The Perimeter: un cammino lungo cinque anni

Molto tempo fa un saggio maestro mi disse che la fotografia è essenzialmente una pratica meditativa da svolgersi in numero dispari inferiore a tre.

Non lo stesso maestro evidentemente, ma presupposti simili hanno portato Quintin Lake, fotografo inglese, con il progetto dal nome inequivocabile The Perimeter, a percorrere undicimila chilometri a piedi, lungo tutta la costa della Gran Bretagna per indagare, tramite il mezzo fotografico, il territorio della sua nazione.

Partito il 17 Aprile 2015 dalla cattedrale di St Paul a Londra ed arrivato lo scorso 15 Settembre sempre nello stesso luogo, Quintin ha percorso in senso orario la costa inglese, in cinque anni, camminando per circa tre mesi all’anno, con distanze giornaliere tra i venti ed i quaranta chilometri, campeggiando nelle aree più selvagge ed alloggiando in semplici pensioni nelle aree urbane.

È stato possibile inoltre seguire il progetto sul sito theperimeter.uk che Quintin ha tenuto aggiornato ad ogni tappa, integrando dati tecnici del cammino, addirittura il peso di ogni singolo oggetto che componeva la sua attrezzatura, oltre ad una selezione di fotografie, in rigoroso formato quadrato.

© Quintin Lake dal sito theperimeter.uk
© Quintin Lake dal sito theperimeter.uk

Sullo stesso sito si legge una citazione provocatoria, ma che ben si adatta alla filosofia di The Perimeter, di Oscar Wilde che recita: “Sono solo le persone superficiali che non giudicano dalle apparenze. Il vero mistero del mondo è il visibile, non l’invisibile“.

Le immagini prodotte dal fotografo inglese sono spesso evocative, in apparente staticità a causa della scelta del formato quadrato, ma agevolate all’occhio da composizioni semplici e pulite, alla ricerca di un minimalismo visivo, alternate ad immagini più astratte. In perfetta armonia con la sua formazione da architetto.

Fishing huts II, Arcasaid Bheag, Ardnamurchan, Highland, Scotland. © Quintin Lake

The Perimeter ha avuto un grande seguito in Gran Bretagna, anche in ambiti non prettamente fotografici, suscitando l’interesse di radio, giornali e televisione come The Times e BBC, citandone solo alcune.

Ho raggiunto perciò Quintin per una intervista, in modo da ricevere una testimonianza viva e diretta di questo lungo ed affascinante cammino.

Lowry returns to Seaton Sands, Hartlepool © Quintin Lake

Qual è la tua personale storia della fotografia e in che modo la tua formazione ha influenzato la tuo modo di vedere?

Mi sono formato inizialmente come architetto e quando ero studente ho usato la fotografia per registrare idee per gli edifici. Ben presto mi sono reso conto che ero più interessato a considerare queste immagini come una cosa a sé piuttosto che come un metodo per registrare delle idee. Ho iniziato così la mia carriera di fotografo commerciale di architettura vent’anni fa.
Ho sempre creato immagini di paesaggio nel tempo libero per me stesso, ma dieci anni fa ho vinto un premio in una categoria del Travel Photographer of The Year, che mi ha incoraggiato a perseguire la fotografia di paesaggio come un ulteriore modo per guadagnarmi da vivere.

© Quintin Lake

Come è nato questo ambizioso progetto e come ti sei appassionato al trekking?

Quando avevo dieci anni mia madre ha avuto la brillante idea di portarmi da da John O’Groats a Glasgow (circa 280 km, ndr) in modo da abituarmi ai lunghi viaggi a piedi. Poi, quando avevo 20 anni, ho camminato da Land’s End a John O’Groats (il punto più lontano della Gran Bretagna, circa 1300 km ndr) in inverno per beneficenza. Da allora ho fatto quasi tutti i sentieri nazionali. Ho sempre camminato per svago, ma dieci anni fa ho avuto l’idea di combinarli con la fotografia. Ho camminato dalla sorgente del Tamigi fino a Londra, e le stampe di quelle immagini hanno venduto abbastanza bene da potermi permettere di farlo diventare una attività senza che restasse solo una fantasia.

Drinks on the shore, Ferring, Sussex © Quintin Lake

Camminare in solitaria permette di concentrarsi completamente su se stessi, sul territorio e sulla natura circostante. Il tuo progetto va inteso come una ricerca personale, un’indagine sul territorio oppure una miscela di entrambi?

Lo intendo principalmente come un’indagine sul territorio, poiché trovo che tutta la mia ispirazione non venga dal guardarmi dentro.
Detto questo, l’esperienza di vivere all’aperto per così tanto tempo in balia del vento, osservare il sorgere ed il tramontare del sole e percepire l’influsso della luna sugli oceani, mi ha fatto sentire parte del cosmo e mi ha cambiato profondamente. Questo ha influenzato la mia fotografia.

Gourock Outdoor Pool, Inverclyde, Scotland. © Quintin Lake

Ho scoperto che la costa britannica presenta così tante diversità in rapida successione che mi ha risvegliato e mi ha reso più facile vedere la mia terra con occhi nuovi.
La Gran Bretagna è una piccola isola ma ha una vasta linea costiera, un quarto della circonferenza del globo, ma anche una geologia e una storia molto varia, il che significa che le forme delle terre emerse, le piante, gli edifici, gli accenti e l’aspetto delle persone variano rapidamente.
Mi spingerei quasi a dire che camminare sulla costa britannica mi è sembrata una bella coreografia, per una o due settimane aveva un sapore particolare, poi quel sapore cambiava e la topografia cambiava ad ogni passo.

Barmouth Bridge at dusk, Mawddach Estuary, Gwynedd. © Quintin Lake

Ci sono stati momenti in cui hai avuto difficoltà a continuare il progetto e hai pensato di rinunciare?

Spesso ho pensato di non avere la forza di continuare.
Poi mi addormentavo, esausto, e quando mi svegliavo all’alba, con una giornata di cammino senza ostacoli davanti a me, mi rialzavo e pensavo: “Sì, posso farlo”.
Qualche volta in Scozia, in inverno, dove non vi era sentiero e con condizioni climatiche impegnative, sono caduto in ginocchio e ho pianto, disperato.
Mi sono strappato un tendine al piede vicino a Liverpool. Ho sofferto di problemi agli stinchi in Scozia e sono stato costretto a prendermi quasi sette settimane di riposo per riprendermi.
Ma il più delle volte mi sono fatto forza e sono riuscito ad andare avanti.

Dylan Thomas Boathouse, where the poet lived with his family between 1949 and 1953, Laugharne, Dyfed. © Quintin Lake

Dopo questa esperienza è cambiato il rapporto con la tua terra? Come ti hanno accolto le persone durante il viaggio?

Faccio regolarmente escursioni da quando ero adolescente, ma mi ha comunque sorpreso quanto sia selvaggia la Scozia. Spesso non incontravo nessuno per tre o quattro giorni. Anche in Inghilterra, lontano dai parcheggi e dalle zone di passaggio, era sorprendentemente tutto tranquillo.
In Northumbria, terra incredibilmente bella, ho incrociato a malapena delle persone. C’è una differenza tangibile tra la Scozia e l’Inghilterra per quanto riguarda l’ospitalità. Ho campeggiato per la maggior parte del tempo e in Inghilterra dovevo letteralmente nascondermi!
In Scozia le cose sono state nettamente diverse. Il primo contadino che ho incontrato mi ha fatto un cenno – pensavo mi avrebbe rimproverato, ma voleva solo darmi dei consigli su come attraversare la sua terra. Mi ha anche offerto dell’acqua. Mi sono completamente innamorato della Scozia, anche più di prima. Come escursionista senti che è davvero la tua terra. Per me è stato più triste lasciare la Scozia che finire il viaggio.

M5 Exe Viaduct III, Devon. © Quintin Lake

Quali motivi ti hanno spinto alla scelta del formato quadrato?

Ho scelto il formato quadrato perché funziona bene con le astrazioni geometriche che mi interessano. Volevo un formato unico per tutte le immagini di questo progetto e che si legassero insieme con più facilità, dato che le immagini sono molto diverse. Dopo cinque anni con questo vincolo non vedo l’ora di tornare al il rettangolo!

Anthorn Radio Station II, Cumbria. © Quintin Lake

Hai un aneddoto curioso da raccontarci che ti è successo nel corso del cammino?

Il regista Ridley Scott si è ispirato al paesaggio industriale di Teesmouth per la scena di apertura di Bladerunner. Stavo fotografando le raffinerie di petrolio e le industrie chimiche di notte, e mi sono accampato su un pezzo di terra nelle vicinanze, visto che avevo avuto una lunga giornata. La mattina dopo sono stato svegliato nella mia tenda dalla polizia della centrale nucleare di Teesmouth. Dopo le spiegazioni di rito, tutto si è concluso con risate e sorrisi fortunatamente!

Silken Sea III, Portling Bay, Dumfries and Galloway, Scotland. © Quintin Lake

La penisola del Rhins, in Scozia, è di una bellezza disarmante, con campi verdeggianti che terminano in drammatiche scogliere di granito, scoscese verso il Mare d’Irlanda. Anche se positivi da guardare, il filo spinato, le recinzioni elettriche, i campi di tori e i sentieri ricoperti di ginestre rendono il cammino lento e frustrante. In questo paesaggio incontro l’ottantenne contadino Hughes che stava nutrendo delle mucche. Sulla sua terra, che un tempo ospitava sette persone e che lavoravano con lui, ci sono molti campi abbandonati. Oggi gestisce la fattoria per lo più da solo perché “Tutti i giovani se ne vanno dopo la scuola” . “Non devo più arruolarmi nell’esercito o altro”, scherza quando gli chiedo di fargli una foto.

Digging for bait, Gann Beach, Pembrokeshire. © Quintin Lake

Ora che il progetto è finito, quali forme prenderà tutto il materiale che hai prodotto?

Anche se il progetto è finito ho ancora oltre duecento giorni di foto da modificare, nel frattempo continuo a vendere stampe d’autore che produco io stesso. Al momento sono in contatto con degli editori, penso che il primo passo sarà un libro di narrativa e successivamente la produzione di un libro fotografico. Quando tutte le foto saranno editate mi piacerebbe fare una mostra.

Robin Rigg Wind Farm and the Cumbrian fells from Balcary Point, Dumfries and Galloway, Scotland. © Quintin Lake

Per vedere tutte le immagini del progetto: theperimeter.uk 
Per contattare l’autore: @quintinlake

Mirko Bonfanti