Revelation: Lorenzo Meloni in mostra a Palazzo Esposizioni Roma

A prima vista potrebbe essere un’immagine di guerra. Una colonna bianca si alza violentemente tra gli alberi, occupando quasi interamente il cielo. Ma quella fotografata da Lorenzo Meloni a Vonges, in Francia, non è l’esplosione di un attacco, è un test di detonazione subacquea, un esperimento controllato per verificare gli effetti e la resistenza dei materiali esplosivi sotto la superficie dell’acqua. La differenza è sostanziale, eppure l’immagine conserva qualcosa di ambiguo. La violenza che per oltre un decennio Lorenzo Meloni ha fotografato nei territori di guerra sembra essere ancora lì, ma questa volta si trova all’interno di uno spazio costruito per studiarne, misurarne e controllarne gli effetti.

È attraverso questa ambiguità che si può provare a entrare in Revelation, il progetto fotografico di Lorenzo Meloni in mostra dal 3 luglio al 2 agosto a Palazzo Esposizioni Roma. Realizzata da EMERGENCY e curata da Giulia Tornari con l’Associazione Culturale Zona, la mostra riunisce immagini nate da una ricerca che ha portato il fotografo italiano, membro di Magnum Photos, ad attraversare diversi paesi europei e a entrare in luoghi spesso difficilmente accessibili: infrastrutture energetiche e militari, laboratori scientifici, siti industriali e territori trasformati dall’intervento umano.

Per anni il fotografo ha lavorato in Medio Oriente, Nord Africa e Asia, documentando alcuni dei principali conflitti del ventunesimo secolo. Yemen, Iraq, Afghanistan, Siria, Libano e Libia sono stati al centro di una ricerca che non ha mai guardato alla guerra soltanto come evento, ma come parte di processi storici, politici e culturali più ampi. Con Revelation il campo di battaglia scompare dalle immagini, ma non necessariamente dalla sua ricerca.

FRANCIA. Novembre 2023. Modane. © Lorenzo Meloni

A Modane, in Francia, Lorenzo Meloni fotografa l’interno della galleria del vento di ONERA. Le strutture originarie furono avviate nel 1942 durante l’occupazione nazista e trasferite in Francia dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi il sito viene utilizzato per test aerodinamici su velivoli civili, jet militari, missili e lanciatori, compresi programmi nucleari militari francesi. Nell’immagine, però, tutto questo non è immediatamente visibile, lo spazio appare quasi irreale, un’architettura difficile da collocare nel tempo. Passato e futuro, ricerca civile e tecnologia militare convivono nello stesso luogo.

GERMANIA. Novembre 2023. Krümmel. © Lorenzo Meloni

In Germania, l’assemblaggio delle barre di combustibile nel nocciolo del reattore della centrale nucleare di Krümmel diventa una composizione geometrica quasi astratta. L’infrastruttura perde momentaneamente la propria funzione riconoscibile e si trasforma in ordine, ripetizione, forma. Solo la didascalia ci permette di riconoscere ciò che stiamo guardando.

I luoghi fotografati hanno funzioni precise, spesso altamente specializzate, ma il fotografo non sembra interessato a trasformare la fotografia in una semplice spiegazione del loro funzionamento. Isolate dal proprio contesto, queste strutture diventano difficili da decifrare. La didascalia fornisce informazioni, ma non esaurisce l’immagine. Prima guardiamo, poi sappiamo. Quando sappiamo, torniamo inevitabilmente a guardare.

Il titolo stesso del progetto nasce dal greco apokálypsis, “svelamento”, e richiama l’idea di rendere visibili relazioni e processi che spesso rimangono nascosti: tra innovazione e potere, ricerca e applicazioni militari, produzione energetica e territorio, sviluppo tecnologico e sfruttamento delle risorse. Le immagini, però, resistono a una lettura troppo semplice. Non costruiscono una netta opposizione tra uomo e natura, né sembrano proporre una visione della tecnologia come forza esclusivamente distruttiva. I laboratori sono anche luoghi di conoscenza, le infrastrutture producono energia, i giardini botanici conservano biodiversità. La stessa ricerca scientifica può aprire possibilità e, allo stesso tempo, generare nuovi strumenti di potere. Le contraddizioni non appartengono a mondi separati, ma convivono negli stessi sistemi.

Questa difficoltà nel separare le cose costituisce uno degli aspetti più interessanti del progetto.

Le infrastrutture possono allora essere guardate anche come una sorta di monumenti del nostro tempo. Un tempo le civiltà costruivano opere destinate a durare e a rappresentare l’idea che avevano di sé stesse. Oggi molte delle strutture che meglio raccontano il nostro presente non sono state costruite per essere guardate. Centrali energetiche, laboratori, satelliti, sistemi radar e infrastrutture militari esistono innanzitutto per funzionare, ma per rimanere lontane dalla nostra esperienza quotidiana, nonostante siano fondamentali per il mondo in cui viviamo.

Guardarle attraverso la fotografia significa allora provare a osservare il presente anche attraverso ciò che stiamo costruendo. Come se queste strutture fossero già tracce attraverso cui qualcuno, un giorno, potrebbe cercare di capire chi eravamo.

Il controllo delle risorse, dell’energia e delle tecnologie è, secondo EMERGENCY, profondamente intrecciato alle forme di dominio che continuano ad alimentare guerre e instabilità. In questa prospettiva la mostra entra in dialogo con il lavoro dell’organizzazione e con la campagna R1PUD1A, nata per riportare al centro del dibattito pubblico l’articolo 11 della Costituzione italiana e il principio secondo cui «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Ma Revelation non mostra una guerra. Non ci sono fronti, combattimenti o città distrutte. Ci sono una detonazione controllata, una galleria del vento, il nocciolo di un reattore, una serra tropicale, una strada interrotta dalla lava. Luoghi apparentemente lontani tra loro che, accostati, iniziano a raccontare qualcosa del modo in cui costruiamo, trasformiamo e immaginiamo il presente.

Probabilmente, lo svelamento evocato dal titolo avviene proprio qui, non nella promessa che una fotografia possa spiegare sistemi complessi, ma nella possibilità di creare relazioni tra ciò che normalmente osserviamo separatamente, di guardare le strutture che abbiamo costruito e chiederci non soltanto a che cosa servono, ma che cosa raccontano di noi.


Per ulteriori informazioni:

Palazzo Esposizioni Roma – Sala Fontana

Via Milano 13 – Roma

www.palazzoesposizioni.it

Orari: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00 – lunedì chiuso

Silvia Donà