Ren Hang: la poesia si mette a nudo

Visitabile dal 13 settembre al 29 novembre 2020, “Ren Hang, photography” è la retrospettiva che la Fondazione Sozzani presenta a Milano in occasione del trentesimo anniversario della Galleria Carla Sozzani. Le oltre ottanta fotografie, unitamente a video-documenti, libri e riviste, raccontano l’opera di uno dei più importanti fotografi della Cina contemporanea, scomparso nel 2017 a soli ventinove anni in circostanze tragiche.

Ren Hang, 2015 Courtesy Stieglitz19 and The Estate of Ren Hang

Ren Hang è nato nel 1987 a Changchun, nella provincia di Jilin, nel nord-est della Cina. Inizia a fotografare da autodidatta già nei primi anni del liceo. A diciassette anni si trasferisce a Pechino per studiare pubblicità, ma, ispirato da Shūji Terayama, artista e fotografo dell’avanguardia giapponese, abbandona l’università per dedicarsi completamente alla fotografia.

Ren Hang for Elsewhere, 2014 Courtesy Fondazione Sozzani

Utilizza in modo quasi ossessivo macchine fotografiche 35mm dotate di flash integrato, compatte, semplici ed estremamente economiche, che confessa rompere di frequente. Le sue prime fotografie risalgono al 2007 quando ritrae il suo compagno di stanza, nudo nell’intimità delle mura domestiche. Ben presto riceve sempre più richieste da coetanei, amici ed ammiratori, che si offrono come soggetti. Dopo i primi anni di attività, dove dichiara con leggerezza di essere sospinto da una sorta di divertimento ed eccitazione nell’atto fotografico, una volta raggiunta la fama internazionale inizia a riflettere profondamente sul significato delle proprie opere.

© Mirko Bonfanti

La fotografia di Ren Hang indaga l’uomo ed il suo corpo, la sua vulnerabilità, la sua bellezza.
Una poetica permeata di mistero, che si interroga sulla fragilità dell’esistenza, lontano da concetti intellettuali, aliena alla trasgressione fine a se stessa. Priva di qualsiasi traccia di pudore o seduzione, mette in relazione i sogni, le paure e la solitudine delle giovani generazioni cinesi in modo esplicito ed ironico. Esplora l’essenza della natura umana piuttosto che la sessualità.

© Mirko Bonfanti

Il nudo ha carattere centrale nelle sue produzioni perchè, come racconta lo stesso Ren “gli esseri umani vengono al mondo nudi, quindi il corpo nudo rappresenta la versione originaria delle persone. Fotografando i nudi, si coglie l’esistenza più reale e autentica”.

Ren Hang, 2014 Courtesy Stieglitz19 and The Estate of Ren Hang

L’uso brutale del flash diretto contro i corpi nudi e lattiginosi, genera un’atmosfera surreale di forte impatto visivo. La sovrapposizione e gli incastri di corpi e gesti concorrono all’astrazione delle figure. Gli animali, la frutta e le piante, fanno parte di una iconografia ben riconoscibile nella cultura occidentale.

Ren Hang, 2015 Courtesy Stieglitz19 and The Estate of Ren Hang

Dal comunicato stampa si legge che “le sue fotografie sono dolorosamente provocatorie, a volte sognanti e surreali, con una forte resa grafica.
Richiama immagini iconiche come Ofelia morente nel fiume circondata da ninfee o Leda e il cigno, con un vocabolario visivo che attinge spontaneamente all’astrazione, al surrealismo, al dada e alla fotografia storica”.

© Mirko Bonfanti

Nonostante il severo regime della Repubblica Popolare Cinese, in cui i nudi e l’editoria indipendente, in particolare l’autopubblicazione, sono considerati illegali, Ren Hang non considerava il suo un lavoro “politico”.
Lo si evince da una sua dichiarazione in cui afferma che “non considero il mio lavoro come un tabù, perché non penso tanto al contesto culturale o politico… Non è mia intenzione sfidare i limiti, faccio semplicemente ciò che mi viene naturale”.

© Mirko Bonfanti

Ren Hang redisse anche un diario di poesie in mandarino, riportate sul suo blog personale “My depression”, aggiornato giornalmente, e pubblicate per la prima volta in inglese dall’editore BHKM di Hong Kong, con il titolo “Word or two” nel 2017.
Fu proprio la depressione, che lui chiamava affettuosamente “My dog”, a spingerlo al suicidio.

“La depressione mi seguirà sempre, proprio come il mio cane.
Ma non l’ho mai cambiato. Spero davvero che questo cane trovi un nuovo proprietario o vada a vagabondare altrove”.

Ran Hang
Ren Hang for Beauty Papers, 2016 Courtesy Fondazione Sozzani

Ren Hang ha autoprodotto quasi una ventina di libri, oggi diventati veri e propri esemplari da collezione, tra cui “Ren Hang 2009-2011” (2011) e “Son of a Bitch” (2013). Nel 2016 decide di pubblicare 12 libri, uno per ogni mese dell’anno, dedicati alla “sopravvivenza e all’amore”.

La prima casa editrice internazionale a interessarsi al suo lavoro è Edition du Lic di Oslo che pubblica nel 2013 la monografia Republic, considerata dal fotografo il suo miglior libro. Inoltre l’artista cinese Ai Weiwei fu uno dei suoi massimi sostenitori e nel 2013 lo invitò alla collettiva Fuck off 2, al Groninger Museum.

Ren Hang for Antidote, 2016 Courtesy Fondazione Sozzani

Ren Hang ha collaborato alle campagne pubblicitarie di alcuni tra i marchi contemporanei più noti, ed è stato pubblicato dalle principali riviste di moda internazionali come Antidote, Beauty Papers, Numéro China, Purple Fashion, Tank.

Nella piccola galleria posta al piano intermedio rispetto al corpo centrale della mostra, è presente una selezione di ottanta impaginati commissionati da alcune riviste internazionali di moda tra il 2014 e il 2017, insieme a rare copie cartacee e alcuni provini a contatto.

© Mirko Bonfanti

Seppur privi di quella innocente e grezza autenticità dei lavori di ricerca, nei servizi commissionati emerge inconfondibile la visione e la poetica del fotografo cinese che conduce la fotografia di moda verso nuove e inesplorate strade.

Regalo

La vita è davvero
un dono prezioso
ma penso spesso

che sia stato inviato alla persona sbagliata.

Ren Hang

Mirko Bonfanti

Ren Hang, photography
Dal 13 settembre al 29 novembre 2020
fondazionesozzani.org