Festival della Fotografia Etica: storie da tutto il mondo

Il 22 e 23 Ottobre saranno gli ultimi giorni utili per visitare quello che è diventato a tutti gli effetti uno degli eventi di fotografia più importanti del panorama italiano, ossia il Festival della Fotografia Etica di Lodi. Giunto alla tredicesima edizione, si conferma come un appuntamento fisso nel calendario degli appassionati e degli addetti ai lavori.

Le motivazioni di un simile successo sono da ricercare principalmente nel grande lavoro degli ideatori in sinergia con le autorità locali volte al coinvolgimento totale della città , la presenza di progetti fotografici di qualità, l’organizzazione strutturata, supportata da numerosi volontari, la diffusione delle mostre in numerosi spazi prestigiosi.

A questa edizione hanno partecipato ben 741 fotografi da tutto il mondo con circa 850 lavori fotografici.
La giuria – Chloe Coleman photo editor del Washington Post, Gloria Crespo MacLennan di El País, photo editor e giornalista, Aldo Mendichi ed Alberto Prina ideatori e coordinatori del Festival della Fotografia Etica – ha dovuto come sempre raffrontarsi con numeri importanti di partecipazione al concorso.
La selezione finale ha permesso a circa 100 fotografi di entrare a far parte delle oltre 20 mostre di progetti inediti, esposte negli spazi più prestigiosi della città di Lodi.

Il focus principale del festival rimane il premio World Report Award Documenting Humanity – composto da cinque sezioni – che premia la forza, l’originalità e l’impegno dei fotografi nel portare ai nostri occhi grandi o piccole storie, che riguardano l’uomo e le vicende sociali che lo vedono protagonista.

I vincitori di quest’anno sono:
Felipe Fittipaldi con il reportage Eustasy, per la sezione Master Award;
Alessio Mamo con il reportage Uncovering Iraq, menzione speciale per la sezione Master Award;
Line Ørnes Søndergaard con il reportage The Split – A Brexit Love Story per la sezione Spotlight Award;
Isabella Franceschini con il reportage Becoming a Citizen per la sezione Short Story Award;
Valentin Goppel con il reportage Between the Years per la sezione Student Award;
Tom Fox con l’immagine Weddings per la sezione Single Shot Award;
Julia Gunther con l’immagine Saskia, River Nymph, menzione speciale per la sezione Single Shot Award.

Le sezioni che completano il nutrito palinsesto del festival sono numerose. Uno sguardo sul Mondo, lo Spazio Approfondimento, lo Spazio No Profit e Le vite degli altri.

Per districarsi fra la lunga lista di mostre ed appuntamenti, e considerato la notevole notevole affluenza e partecipazione negli ultimi giorni del festival, vi suggerisco quali sono i progetti fotografici da non perdere.

La precedenza va data sicuramente ai vincitori del World Report Award presenti tutti a Palazzo Barni, a cominciare proprio da Felipe Fittipaldi, fotogiornalista di Rio de Janeiro, che ha alle spalle collaborazioni con le più importanti pubblicazioni mondiali. Nel 2018 è stato selezionato dalla World Press Photo Foundation per il 6×6 Global Talent Program. Nel 2020 ha ricevuto il grant National Geographic Explorer e il suo lavoro è entrato a far parte della collezione della Biblioteca nazionale di Francia (BnF).

A Lodi espone il suo “Eustasy” un lavoro intimo ed intenso, una indagine sull’erosione delle coste della città brasiliana di Atafona, della precarietà della vita delle comunità che la abitano. Le immagini della serie hanno una atmosfera grigia, precisa scelta stilistica, per sottolineare il carattere malinconico e quasi rassegnato dei protagonisti di questo lento ed inesorabile declino ambientale.

Line Ørnes Søndergaard, fotografa norvegese, insegna Visual Storytelling nel corso di fotogiornalismo presso l’Università di Oslo ed ha lavorato in ambito televisivo e nella realizzazione di film e documentari. Con il suo “The Split – A Brexit Love Story” racconta, tramite le storie di singoli, il delicato momento dell’uscita dall’Unione Europea da parte del Regno Unito. La sua è una narrazione complessa che approccia i temi dell’appartenenza, dell’abbandono e dell’identità, e lo fa con uno stile sussurrato e personale, a cavallo fra l’autorialità e la documentazione vera e propria.

Nello Spazio Ong presso il Museo Paolo Gorini non va assolutamente perso il lavoro di Sebastian Gil Miranda per Na Ponta dos Pés (In punta di piedi), organizzazione no-profit con sede in una delle favelas di Rio de Janeiro. Attraverso la danza e altre attività educative, artistiche, culturali e sportive, l’organizzazione si pone l’obiettivo di permettere alle ragazze un riscatto sociale. Sebastian, fotografo documentarista, regista e artista visivo, ci accompagna in uno dei luoghi più difficili e pericolosi di Rio, raccontandoci con semplicità e sensibilità una storia di tenacia e speranza.

Nello Spazio Le Vite degli Altri presso palazzo Modignani, sono ben tre le mostre da non perdere.

Il fotografo canadese Tim Smith documenta la vita nelle praterie da tredici anni, fotografando gli Hutteriti, anabattisti pacifisti del Canada e Stati Uniti, che vivono in comunità dove tutto viene condiviso, in completo isolamento dal mondo. Con “In The World But No Of It” descrive uno dei modelli di vita comunitaria di maggiore successo nella storia moderna. Una delle sue fotografie è stata scelta come immagine copertina del festival.

Artemide” di Erika Pezzoli ci riporta in Italia e più precisamente in Valle d’Aosta per farci conoscere la storia di Carola, la prima donna della sua famiglia ad avere la licenza di caccia ed una della pochissime cacciatrici della regione. La narrazione delicata, attenta e mai urlata, ci parla del ruolo naturale di predatore dell’essere umano, delle sue abitudini secolari, dei rituali ancestrali e della ciclicità della natura. Potete approfondire il lavoro di Erika grazie a questa nostra intervista.

Il fotografo russo Misha Maslennikov con il suo progetto “The Don Steppe“, celebra la vita nelle steppe nella sua quotidianità, con un bianco e nero dal sapore neorealista e visionario.

Nello Spazio Uno Sguardo Sul Mondo presso il Palazzo della Provincia, sono esposte delle gigantografie di grande impatto e coinvolgimento in collaborazione con Agence Frence-Press (AFP), che riguardano tematiche di estrema attualità. Le fotografie di Aris MessinisOne War Too Many“, documentano con efficacia il conflitto in Ucraina e mentre una selezione di immagini di fotogiornalisti AFP raccontano la ripresa del potere dei Talebani in Afghanistan col progetto “Veil Comes Down on Afghanistan“.

Una novità di rilievo di quest’anno è la presenza ufficiale dello Spazio World Press Photo, con quasi 150 immagini ospitate presso lo spazio Bipielle Arte. Lodi assume quindi connotati ancora più internazionali, diventando una delle 100 tappe del tour espositivo del più importante concorso di fotogiornalismo del mondo.

Buona visita!

Mirko Bonfanti