Perché scattare in analogico, oggi?

Da qualche giorno siamo entrati nel 2022, l’anno che preannuncia l’arrivo di importanti cambiamenti e nuovi trend in ambito tecnologico e digitale. Auricolari wireless, smart watch, macchine ibride, assistenti virtuali e…e con tutto questo tripudio di avanguardia e innovazione, c’è davvero ancora qualcuno che scatta in analogico, oggi? 

Sembra paradossale, ma sì: oggigiorno la quantità di persone che praticano attivamente questa passione è molto ampia, addirittura in crescita, soprattutto tra i giovanissimi. Vuoi per il fascino vintage che il bianco e nero dona alle pellicole, o vuoi forse per l’emozione di caricare ed estrarre manualmente un film nella macchina, una cosa è certa: in un mondo dove la fotografia è diventata universale e fruibile in maniera diffusa dal digitale, moltissimi sono quelli che hanno cominciato a maturare il bisogno di fare un passo indietro e ricostruire un rapporto fisico con l’immagine attraverso l’analogico.

Tuttavia, se il progresso tecnologico ci ha portati ad una condizione che vede il digitale vincere sull’analogico, ha ancora senso scattare su pellicola, oggi?

Questa domanda, che a dirla tutta è più una provocazione, può avere solo una risposta: no. Non ha nessun senso scattare in analogico oggi. Le motivazioni? Sono molteplici.

Innanzitutto, scattare in analogico è paradossalmente costoso, molto più che in digitale. Tolta la macchina fotografica in sé per sé che è effettivamente più economica rispetto ad una digitale (una buona reflex analogica la si reperisce sul mercato dell’usato facilmente tra i 100 e i 200€); tutto il resto dei materiali necessari per scattare in analogico sono estremamente costosi e, cosa più importante, sono one shot, ossia devono essere ricomprati nuovi ogni qualvolta si desideri scattare. Dalle pellicole, alle chimiche per lo sviluppo, fino alle carte per la stampa: l’elenco della spesa deve essere aggiunto al carrello ogni qualvolta si desideri scattare nuovamente, e spesso, a complicare ulteriormente la situazione, c’è il problema della reperibilità dei materiali, non sempre facili da trovare negli store fisici.

Secondo punto, scattare in analogico è estremamente rischioso. Un salto nel vuoto. Un terno al lotto. Una roulette russa. Questo perché basta un piccolo passaggio eseguito male, una frazione di secondo in cui la pellicola entra in contatto con la luce, una diluizione sbagliata durante lo sviluppo, un montaggio della pellicola errato, e voilà, un intero rullino è rovinato, sparito, perso e cancellato per sempre. E no, non c’è nessun tasto “annulla” per tornare indietro. 

Infine, scattare in analogico è altamente macchinoso. A differenza delle macchine digitali dove tutto è ottimizzato e tende alla migliore fotografia possibile, per scattare in analogico è necessario sempre fare una serie di considerazioni e calcoli prima di prendere ogni decisione di scatto. Dalla scelta della pellicola alle condizioni meteo in cui ci troviamo; dal formato della macchina fotografica alle chimiche per lo sviluppo; dalla carta da stampa all’ingranditore. 

A monte di queste prime considerazioni risulta indubbiamente chiaro che no, scattare in analogico oggi non ha alcun senso. Perché, dunque, milioni di persone al mondo continuano a farlo? Forse perché la domanda è sbagliata in partenza: forse perché al posto di domandarci se abbia un “senso” dobbiamo invece chiederci “perché” lo facciamo. Perché, quindi, scattare in analogico oggi? 

Prima motivazione: il gusto dell’attesa. In un periodo storico dove ci viene chiesto di essere veloci, efficienti e smart, la fotografia analogica sembra essere un inno alla lentezza, alla calma, all’arte di aspettare. Quando si scatta su pellicola, i risultati non possono essere visionati immediatamente, poiché frutto di un lento processo di elaborazione che sì, può essere indubbiamente snervante, ma conserva il fascino dell’attesa e del desiderio.

Seconda motivazione: più qualità, meno quantità. Uno dei vantaggi che contraddistingue la fotografia digitale è indubbiamente la possibilità di eseguire una quantità di scatti pressoché illimitata con la medesima macchina fotografica e che al contrario, per via del numero limitato di scatti che una pellicola possiede, rende la fotografia analogica piuttosto limitante. Tuttavia, non è verità assoluta che la quantità sia migliore della quantità: avere a disposizione un numero limitato di fotogrammi ha come conseguenza quella di scattare fotografie più attente, più ragionate, più pensate, andando ad impattare inevitabilmente anche la modalità di pensiero e di concepimento della fotografia stessa. 

Infine, come ultima motivazione per scattare in analogico, c’è quella del pensare in bianco e nero. Dalle pubblicità alla fermata del tram ai video sul telefonino; dai film in televisione ai banner sui siti web: i nostri occhi sono costantemente bombardati da immagini luminose da aver quasi perso la sensibilità ai colori naturali. In un universo dominato da pennellate sgargianti e sfumature brillanti, i filtri dell’analogico ci riportano in un mondo vintage facendoci riscoprire le infinite sfumature che si collocano tra i due colori più neutri che esistano: il bianco e il nero, ricordandoci che esistono infinite possibilità di combinazioni e che sta solo a noi, che possediamo l’occhio del fotografo, andare a scovarle, sperimentarle e catturarle attraverso le nostre macchine fotografiche. 

Chiara Cagnan

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