L’irrinunciabile preziosità della stampa fine art: intervista allo stampatore Luca Setti

La fotografia, nella sua evoluzione digitale, ha portato con se indiscutibili vantaggi, il più grande dei quali è senza alcun dubbio la democratizzazione della pratica stessa. Successivamente, con l’irruzione dei servizi social e di messaggistica nella vita di ognuno, la fotografia è diventata parte del linguaggio quotidiano, andando, a volte, a sostituire persino la parola scritta.

La bulimia quotidiana di immagini – divenute ormai aridi bits – ha indotto una alterazione nella fruizione delle immagini stesse, proprio a causa della smaterializzazione subita dalla fotografia (ne abbiamo scritto qui).

Non abbiamo quasi più ricordi stampati ed affidiamo a supporti digitali ogni nostra visione e momento prezioso, con il pericolo di non avere più la possibilità un giorno di recuperare le nostre immagini, perché nella memoria di uno smartphone guasto oppure perché salvate in un servizio cloud non più raggiungibile.

Sono anni ormai che gli esperti lanciano accorati avvisi ai fotografi, allo scopo di riportare alla materia la fotografia tramite la stampa, operazione necessaria con l’analogico di un tempo per visionare i risultati degli scatti.

Un segnale incoraggiante arriva dal ritorno della fotografia analogica e della fotografia istantanea, sempre più praticata soprattutto dalle nuove generazioni che sentono il bisogno produrre di tracce tangibili e concrete delle loro esperienze.

Su questi argomenti ci siamo perciò confrontati con uno stampatore professionista ma anche fotografo.

Luca Setti, emiliano classe 1980, scopre la passione per la fotografia nel 2006. Si forma da autodidatta, maturando competenze sia in ambito analogico che digitale. Nel 2011 acquista la sua prima stampante digitale a getto di inchiostro. L’interesse per la stampa diventa una passione che lo porta a stampare per i suoi primi clienti. Nel 2013 diventa Adobe Certified Expert. All’attività di stampatore affianca l’insegnamento, tenendo corsi di fotografia digitale, postproduzione e stampa. Nel 2020 inaugura Artlabo, il suo nuovo studio dedicato alla stampa Fine Art, con sede a Mirandola (MO) e clienti in tutta Italia. Nel 2021 lo studio diventa Laboratorio Certificato Canson Infinity.

Da fotografo porta avanti una propria ricerca fotografica, incentrata sul paesaggio suburbano in cui vive. Nella ricerca dei soggetti opera una precisa limitazione spaziale e temporale dei luoghi. Utilizza un approccio all’apparenza documentaristico per concentrarsi su elementi capaci di richiamare una realtà altra, inconscia, con il fine ultimo di esprimere le emozioni profonde e il turbamento suscitate dal paesaggio vissuto quotidianamente e le difficoltà nel realizzare una propria identità in sintonia con quanto lo circonda.

Luca, è corretto intendere per “fotografia” esclusivamente il prodotto materico finale del processo creativo, avviato da uno strumento fotografico?
Credo che la fotografia esista ogni volta che ci esprimiamo con una immagine, a prescindere dallo strumento che abbiamo utilizzato. L’era attuale in cui viviamo ci consente di esprimerci fotograficamente utilizzando una gamma vastissima di strumenti, dal banco ottico a pellicola allo smartphone. Detto questo, credo che gran parte della fotografia che viene prodotta oggi sia incompleta, perché troppo spesso chi fotografa non si preoccupa di un aspetto fondamentale, ovvero la fruizione delle proprie immagini. Ci si limita spesso a condividere le foto sui social o su un sito senza riflettere che il modo in cui le persone fanno esperienza delle nostre immagini influisce notevolmente sul significato e sull’impatto che le immagini trasmettono. Quando stampo una immagine posso scegliere il tipo di carta su cui stampare, le dimensioni, il supporto, il luogo stesso in cui esporle: tutti aspetti capaci di modificare l’esperienza della visione di quella immagine. E non esiste ovviamente solo la stampa, ci sono tanti modo diversi con il quale si può rendere una propria immagine fruibile. Ecco questo credo sia quello che oggi un poco manca.

L’interrogativo che nasce spontaneo dopo queste tue considerazioni è questo: che ne sarà, domani, delle nostre immagini digitali?
Siamo portati a pensare che il digitale sia infinito, incorruttibile perché appunto virtuale. Invece il progresso tecnologico mette costantemente in discussione questo concetto. Pensiamo ai DVD, che non tanti anni fa andavano di moda come supporti per l’archiviazione di dati, immagini incluse. Oggi ormai è una rarità trovare un dispositivo in grado di leggerli. Anche l’evoluzione del software rischia di rendere inaccessibili alcuni files raw perché i software in grado di leggerli non sono più supportati dai sistemi operativi. Vint Cerf, considerato uno dei padri di Internet, ha detto testualmente: “se tenete a una foto, stampatela”. Oggi la diffusione del cloud pone un ulteriore problema: le nostre foto non sono in nostro possesso ma sono ospitate da qualche parte in giro per il mondo, su un server che in aggiunta consuma costantemente energia per funzionare.

Esempio di stampa in grande formato

Alla luce di quanto emerso sopra, quanto è importante la materialità della fotografia, sia in ambito vernacolare e famigliare, sia in ambito artistico e archivistico?
Una foto stampata acquista una autorevolezza che è impossibile ottenere altrimenti. E’ proprio quando la stampiamo che quella foto prende vita, esiste. E’ sempre un piacere per me realizzare la prima stampa di un giovane autore: immancabilmente, davanti alla stampa, provano sempre stupore, come se vedessero quella immagine per la prima volta. Stampare, per quanto detto sopra, è anche importante come investimento sul futuro e come memoria, perché una stampa non ha bisogno di nessun intermediario per poter essere fruita, che non sia una fonte di luce e i nostri occhi.

Che cosa indica il termine “Fine Art” riferito ad una stampa fotografica e quando è necessario richiederla?
Partiamo dal presupposto che Stampa Fine Art non fa, purtroppo, riferimento a tecniche o processi chiaramente definiti e disciplinati, pertanto ogni laboratorio ha una sua ricetta di cosa costituisca una stampa Fine Art. Ciò detto, le due caratteristiche fondanti e comunemente accettate che definiscono una stampa fine art sono: la qualità del supporto (carta) e la fedeltà cromatica. A questi due noi ne aggiungiamo un terzo: la permanenza dell’immagine nel tempo.

Per noi una stampa fine art è la massima espressione di una immagine su carta, in termini di fedeltà cromatica, nitidezza, sfumature, utilizzando carte di grande grammatura e con superfici in grado di valorizzare l’immagine. Una stampa fine art deve inoltre essere in grado di mantenere inalterate le proprie caratteristiche nel tempo. Da test indipendenti abbiamo appurato che le nostre stampe sono in grado di mantenere inalterate le proprie caratteristiche per 140 anni.

Per ovviare alla mancanza di una definizione precisa di cosa costituisca una stampa Fine Art, alcuni tra i principali produttori di carte fotografiche hanno negli ultimi anni stabilito delle procedure di verifica del processo di stampa. Questo ha portato alla nascita di Certificazioni di Qualità. Un autore alla ricerca di uno studio di stampa può orientarsi verificando innanzitutto se lo studio è in possesso di una certificazione di qualità di questo tipo (molto riconosciute sono le certificazioni di Canson Infinity e Hahnemuhle).

Per un fotografo che debba proporsi, ad esempio, ad una lettura portfolio, produrre il proprio lavoro stampato è un’ottima presentazione. Che ne pensi?
Per esperienza ho potuto notare che il modo con il quale un autore presenta il suo lavoro, ad esempio in occasione di una lettura portfolio, influisce sulla percezione che il lettore avrà dello stesso. Un lavoro stampato e presentato con cura comunica al lettore che l’autore crede nel proprio lavoro, e ciò porta il più delle volte il lettore a dare a quel lavoro maggiore attenzione.

Come si configura il rapporto fra stampatore e fotografo, in funzione del risultato finale?
Lo stampatore contribuisce al processo creativo, dando forma finale ad un’opera. Per fare questo lo stampatore deve avere ben presente la visione e il messaggio che l’autore vuole esprimere con il proprio lavoro ed essere in grado, grazie alla propria sensibilità ed esperienza, di dare voce a quella visione in stampa. La stampa diventa così il prodotto di una sinergia tra due sensibilità. Pertanto è fondamentale costruire un rapporto basato sulla comunicazione e sulla fiducia, attraverso uno scambio aperto e costante. Lo stampatore deve inoltre essere in grado di accompagnare l’autore nella scelta del supporto più opportuno (carta) e della finitura, con l’obiettivo finale di esprimere e valorizzare i messaggio dell’immagine.

Una stampa Fine Art riesce a far emergere delle caratteristiche della fotografia che spesso sono impossibili da verificare a monitor. Nella fase di produzione di una stampa quanto sono importanti le calibrazioni organiche degli strumenti? Inoltre cosa significa essere certificati da un produttore di carte e quanto sono garantiti i supporti di stampa?
Per un autore che vuole approcciarsi alla stampa Fine Art, può essere utile innanzitutto ottenere un maggiore controllo sul proprio processo di cattura e postproduzione attraverso la calibrazione e profilazione dello schermo. Questo rende molto più semplice il passaggio in stampa in quanto l’immagine sarà probabilmente già molto vicina alla visione dell’autore. Al contrario lavorare su uno schermo non calibrato, specialmente per immagini a colori, significa operare alla cieca, con il rischio di ottenere stampe non soddisfacenti, specialmente quando ci si affida a laboratori che non fanno della comunicazione con l’autore uno dei propri punti di forza.

L’aspetto del controllo dell’immagine prima della stampa è molto importante, perché una stampa Fine Art si comporta, nei confronti di una immagine,  in modo simile a un impianto Hi-Fi con un brano musicale, ossia è rivelatrice, capace di mostrare tutte le sfumature, tutti dettagli e, di conseguenza, anche eventuali errori o imprecisioni. Anche per questo noi operiamo sempre una accurata analisi prestampa della immagine, per identificare eventuali imprecisioni o errori e risolverli prima di andare in stampa.

Potete trovare maggiori informazioni sulle attività di Luca Setti al seguente link https://www.artlabo.it/

Mirko Bonfanti

(Tutte le immagini sono pubblicate su concessione di Artlabo)