteggiamento frettoloso, superficiale. Non era soltanto la fretta, era anche il pensiero che venivano trattati come una robetta così, servivano a fare incassi, e poi tanto – pensavano gli sceneggiatori – Totò sul set se la vede lui, tante cose le risolve direttamente lui.“
Si comprende allora molto di quel cinema, ma soprattutto del valore di quella generazione di attori che, con la recitazione, la gestualità, le espressioni e la capacità di improvvisare, riuscivano a tamponare i limiti di sceneggiature scritte tanto frettolosamente. Questo metodo di lavoro emerge bene in un film del 1961 come Totò, Peppino e… la dolce vita, un instant movie, come diremmo oggi, che ironizza sull’atmosfera alimentata dal ben più famoso La dolce vita di Fellini, e nel quale il «noi vogliamo savoir» riprende, come un’autocitazione, il celebre «noio volevam savoir» di Totò, Peppino e la… malafemmina. Una simile pratica di riutilizzo era allora più comprensibile, anche perché per il pubblico era molto più difficile rivedere più volte lo stesso film a distanza di anni: le pellicole passavano nelle sale per poi rimanere soprattutto nella memoria delle persone.
Francesco Piccolo ha già mostrato il proprio interesse per Federico Fellini, dichiarandosi innamorato di 8½; non sorprende quindi che il regista riminese entri anche in questo libro, quando Totò sente la necessità di esprimere il proprio talento in un film d’autore e si convince che Fellini stia pensando di affidargli un ruolo. Non andrà così, e Piccolo è molto abile nel descrivere i possibili sentimenti di delusione provati da Totò.
Sarà Pier Paolo Pasolini ad affidargli quel ruolo tanto desiderato, in un film che «incasserà di meno» rispetto ai precedenti cento film girati, dimostrando «che la sua carriera avrebbe potuto essere diversa».
Il titolo scelto da Piccolo rimanda naturalmente a Che cosa sono le nuvole?, l’ultima interpretazione cinematografica di Totò, in cui la sua marionetta, ormai gettata tra i rifiuti, scopre per la prima volta il cielo.
Cosa rimane allora oggi di Totò, dopo quell’ultima battuta, «Ah, straziante, meravigliosa bellezza del creato!»? Cosa rimane di quel cinema comico e frettoloso, ma anche di quello autoriale e impegnato? Sono domande destinate a rimanere in parte sospese, alle quali ciascuno prova a rispondere offrendo il proprio contributo, più o meno duraturo.
Da questo punto di vista, Cosa sono le nuvole si inserisce con naturalezza nel percorso che Francesco Piccolo sta dedicando al cinema italiano di un tempo, quello che ancora in molti di noi vive nella memoria. La bella confusione raccontava la straordinaria stagione creativa del nostro cinema; Paparazzi mostrava come il cinema fosse diventato anche un fenomeno sociale e mediatico; questo nuovo libro restringe invece l’inquadratura fino al primo piano di un solo uomo. Dunque, non soltanto un’epoca, ma un volto. Non più il semplice mito, ma la sua fragilità.
Il merito di questo racconto è di non essere una nuova biografia, ma di concentrarsi su un momento preciso della vita di Totò, costruendo un ritratto essenziale e coerente con la ricerca che Piccolo sta portando avanti da alcuni anni sul rapporto tra cinema, immagini e memoria.
Rimane la domanda: quando un artista viene finalmente riconosciuto dalla critica, è davvero all’inizio della sua immortalità oppure ha già iniziato, lentamente, il percorso che lo porterà a essere ricordato soltanto dagli storici?
Le immagini possono sopravvivere a chi le ha create; la memoria, invece, ha sempre bisogno di qualcuno disposto a guardarle ancora.
Federico Emmi
Scheda del libro
Titolo: Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò
Autore: Francesco Piccolo
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno di pubblicazione: 2026
Data di uscita: 14 aprile 2026
Pagine: 128
Formato: cartonato
Prezzo di copertina: 16,00 euro
ISBN: 978-88-06-27343-9