Dina Alfasi e lo sguardo “passeggero”

La migliore macchina fotografica è quella che hai sempre con te.
Questa vecchia ma sempre attuale citazione ha di fatto previsto ciò che in passato non era così scontato.

Oggi scattare fotografie è alla portata di tutti proprio perché ogni smartphone ne ha la possibilità, e ognuno di noi potenzialmente ha l’opportunità di raccogliere immagini in ogni momento.

Ma quanti di noi lo fanno consapevolmente e non in modo distratto e meccanico?

©Dina_Alfasi

Dina Alfasi è una donna israeliana che ogni giorno utilizza i mezzi pubblici, autobus e treni, per recarsi sul posto di lavoro. Circa dieci anni fa ha iniziato a ritrarre sconosciuti per gioco, come passatempo nel percorso casa-lavoro, per poi accorgersi che il suo sguardo diveniva sempre più curioso, favorito dalla fotografia, che appunto lo smartphone semplifica per velocità e discrezione.

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Persone assorte nei propri pensieri, che alla mattina si devono ancora svegliare, chinati sui libri o sullo schermo del proprio telefono. Sguardi che osservano il paesaggio esterno, che si perdono oltre le nuvole al di là del finestrino, occhi che sognano, riflettono, volano. Tantissime le storie da raccontare.

©Dina_Alfasi

La ricerca di Dina è ispirata dalla quotidianità e forte della sua grande sensibilità e abilità fa emergere la magia dei gesti semplici. Invita ad entrare nell’intimità degli sguardi riuscendo a condividerne la profondità e la vulnerabilità. Ci rende partecipi e a volte autori delle storie che si celano dentro alle persone. Si compie così un forte coinvolgimento empatico grazie all’immedesimazione ed alla familiarità a cui le sue fotografie invitano.

©Dina_Alfasi

La fotografa israeliana ha vinto moltissimi premi internazionali e ha avuto varie menzioni fra cui IPPA (Iphone Photography of the Year), MPA (Mobile Photography Award), Mobile Photography Prize, IWD (International Women’s Day) ed altri.

Abbiamo raggiunto Dina per una breve intervista.

©Dina_Alfasi

Qual è la tua personale storia della fotografia?
Il mondo della fotografia è diventato uno stile di vita e un’arte solo dal momento in cui la macchina fotografica digitale e gli smartphone sono usciti sul mercato. Non ho studiato fotografia, sono un’autodidatta che grazie all’esperienza ha raggiunto buoni risultati.

©Dina_Alfasi

Come è nato il tuo interesse nel fotografare le persone e come si è sviluppato nel tempo?
All’inizio era solo un metodo per passare il tempo del viaggio in treno o in autobus. Lentamente le persone mi hanno incuriosito sempre di più e ho iniziato a cercare situazioni particolari e a catturarle con l’obiettivo della macchina fotografica. Questa attività è diventata una parte significativa della mia vita.

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Quanto è importante l’uso dello smartphone nei tuoi progetti fotografici?
I momenti che catturo non potrebbero essere documentati con una macchina fotografica tradizionale. L’iPhone è piccolo, discreto e non attira l’attenzione. Ognuno è immerso nel proprio smartphone e non bada a me, quindi la familiarità con questo apparecchio mi dà la possibilità di documentare momenti autentici.

©Dina_Alfasi

I mezzi pubblici sono un set fotografico perfetto, la luce che proviene di lato rende il soggetto molto espressivo. Quanto è utile saper leggere le situazioni prima di fotografare?
Wow! La luce è la cosa più importante per me. Prima mi guardo intorno e controllo dove entra la luce naturale e la sua intensità, e solo allora inizio a fotografare. La luce è l’elemento fondamentale che fa la differenza tra una buona foto e una grande foto!

©Dina_Alfasi

Le tue immagini hanno la capacità di fermare l’attimo e di renderlo sospeso. In questo modo l’osservatore è invitato ad identificarsi. Qual è il segreto?
Cerco persone e situazioni che mi facciano fermare e chiedere: qual è la loro storia? Cerco allora di tradurre questa sensazione in immagini, raccontare la storia di un personaggio in un unico scatto e trasmettere un’emozione.

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Nonostante un’apparente semplicità, le tue immagini restituiscono la profondità e complessità della situazione umana. In queste situazioni, in treno o in autobus, il tuo progetto appare addirittura un’indagine sociologica.
Mi sembra di immortalare momenti che fanno parte di una documentazione storica del periodo in cui viviamo. Come nella vita, il bello dei trasporti pubblici è che ogni giorno è diverso da quello prima. Ho così la possibilità di incontrare persone di età e provenienza totalmente differenti. Non è mai noioso e sono felice che ancora oggi sia sorprendente e intrigante per me.

©Dina_Alfasi

Quale consiglio ti senti di dare a chi fotografa con lo smartphone per ottenere immagini più incisive e meno banali?
Prima di tutto cercate la luce più particolare ed interessante e imparate come essa influisce sulla fotografia e sulla scena in modi diversi. Prendetevi il tempo di osservare con attenzione, siate pazienti e non abbiate paura di sperimentare con la fotografia, praticate stili diversi.
Ma soprattutto, godetevela e divertitevi!

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Mirko Bonfanti