月日は百代の過客にして
Matsuo Bashō
Negli ultimi anni il panorama editoriale italiano ha assistito a un fenomeno tanto evidente quanto significativo: la crescente presenza della letteratura giapponese sugli scaffali delle librerie. Un’espansione che non si è limitata all’arrivo di nuovi autori contemporanei, spesso accompagnati da un forte successo commerciale e da una circolazione favorita dai social network, ma che ha coinvolto anche opere e scrittori appartenenti a stagioni più lontane della narrativa nipponica.
La letteratura giapponese ha progressivamente superato la dimensione della curiosità esotica o della nicchia per appassionati, conquistando uno spazio stabile nel mercato editoriale italiano. Accanto ai nomi ormai familiari al pubblico occidentale — da Haruki Murakami fino a nuove voci capaci di intercettare lettori più giovani — gli editori hanno rivolto crescente attenzione anche ai classici, recuperandoli attraverso nuove traduzioni, ristampe e progetti editoriali capaci di ripensarne la presentazione.
Tra le realtà più attive in questo processo figurano editori storici come Adelphi, Garzanti, Feltrinelli, Rizzoli ed Einaudi, accomunati dall’aver riconosciuto e accompagnato un interesse in continua crescita.
A favorire questa diffusione non sono stati soltanto i cataloghi editoriali, ma anche figure culturali capaci di costruire un dialogo costante tra Italia e Giappone. Scrittrici come Laura Imai Messina, attraverso romanzi e attività divulgativa, hanno contribuito a rendere più accessibile al pubblico italiano una sensibilità culturale fatta di rituali quotidiani, memoria, silenzi e relazioni umane. Accanto a lei, traduttrici e studiose come Antonietta Pastore hanno svolto un lavoro altrettanto importante, accompagnando i lettori dentro opere e immaginari complessi e contribuendo a creare quella familiarità culturale che oggi permette anche agli autori classici di trovare nuovi spazi e nuovi lettori.
Per lungo tempo, però, la letteratura giapponese in Italia ha abitato territori più raccolti, rivolgendosi soprattutto a studiosi, appassionati e lettori particolarmente curiosi verso l’Oriente. Prima dell’attuale diffusione capillare, trovare narrativa giapponese nelle librerie italiane significava spesso affidarsi a cataloghi editoriali che, con costanza e una certa dose di lungimiranza, avevano scelto di investire su autori lontani dalle logiche del mercato dominante.
In questo percorso un ruolo significativo lo ha avuto Marsilio che, attraverso la collana Letteratura Universale Marsilio, ha proposto con continuità opere provenienti dalla tradizione letteraria giapponese, spesso appartenenti ai secoli passati, quando l’interesse diffuso verso questi autori era ancora lontano dall’affermarsi. Una scelta editoriale che oggi appare quasi anticipatrice.
Accanto ai fenomeni più recenti emerge però anche un altro aspetto: il ritorno ai grandi classici riconosciuti della letteratura giapponese. In un momento in cui il mercato editoriale sembra spesso orientarsi verso opere capaci di intercettare rapidamente sensibilità e tendenze contemporanee, la presenza stabile di autori entrati nella storia della letteratura ricorda che successo commerciale e valore letterario non coincidono necessariamente.
Un caso emblematico è quello di Yasunari Kawabata, premio Nobel per la Letteratura nel 1968, autore la cui opera sta vivendo una nuova stagione editoriale nel nostro Paese. I suoi libri sono tornati a circolare attraverso ristampe e nuove edizioni che non recuperano soltanto testi fondamentali del Novecento, ma ne ripensano anche la veste estetica, nella consapevolezza che il libro continui a essere un oggetto culturale capace di comunicare anche attraverso la forma.
Particolarmente significativo, in questo senso, è il lavoro realizzato da Mondadori per la nuova uniform edition degli Oscar dedicata a Kawabata. Il progetto grafico si affida a illustratori e grafici giapponesi con l’obiettivo di restituire maggiore coerenza culturale alle edizioni italiane.
Accanto a Kawabata emerge anche il caso di Matsumoto Seichō, autore centrale della narrativa giapponese del Novecento, rispetto al quale Adelphi ha intrapreso un percorso editoriale altrettanto significativo. Le sue opere stanno infatti ricevendo quella cura generalmente riservata agli autori destinati a entrare stabilmente in un catalogo letterario di riferimento, superando progressivamente una collocazione legata quasi esclusivamente alla narrativa di consumo o alle sole edizioni tascabili.
Il ritorno dei classici assume oggi un significato che va oltre il recupero editoriale. In un panorama in cui la velocità della circolazione culturale e le dinamiche commerciali influenzano sempre più la selezione delle opere, leggere autori riconosciuti dalla storia letteraria significa anche confrontarsi con criteri di valore costruiti nel tempo. Vendere molto non coincide necessariamente con l’essere grandi scrittori; la permanenza delle opere, la loro capacità di attraversare epoche differenti e continuare a generare interpretazioni rappresentano ancora uno degli elementi attraverso cui una tradizione letteraria misura la propria profondità.
Se da una parte questa diffusione rappresenta un evidente arricchimento del panorama editoriale italiano, dall’altra emerge una sensazione più difficile da ignorare: quella di una possibile perdita del senso della misura.

Nel giro di pochi anni la presenza della letteratura giapponese sugli scaffali è cresciuta fino a trasformarsi quasi in una categoria editoriale autonoma, riconoscibile e fortemente spendibile sul piano commerciale. Romanzi intimisti, racconti sospesi tra malinconia e quotidianità, storie costruite attorno a piccoli rituali, librerie silenziose, caffetterie, gatti, memorie familiari o dimensioni lievemente surreali sembrano oggi trovare uno spazio privilegiato.
Parallelamente sembra essersi consolidata anche una precisa modalità di lettura e di costruzione del successo: opere che puntano sulla dimensione emotiva dell’esperienza, sulla riconoscibilità delle sensazioni, sulla capacità di generare conforto, identificazione o nostalgia.
Elementi certamente legittimi e spesso centrali nella letteratura, ma che talvolta sembrano accompagnarsi a una minore attenzione verso altri aspetti tradizionalmente fondamentali del romanzo: la qualità della scrittura, la complessità narrativa, lo sviluppo dei personaggi, la costruzione dell’architettura narrativa.
L’aspetto più problematico non riguarda naturalmente la letteratura giapponese in sé, che continua a offrire opere diversissime tra loro, ma il modo in cui una parte del mercato sembra selezionarla e proporla ai lettori, quasi che alcune coordinate emotive siano diventate sufficienti a definire un immaginario editoriale vincente. Non si tratta di mettere in discussione il valore delle opere pubblicate, quanto piuttosto di interrogarsi su quanto il mercato assecondi una domanda reale dei lettori e quanto, invece, contribuisca esso stesso a costruirla.
Proprio nel momento in cui la letteratura giapponese sembra rischiare di trasformarsi in una categoria editoriale dai contorni prevedibili, arrivano opere che invitano a compiere il percorso inverso: rallentare, allargare lo sguardo, uscire dalla sola dimensione del consumo narrativo per comprendere il sistema culturale che rende possibile l’esistenza stessa delle opere.
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 Einaudi ha pubblicato Storia della letteratura giapponese, un progetto in due volumi che arriva in un momento particolarmente significativo. Non soltanto perché intercetta un interesse ormai evidente verso il Giappone letterario, ma perché suggerisce una possibilità diversa: passare dall’entusiasmo per i singoli autori alla comprensione di una tradizione culturale ampia, stratificata, millenaria.
Una pubblicazione di questo tipo porta inevitabilmente con sé anche una riflessione più ampia. La storia della letteratura viene spesso percepita come una materia confinata agli anni della scuola e raramente recuperata nella vita adulta. Eppure, rappresenta uno degli strumenti attraverso cui una cultura conserva memoria di sé stessa, comprende le proprie trasformazioni e riconosce continuità che attraversano epoche differenti.
Il 29 maggio Gianni Antonini ha compiuto cento anni. Alla guida editoriale della Ricciardi ha contribuito a custodire una parte importante della tradizione letteraria italiana, ricordando quanto il lavoro editoriale possa avere un ruolo decisivo nella conservazione e nella trasmissione della memoria culturale.
La storia della letteratura non serve soltanto a conoscere gli autori, serve a comprendere il percorso attraverso cui una cultura costruisce sé stessa nel tempo, osservando il modo in cui forme espressive differenti nascono, si trasformano, dialogano tra loro e attraversano epoche diverse, conservando tracce del passato e producendo continuamente nuove forme culturali.
Dante Alighieri, Alessandro Manzoni e Italo Calvino non rappresentano soltanto singole opere o stagioni differenti della nostra letteratura, ma tappe di un dialogo culturale che attraversa i secoli. I classici non sono monumenti immobili da venerare, ma strumenti per comprendere il presente, riconoscendo nelle opere del passato temi, tensioni e strutture culturali che continuano a dialogare con la contemporaneità.
Applicare questo stesso approccio alla letteratura giapponese significa comprendere che chi oggi legge Kawabata, Murakami, Banana Yoshimoto o altri autori contemporanei difficilmente può cogliere fino in fondo la profondità di quella tradizione senza familiarizzare con ciò che viene prima: la poesia classica, le forme diaristiche, la narrativa di corte, le cronache storiche, la produzione medievale, le grandi tradizioni teatrali — dal nō al kabuki — e i sistemi estetici che hanno attraversato secoli di storia culturale giapponese. Ridurre la letteratura al solo romanzo significherebbe restringere artificialmente il campo di una produzione culturale sviluppata nei secoli attraverso forme differenti.


Storia della letteratura giapponese, pubblicata in due volumi, con il primo a cura di Carolina Negri e il secondo a cura di Luisa Bienati, accompagna il lettore attraverso periodi storici, forme espressive, mutamenti sociali e linguaggi differenti. Il valore dell’operazione Einaudi va però oltre la singola pubblicazione. In un momento in cui la lettura rischia talvolta di ridursi alla velocità della scoperta editoriale o all’immediatezza dell’esperienza individuale, riportare al centro la storia della letteratura significa ricordare che ogni tradizione culturale si costruisce nel tempo, attraverso continuità, rotture, influenze e trasformazioni.
Proprio in questa prospettiva Storia della letteratura giapponese assume un significato che supera il semplice interesse editoriale. L’opera si inserisce infatti in un percorso di studio e approfondimento che in Italia aveva già trovato un punto di riferimento importante nei primi anni Duemila con Letteratura giapponese, articolata nei volumi Dalle origini alle soglie dell’età moderna e Dall’Ottocento all’età contemporanea. Un lavoro costruito seguendo lo sviluppo cronologico della produzione letteraria giapponese e organizzato attraverso percorsi dedicati ai generi, alle opere e agli autori, capace di offrire strumenti fondamentali per orientarsi all’interno di una tradizione culturale complessa.
A distanza di circa vent’anni, il nuovo progetto Einaudi introduce una prospettiva differente e complementare, proponendo una vera storia della letteratura giapponese e contribuendo a restituire al lettore contemporaneo profondità storica, continuità culturali e trasformazioni che attraversano secoli di produzione letteraria nipponica.
Il valore di questi lavori risiede anche nell’autorevolezza scientifica delle studiose coinvolte — Adriana Boscaro, Carolina Negri e Luisa Bienati — e nel contributo di specialisti provenienti da differenti ambiti disciplinari.
In un momento in cui il mercato tende spesso a privilegiare la rapidità della scoperta e la dimensione emotiva della lettura, opere di questo tipo ricordano il valore dello studio lento, della contestualizzazione e della conoscenza costruita nel tempo.
Se la diffusione della letteratura giapponese in Italia ha contribuito ad allargare il numero dei lettori, il passaggio successivo potrebbe essere un altro: trasformare la fascinazione in conoscenza. Ogni tradizione letteraria, quando viene sottratta alla logica della tendenza e restituita alla sua profondità storica, cessa di essere un fenomeno editoriale da osservare e torna a essere ciò che realmente è sempre stata: una forma di conoscenza del mondo.
Federico Emmi